La street art e “il ratto” di Bologna

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Roversi Monaco, Christian Omodeo e Luca Ciancabilla.

bb4Se questi nomi non vi dicono nulla allora preparatevi a sentirli nominare molto spesso nei prossimi mesi. Questi tre signori, seppur di formazione molto diversa tra loro, sono accomunati da un’apparente distanza dal mondo della street art più pura e sono i registi di un evento destinato ad aprire grandi dibattiti.
A Bologna infatti, in questi giorni è in fase di allestimento una mostra, dal titolo ancora ignoto, incentrata su quell’universo difficile da definire che risponde al nome di street art. Fin qui vi direte, niente di nuovo: questo movimento è innegabilmente al centro dell’attenzione del mondo dell’arte da diverso tempo e sempre più spesso curatori, fotografi ed esperti del settore tentano di trascinare questa forma d’arte all’interno di esposizioni museali e altri luoghi istituzionali di facile accesso e sicuro tornaconto.

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Blu & Ericailcane – Octopus

Ma la street art nasce per strada ed è sui muri delle città che essa principalmente si sviluppa. Perciò è estremamente difficile riuscire a creare un’esposizione nel senso tradizionale del termine, ecco perché l’allestimento della mostra di Bologna ha comportato quasi uno stupro dei muri della città emiliana. Le facciate dipinte di palazzi e fabbriche verranno strappate con tecniche ancora da definire, restaurate secondo il gusto degli “esperti” e portate, senza alcun accordo con l’artista che ha realizzato l’opera, all’interno del museo.
Tra gli artisti “staccati” figurano nomi affermati a livello mondiale, per ora sappiamo solo di  Blu & Ericailcane, ma non saranno i soli.

Ho avuto modo di confrontarmi con chi la street art la vive quotidianamente dipingendo sulle strade di Roma.
Premesso che molti street artist collaborano occasionalmente con le gallerie, la notizia di Bologna potrebbe produrre una frattura insanabile nei già precari equilibri tra strada e museo.

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Murale di Banksy in vendita su eBay

Un discorso è quando c’è la volontà dell’artista di creare opere nate per essere esposte in sedi istituzionali, ben diverso è decontestualizzare un’opera che trova la sua forza nel rapporto con l’ambiente urbano, sociale e architettonico che l’artista ha scelto come cornice.
Questo tipo di appropriazione “coatta” è difficile da accettare per un’artista, che già donando l’opera alla strada ne consente a chiunque l’utilizzo privo di qualsiasi diritto d’autore, purché non venga strappata al suo luogo d’origine.

Sarebbe interessante a tal proposito conoscere l’opinione di Leon Lawrence, ventiduenne di Londra che nel settembre 2012 si è fatto 9 mesi di carcere per aver strappato un graffito di Banksy da un muro, ma in ogni caso sulla questione bolognese c’è un esercito di avvocati che segue il caso con grande interesse.

Il dibattito è aperto e al tempo l’ardua sentenza.

 

Valentina Virgili per MIfacciodiCultura

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