Arte al bersaglio

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Gennaio 2015, l’Isis distrugge alcuni siti archeologici a Ninive. Febbraio 2015, l’Isis distrugge opere archeologiche del museo di Mosul. Marzo 2015, l’Isis distrugge le storiche città di Minrud e Hatra. Si potrebbe procedere sino ad arrivare alla distruzione dell’arco di trionfo di Palmira lo scorso ottobre, mentre a dicembre è stato annunciato che la città di Sabrata (patrimonio UNESCO) è a rischio invasione e quindi distruzione da parte dei terroristi. Questi gli ultimi attentati a dei beni culturali. Ma non sono stati i primi. La storia è un susseguirsi di azioni che hanno preso di mira l’arte. Il motivo? Politico, religioso, sociologico, militare, ideologico, didattico, funzionale, chi più ne ha più ne metta. Ogni epoca ha la sua buona parte di opere scomparse.

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Il “Baldacchino” in San Pietro

Solo oggi, però, ci si rende conto dell’atrocità dei fatti, anche se con una riserva dovuta all’arte contemporanea.
Iconoclastia in primis, come distruzione delle immagini sacre per contrastare l’idolatri, per poi passare all’epoca romana, in cui era più che normale prelevare materiali preziosi, quali bronzo e oro, da opere preesistenti per crearne di nuove (esempio è lo spoglio del Pantheon per la creazione del baldacchino dell’altare di San Pietro). Ancora più comune era distruggere quanto di più prezioso avesse un popolo per rafforzarne la conquista, anche culturale, di un popolo. Perché questo significava. Distruggere la materia simbolo di un pensiero, spesso religioso o politico, al fine di cancellarla. Una testimonianza relativamente recente di questo è stata la cosiddetta arte degenerata, così battezzata dal Führer durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale: arte che, essendo contro l’ideologia dominante non aveva, per questo, ragion d’essere.

Ma perché nessuno mai si è opposto all’esportazione di opere da siti storici e archeologici come gli obelischi egiziani che hanno trovato loro nuova ambientazione in Roma, mentre oggi desta così scalpore la distruzione di un sito?

Semplicemente perché è di piuttosto recente affermazione l’idea di conservazione e salvaguardia del patrimonio storico e culturale. Infatti solo dagli inizi dell’Ottocento, con l’emanazione delle prime leggi a riguardo (editto Doria Pamphili 1822), si è cominciato a prestare attenzione onde evitare ulteriori scempi culturali, instaurando nella mentalità moderna il concetto di mantenimento e protezione del bene culturale, indipendentemente da quanto esso ideologicamente o religiosamente rappresentasse.

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Goerig passeggia per le sale della mostra itinerante della “Entartete kunst”, arte degenerata

Ecco allora spiegato perché una sezione dell’esercito Onu è stata organizzata solo per la salvaguardia dei siti storici. Un nuovo esercito di “Monuments men” che, come durante il fascismo avevano lottato per la salvezza di opere d’arte, oggi si prodigano per mettere in sicurezza quei luoghi ritenuti a rischio di attentato, con l’appoggio dei governi occidentali che, a seguito degli ultimi attacchi di Parigi al teatro Bataclan, hanno riservato particolare attenzione alla messa in sicurezza dei luoghi culturali.

Ma se ancora si sceglie l’arte come bersaglio per portare avanti una convinzione politica, religiosa, culturale e perché no, anche economica (vista l’incidenza di tali devastazioni tanto sul mercato locale quanto sulle casse dei distruttori trasformatisi in illegali art dealer), significa che l’importanza della stessa è tale da poter rappresentare, tramite la sua distruzione, la demolizione di ciò che di immateriale vi sta dietro. Oggi si può notare che nemmeno l’arte, che tanto vanta di essere immortale, sia effettivamente eterna nel suo essere materiale. Non solo perché viene presa a bersaglio dalle spinte spirituali di un’epoca, ma anche, come vogliono sottolineare gli artisti contemporanei, è effimera essa stessa. Performance e prodotti che si degradano naturalmente con il tempo, destinati a non rimanere se non nel ricordo. Dimostrazione questa che, anche senza componente materiale, un’idea non può invece morire e anzi può essere rafforzata in sfavore del distruttore.

Per questo sono importanti le opere di ricostruzione digitale che si stanno facendo per testimoniare la presenza viva anche di ciò che non è più, come i siti distrutti dallo Stato Islamico. Perché in una guerra di simbolo anche l’immagine della bellezza risulta fondamentale componente di vittoria, per la sensibilizzazione e la convinzione degli animi. E cosa meglio nell’arte può questo?

Sara Cusaro per 9ArtCorsoComo9

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