Gianni Amelio, l’osservatore critico

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gianni amelioRegista italiano di fama internazionale, icona del nostro cinema al tempo della crisi, fine osservatore e narratore della società che lo circonda.
Gianni Amelio, nato il 20 gennaio 1945 in Calabria, cresce senza figura paterna, il padre infatti emigra in quello stesso anno in Argentina per raggiungere il nonno di Amelio, e da lì non arriveranno più notizie. La mancanza del padre sarà un elemento che plasmerà profondamente la sua carriera da regista, molti suoi film infatti si concentrano sul rapporto conflittuale con il genitore.

Lʼamore per il cinema sboccia nei primi anni ’60, quando Amelio si trasferì a Roma, e da lì iniziò a lavorare come operatore e aiuto regista con alcuni dei più celebri autori del panorama italiano, come Gianni Puccini e Vittorio de Sica.
Il suo battesimo alla regia avviene nel 1970 con una pellicola realizzata per la Rai La fine del gioco e altre opere televisive che lo lanciano nel panorama cinematografico del nostro paese.

La svolta arriverà nel 1982, quando riuscirà finalmente a entrare in un circuito considerevole, grazie alla pellicola Colpire al cuore presentata alla mostra del cinema di Venezia. Un opera avanguardistica, che affronta lo scottante tema del terrorismo nell’ottica di un conflittuale rapporto tra padre e figlio. Lʼopera gli porta i consensi della critica e con quella la fama e il rispetto che il regista merita. Il suo valore viene riconfermato con il  film seguente, I ragazzi di via Pannisperna, che racconta le vicende di un gruppo di fisici degli anni trenta.

La consacrazione del regista alla fama internazionale arriva tuttavia nel 1989 con Porte Apertetratto dall’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia e superbamente interpretato da Gian Maria Volonté. Lʼopera lo incorona ad autore dal talento e arguzia eccezionali, grazie in special modo alle sue capacità di affrontare una tematica forte come la pena di morte in maniera così viscerale. La pellicola gli procura una nomination all’Oscar nel 1991 nonché un altra serie di premi.

L’occhio vigile di Amelio poi si è soffermato sui problemi quotidiani che la crisi getta all’interno della vita della gente semplice, normale. Tra le pellicole di queste genere ricordiamo LʼIntrepido del 2013, che vede come protagonista Antonio Albanese, attore da sempre stimato dal regista, tanto da spingere il regista a scrivere una sceneggiatura costruita ad hoc su di lui. Quello che ne risulta è una maschera, in realtà malinconica, che si muove in una Milano sospesa nell’incertezza e nelle difficoltà economiche frutto della crisi economica e occupazionale. Questʼultima ha fatto evolvere il concetto di lavoratore precario arrivando al “rimpiazzo”: colui il quale sostituisce a ore i lavoratori. Per lʼappunto Albanese.

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Antonio Albanese e Gianni Amelio sul set de “L’Intrepido”

In tempi più recenti il nome di Gianni Amelio non si è legato esclusivamente a qualche nuovo successo cinematografico, quanto al suo coming out. Lo ha fatto in un’intervista rilasciata a Repubblica circa un anno fa, in occasione della presentazione del suo documentario Felice chi è diverso, invitato alla Berlinale: un viaggio attraverso le vite degli omosessuali italiani dall’inizio del Novecento fino agli anni ’80, storie di uomini che sono stati giovani quando gli omosessuali non esistevano, se non in una vita clandestina.

Ma la sua dichiarazione non ha smorzato il successo e lʼinteresse della critica nei confronti di uno dei registi italiani più fecondi del nostro tempo, ma nemmeno ha destato scalpore o morbosa curiosità nei suoi confronti. Dʼaltro canto, come lo stesso Amelio dichiara,

Oggi sempre più personaggi celebri fanno coming out, io a 69 non desto tanto scalpore.

Ormai ognuno è libero di amare chi vuole, purché il primo amore resti la cultura, come per Gianni Amelio.

Alberto Selvatico per MIfacciodiCultura

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