La Scapigliata – Missoni. L’arte. Il Colore

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Milano, 6 febbraio 1862

La maggior parte degli artisti non è mica Van Gogh, e Mio caro Ragazzo grazie dei fiori ma preferisco un’estate al mare. Siamo anime perse che cantano gimme five ogni sabato. Avrai ragione tu, è l’abitudine di tornare, ma io non sono come Vera Nabokov. Ad esempio a me piace il sud ed un ragazzo di stradaconosciuto al Breakfast Club. Se avessi il Generale Lee seguirei la Rotta per casa di Dio per scovare Jack the Ripper… forse potrà spiegarmi la differenza tra walking dead e il giudizio universale.

Con affetto,

La Scapigliata

 

Il 24 gennaio chiuderà la mostra Missoni L’arte Il Colore al MA*GA di Gallarate: una mostra intelligente tanto sul piano artistico che estetico in un allestimento che nulla lascia al caso.
Un’attenta selezione di opere prevalentemente pittoriche introduce alle assonanze di colori predilette da Ottavio Missoni per i suoi grandi arazzi, uno dei quali fa da collante tra le opere e i materiale della maglieria: ceste di filato soffice come nuvole, sottili reti che s’innalzano come colonnati di ragnatela, banchi di campioni tessuti fantasiosamente… ed a questo punto che entrano in gioco gli abiti: due piramidi di manichini ripercorrono le tappe della moda da cinquant’anni a questa parte, l’incredibile perfezione artistica di certi capi li rende attualissimi e sconcerta leggere sul grafico a disposizione date di creazione molto lontane dall’oggi. Nella sala che li accoglie persino i tendaggi sono pensati missonianamente!

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Ritornano le pitture, quelle di Ottavio Missoni si mescolano a Munari, Nigro, Dorazio, Dadamaino, Fontana e tanti altri… alcune di proprietà del Museo ospite, altre giunte da prestiti internazionali. Il culmine della visita è all’ultima sala, luogo al quale si accede normalmente esausti ma non è questo il caso. L’energia accumulata dalla vibrazioni del colore esposto alla luce incontenibile della grande vetrata al primo piano permette di apprezzare vivamente la Sala degli Arazzi, dove il tono è evocativo certamente, ma pure intimamente famigliare. Gli arazzi stesi nella penombra sono la versione sacrata dei tappeti persiani che si ostendono nei giardini al tiepido sole primaverile.

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Ottavio Missoni in collaborazione col discobolo Giorgio Oberweger – Missoni era un ex quattrocentometrista di livello olimpico – apre a Trieste una fabbrica per scialli e tessuti dopo aver vissuto una vita che Federico Buffa saprebbe raccontare molto meglio di me. L’azienda Missoni come la conosciamo noi oggi nasce nel 1953 quando si trasferisce a Gallarate, e si dedica dapprima alla produzione di capi sportivi. Sarà la collaborazione con la boutique Biki prima e con la Rinascente poi a porre le solide basi per la sua affermazione nel mondo della moda a livello mondiale. Ottavio e la moglie Rosita esordiranno al Pitti nel 1967 con uno stile unico e di primo impatto assolutamente incompreso. Parigi però li plaudirà l’anno successivo.
Da allora, la lana Merino è la materia di cui sono fatti i sogni, scomodando Shakespeare. La qualità di questo filato e tutte le sensazioni che trasmette al tatto si combinano all’armonia dei colori – prediletto da Ottavio fu il viola – quindi alla piacevolezza della vista ma anche alla praticità che deve possedere il prodotto finito, l’abito.
La maglieria Missoni crea opere d’arte da indossare. Arazzi prêt-à-porter! E la mostra allestita al MAGA rende manifesto come sia labile il confine tra stilista e artista.

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INFO:

http://missoni.museomaga.it/

Veronica Benetello per MIfacciodiCultura

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