Il Museo Diocesano celebra il Giubileo con la Madonna della Misericordia

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Antonio_da_Fabriano_Madonna_della_Misericordia_recto Lo scorso 8 dicembre è ufficialmente iniziato l’anno santo della Misericordia, fortemente voluto da papa Francesco, il quale ha provveduto alla consueta apertura delle porte sante (la prima nella lontana Bangui, successivamente Roma e nel resto del mondo) e ha rimarcato l’importanza del messaggio che questo Giubileo straordinario porta con sé: misericordia, una parola forse un po’ caduta in disuso, che però se riscoperta può fornire interessanti spunti per riflessioni profonde. L’invito è quello di “misericordiare”, ossia imparare a guardare “al cuore dell’altro” con amore.

In concomitanza con l’inizio dell’anno giubilare il Museo Diocesano di Milano ha deciso di esporre, nel suo salone principale, in mezzo ai tesori provenienti dalla Basilica di Sant’Ambrogio, una preziosa opera del Quattrocento, la Madonna della Misericordia di Antonio da Fabriano. Questa, un’icona processionale dipinta su tavola, rimarrà in mostra eccezionalmente per l’intera durata del Giubileo, fino al 20 novembre 2016.

L’opera, di proprietà dell’Istituto Toniolo di Milano, è stata presentata dal cardinale Angelo Scola – che presiede lo stesso istituto – e dal direttore del museo Paolo Biscottini.

Si tratta di uno stendardo processionale e quindi, in quanto tale, fu dipinto su entrambi i lati, usando sia olio che tempera: il risultato è da una parte brillante, corposo nel colore e dall’altra leggermente sfumato e ricco di piccole trasparenze per i dettagli. Sul lato principale osserviamo la Madonna della Misericordia che apre le braccia e accoglie sotto il suo mantello donne e uomini di varia estrazione (si riconoscono il papa, un cardinale, due membri della confraternita dei battuti, un ipotetico committente e sua moglie) dipinti gerarchicamente più piccoli. Ai lati di Maria, un santo vescovo non identificato e San Sebastiano.

Antonio_da_Fabriano_Madonna_della_Misericordia_versoSul retro vi è una grossa lacuna che i recenti restauri hanno tentato di colmare, riscoprendo parte della tonaca di quello che molto probabilmente è San Francesco, affiancato da San Giovanni Battista, al centro, riconoscibile dalla veste di peli di cammello, e San Bernardino da Siena, il massimo promotore della regola francescana. Quest’ultimo regge un cartiglio che riporta la seguente iscrizione: “Pater manifesstavi [sic] nomen tuum hominibus” (“Padre hai fatto conoscere il tuo nome agli uomini” Gv 17,6). L’autore dell’opera, Antonio da Fabriano, fu artista marchigiano attivo sicuramente tra 1447 e 1489, che eseguì nel 1451 la tavola con San Girolamo dello studio del Walters Art Museum di Baltimore, forse il suo lavoro più noto. Tra le influenze maggiori che lo caratterizzarono ci furono la passione per i dettagli tipica dei fiamminghi (evidenziata dall’attenzione per il prato fiorito su cui poggiano i personaggi) e lo stile coloristico già introdotto da altri artisti del rinascimento umbro e marchigiano, come fra Carnevale e Giovanni Boccati.

La bellezza dello stendardo va oltre la semplice bravura artistica del pittore: qui siamo in un ambito che sottolinea le valenze votive dell’opera. Il messaggio della tavola doveva arrivare chiaro, rassicurante. La pittura luminosa brillante e le soluzioni figurative un po’ derivate da Piero della Francesca, un po’ intese in maniera più originale, fanno del manufatto un modello esemplare di arte quattrocentesca volta alla devozione dei fedeli.

Contando anche che il Museo Diocesano è tra i più trascurati dal pubblico milanese e turistico quando meriterebbe maggiore evidenza, è davvero da consigliare una visita alla scoperta di questa interessante Madonna della Misericordia e, insieme, dei tesori dell’arte che esso conserva ed espone con cura e professionalità.

Gaia Boldorini per MIfacciodiCultura

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