“Soli di notte”, la realtà surreale di Joan Mirò in mostra

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untitledFernando Pessoa diceva che l’arte è la constatazione che la realtà non è sufficiente all’uomo: se nell’affermare questo pensava a se stesso per quanto riguardava la poesia, avrebbe probabilmente potuto applicare il concetto a Joan Mirò (Barcellona, 20 aprile 1893 – Palma di Maiorca, 25 dicembre 1983) per le arti pittoriche.

La struttura organizzativa di Villa Manin a Codroipo dedica all’artista spagnolo una mostra (aperta fino al 3 aprile) che regala alla visione numerose opere mai viste nel nostro Paese, legate ad una fase artistica fertilizzata dal fatto che per la prima volta alla non verde età di 63 anni l’artista possa finalmente operare in un proprio atelier, cosa possibile grazie al definitivo trasferimento a Palma di Maiorca e che sfociò in una libertà di produzione in qualità e quantità che mai prima l’artista aveva sperimentato.

Come sempre, Mirò è stupefacente e imprevedibile, artista sincero al punto di non seguire mai l’onda di una corrente positiva, da vivere una intera carriera artistica alla ricerca di un continuo rinnovamento: fauve, Dada, astrattismo alla Kandinskij e surrealismo estremo sono alcuni dei riti di passaggio di un artista che André Breton nella veste di fondatore del surrealismo ebbe a definire “il più surrealista di tutti noi“.

imageHo un ricordo indelebile di Mirò legato ad un momento importante della mia vita: il primo viaggio a Parigi nel 1989, quando mi imbattei letteralmente per caso nella fontana di Mirò, che contribuisce ad abbellire l’esterno del Centre Georges Pompidou: allora, l’amalgama di colore, metallo, acqua, movimento e staticità mi colpirono come l’incarnazione di una fiaba – non a caso poi Mirò è anche illustratore di libri per bambini, tra i quali spicca il testo di Daniel Pennac Il Giro del Cielo, illustrato da 12 immagini appunto di Mirò, combinazione sublime di artisti unici nel loro genere.

Molto ci sarebbe da dire poi sull’uso del colore, sull’evoluzione che ha vissuto Mirò in tale senso, sull’uso di colori crudi e del nero che lo fa assimilare, a volte, ad un Mondrian a cui per grazia di una Musa inesistente è stata tolta la staticità, così che i colori e le forme di Mirò danzano (nella fontana come sulla pagina o sulla tela) protette da Tersicore.

Disegno, pittura, grafica, scultura oltre a contributi fotografici per un totale di oltre 250 opere sono un buon viatico nell’incontenibile esuberanza creativa di Mirò; è indubbio alla fine che la realtà non gli fosse sufficiente e che il surrealismo in lui fosse endemico ed etimologico: Mirò si eleva sopra la realtà fino a rendere possibili degli ossimorici Soli di Notte.

 

Vieri Peroncini per 9ArtCorsoComo9

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