La critica letteraria, tra compromessi e scarsa qualità

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lucy (1)Quando Lucy si rivolge al fratello Linus dicendogli «È più forte di me, appena ti vedo sento venirmi su una critica», ovviamente usa l’accezione del sostantivo che significa grossomodo “giudizio sfavorevole, biasimo dei difetti veri o presunti dei comportamenti altrui. In questa accezione, la critica è spesso aprioristica, e la scorbutica Lucy è una magnifica critica, o meglio criticona – per tacer del fatto che, ovviamente, Lucy critica lo scrittore Snoopy.

Ovviamente, qui intendiamo accennare (sì, pretendere di parlarne o disquisire sarebbe pretenzioso) al dibattito sulla critica nell’altra macro-accezione, ossia quell’insieme di indagini su un’opera dell’ingegno umano (letteraria nella fattispecie, ma certamente non solo), secondo precise teorie e metodologie, e che sfocia in un giudizio che si spera ponderato e motivato.

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Franco Cordelli

Però, anche su questo ci sono grossi dubbi: prendiamo spunto dall’attualità, e rileviamo che è in atto un dibattito sulla critica, una sorta di critica della critica, una critica al quadrato per così dire. Chi controlla il controllore, chi critica il critico? Dal Corriere della Sera, Franco Cordelli disserta su quello che definisce «un doppio contagio della critica» che, assieme alla pochezza di troppi romanzi, traccia un panorama deprimente della letteratura ed uno miserando sulla critica. Le malattie dei critici sono, per inciso, l’impossibilità di un giudizio lucido per solidarietà scambistica di categoria (io fo’ una bella recensione a te…) e servilismo (unicuique suum) nei confronti degli editori. In più, il critico del Corriere non sembra apprezzare molto le posizioni del critico Alessandro Piperno, che dal Corriere (!) parla, ad onore del vero, più di recensori che di critici: ne parla criticamente, ne ammette una necessità nel suo essere fazioso ed un’altra nell’essere un “parassita”, nel senso lampante ma facilmente obliabile che qualunque critica è, per così dire di sponda o di seconda battuta rispetto all’opera.

Foto Mario Taddeo/LaPresse10 Maggio 2012 BeneventoPresentazione dei dodici finalisti del 66° Premio Strega presso il Teatro San Marco di Benevento.Benevento è la sede storica della Strega Alberti che in collaborazione con la Fondazione Maria e Goffredo Bellonci promuove il premio. La serata è stata presentata da Maria Concetta Mattei che ha intervistato i vari autori. In foto Alessandro Piperno autore di Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi (Mondadori)
Alessandro Piperno

La faccenda è, evidentemente, articolata e complessa: sulla critica sono state scritte pagine e pagine, anche di indubbio spessore, si sono scomodati a studiare la critica Eco e Barthes e Benedetto Croce, ma la quadratura del cerchio è ben lontana: basta leggere gli autori sopra proposti (Il doppio contagio della critica e La palude degli scrittori di Cordelli, Contro il critico di oggi di Piperno) per capire che dovremmo quantomeno operare dei distinguo tra Critico, Recensore, Scrittore-Critico, Scrittore-Recensore, e magari metterci dentro anche il Teorico della Letteratura: ma allora dovremmo cominciare ad aprire anche i testi, che so, di Tzvetan Todorov? Se la critica ci interessa, la risposta non può che essere positiva; però, please, mettiamoci anche Paul Auster. Vogliamo dimenticare Pennac, che ormai è convinto di essere un Vate? Per me, possiamo anche dimenticarlo, Saga Malaussene a parte, ma chi sono io per tale omissione?

51LwmDfG5-L__SX373_BO1,204,203,200_ (1)Personalmente, delle recensioni leggo solo la trama, per capire se la Storia mi può interessare: il resto, ben sapendo che la quasi totalità delle recensioni vengono fatte senza una lettura completa, o anche senza lettura (veline dell’editore e risvolti di copertina sono più che sufficienti per riempire i famosi 6 moduli ormai passati in dimenticatoio), lo trascuro regolarmente. Dopo la lettura, se a mio personale giudizio ne è valsa la pena, posso prendere in considerazione Introduzioni, Prefazioni, Postfazioni e quant’altro, compresi saggi e monografie: ma l’impatto con l’opera preferisco averlo senza idee altrui, magari prese a nolo, in mente.

Spendiamo alcune parole per manifestare perplessità sul fatto che il futuro della critica sia nel web, accordandoci in un certo senso con Cordelli («o forse sono in troppi a scrivere»): fonte meravigliosa e democratica di informazioni, per quanto concerne gli approfondimenti critici va visto, perdonate l’ennesimo calembour, con occhio critico, ché in Rete alberga quella ridondanza di informazioni indifferenziate che la Psicologia della Comunicazione chiama anche Rumore di Fondo. Per certi versi, le idee rischiano di confondersi invece che schiarirsi: ad esempio, andate a guardarvi il lemma Critica su Wikipedia, e inorridite pure.

IMG_20151221_083937 (1)Ma in fondo, tutto ciò può essere assolutamente pleonastico, per almeno due motivi: l’uno, che il critico “professionale” può vedere cose nell’opera artistica che lo stesso autore non sospetta nemmeno (ed è addirittura un topos umoristico). L’altro, che per par condicio, che una visione esterna può per lo stesso motivo essere addirittura più pregnante di quella dell’autore – è noto che Stephen King non apprezzò minimamente la versione di Shining di Stanley Kubrick.

Tutto ciò, ovviamente, amplifica a dismisura tutto il discorso sulla critica, sulla critica 2.0, sulla sua teoria e sull’Arte in generale: a voi, se volete, l’arduo compito di approfondire ad libitum.

Vieri Peroncini per 9ArtCorsoComo9

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