Il re dellʼanime giapponese, Hayao Miyazaki

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Genio indiscusso, la massima espressione dellʼanimazione giapponese, Hayao Miyazaki è considerato una vera icona della cultura nipponica.
Nato a Tokio il 5 gennaio 1941, è celebrato in tutto il mondo per i suoi lavori grazie anche a prestigiosi premi come l’Orso d’oro di Berlino per il film dʼanimazione La città incantata, che nel 2003 gli valse anche l’Oscar come Miglior film dʼanimazione, incoronandolo come maestro assoluto del genere.

imagesLa sua capacità di assorbire elementi da altre culture, di plasmarli a suo piacimento per creare un prodotto unico e personale, gli ha permesso di diventare uno simbolo nel suo paese, alla pari di Akira Kurosawa (l’ideatore di Dragonball), e di intraprendere una brillante carriera durata più di 50 anni, durante la quale ha esportato la cultura dell’anime giapponese in tutto il mondo.

Affascinato dall’epica e dalla storia, che si mescolano nelle sue opere a una piccante manciata di fantasia, Miyazaki riesce a trasmettere agli spettatori quel senso di stupore e meraviglia in grado di risvegliare il bambino sopito in noi. È lo stesso Hayao a dire infatti che le anime dei bambini sono gli eredi della memoria delle generazioni precedenti.

La maggior parte delle sue opere hanno lo scopo di educare, sensibilizzare lo spettatore e punzecchiare la sua curiosità, ma resta comunque difficile etichettare le sue opere o restringere a un qualche range il suo pubblico. Uno dei suoi più celebri personaggi, Lupin III, il criminale gentiluomo, è uno di quei classici prodotti che riesce a stuzzicare la nostra curiosità sia a 12 anni che a 30. Ma questo è Miyazaki, un artista, un uomo, inclassificabile, dinamico e multiforme.

Il Walt Disney giapponese, il Dante dagli occhi a mandorla, il Woody Allen dell’animazione che ha fatto inchinare persino Hollywood, si è ritirato nel 2013, lasciando dietro di sé una scia di successi che hanno segnato per sempre la storia del cinema giapponese.

Hayao-Miyazaki-2La Città incantata è considerato lʼesempio massimo della sua carriera, viene visto dai critici come un vero saggio sulla fantasia. Un’opera in grado di far riflettere i grandi più che i piccoli, perché dotata di quel guizzo, di quell’inquietudine, di quella lettura non univoca, che richiede uno sforzo alla mente di chi lo guarda. Qualcosa che oggi persino il tanto blasonato cinema d’autore sembra aver dimenticato.

Altri suoi lungometraggi degni di nota sono Nausicaä della Valle del Vento del 1984 e Una tomba per le lucciole del 1988, storie che raccontano lo scempio umano nei confronti della natura e degli altri popoli, film d’animazione dal profondo senso critico che ci raccontano in un linguaggio indirizzato ai più piccoli, storie struggenti ed episodi drammatici della Storia, come il bombardamento di Hiroshima e Nagasaki, ferita mai rimarginata del Giappone.

Nel settembre 2013, durante la 70ª Mostra internazionale dʼarte cinematografica di Venezia, in occasione della presentazione del film Si alza il ventoMiyazaki ha annunciato il suo ritiro dalle attività cinematografiche. Un triste saluto all’unico mondo che da sempre gli ha dato la possibilità di esprimersi e di raccontare il mondo come lo vedono i suoi occhi.
Lʼ8 novembre 2014 lʼAcademy gli ha conferito lʼOscar alla carriera, un riconoscimento che appare comunque insufficiente a unʼartista di tale calibro.

Alberto Selvatico per 9ArtCorsoComo9

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