Gente d’altri tempi – Jannacci, la nebbia e Milano

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5Enzo Jannacci torna protagonista della città di Milano. La mostra Gente d’altri tempi. Enzo Jannacci, nuove canzoni a colori curata da Davide Barzi e Sandro Paté e organizzata da Scarp de’ tenis e Caritas Ambrosiana insieme con Comune di Milano, con il sostegno di Fondazione Cariplo, Etica Sgr e Wow Spazio Fumetto, durerà fino al 15 gennaio 2016 e porterà i visitatori a osservare le canzoni del cantautore meneghino attraverso la fantasia di fumettisti e illustratori italiani.

L’iniziativa occupa lo spazio della Sala conferenze A. Bertarelli presso il Castello Sforzesco di Milano, ed offre ai curiosi uno sguardo insolito per capire forse meglio le canzoni di Jannacci. Cinquanta tavole a grande formato sono state realizzate da altrettanti artisti di tutta Italia per omaggiare il cantautore, interpretando visivamente quelle storie che lo hanno reso celebre e amato dal pubblico. Autori come Silver, Staino, Berozzi, Gervasio e Ambu hanno tratteggiato ognuno con il proprio stile una delle canzoni di Jannacci, reinterpretandole a seconda della propria sensibilità.
Un’altro punto che rende ancora più interessante la manifestazione è che i proventi ricavati dall’asta delle opere, che si terrà il primo febbraio 2016, verranno destinati all’accompagnamento sociale delle persone senza dimora e dei venditori della rivista Scarp de’ tenis, il giornale di strada promosso da Caritas Ambrosiana, e sostenuto da Caritas Italiana.

2L’evento dunque risulta interessante per più pubblici: a chi ama il cantautore milanese si presenta l’opportunità di riscoprirlo sotto una luce diversa, a chi interessa l’illustrazione e il mondo dei fumetti invece viene offerta l’opportunità di scoprire delle opere di autori conosciuti e di acquistare tali opere, per chi prova invece il desiderio di contribuire ad un’azione di impegno sociale può frequentare la mostra e offrire aiuto ad un’associazione che lotta per gli ultimi e gli emarginati. Il tutto circondati dalla bellezza storica del Castello Sforzesco nel centro di Milano.

La mia personale scoperta di Enzo Jannacci è avvenuta in giovane età, quando ancora i testi delle canzoni non mi erano del tutto chiari. All’epoca mio padre aveva l’abitudine di mettere nell’autoradio le musicassette del cantautore milanese. Ciò che della canzone riuscivo a capire erano solo la melodia e quello strano modo di cantare, stonato, sgolato, disperato e allegro allo stesso tempo. Le vicende dei protagonisti non le comprendevo del tutto, un po’ perché ancora troppo piccolo per capire certe dinamiche, un po’ perché alcuni pezzi erano cantati in dialetto.
4Sono dovuti passare alcuni anni prima che il messaggio arrivasse a me nella sua interezza. prima che riuscissi a capire a pieno quei piccoli capolavori. Il risultato è che ancora oggi ogni tanto mi ritrovo ad ascoltare quelle canzoni e sento che qualcosa viene toccato nell’animo come allora, ammettendo il fatto che forse adesso l’aspetto nostalgico amplifica la sensazione.

Questa mostra per me quindi assume un significato particolare. Viene avvolta da una coltre di nostalgia e fascino, come le strade di Milano avvolte dalle nebbie di questo inverno.

Io andrò alla mostra cercando di ritrovare quella sensazione che provavo in auto con mio padre, viaggiando con la voce di Jannacci ad accompagnare il paesaggio che fuggiva fuori dal finestrino. E se farò fatica a ritrovare questo stato d’animo sono sicuro che scoprirò cinquanta nuovi volti di un autore che ha tentato di raccontare la vita ai margini dei marciapiede, con triste ironia e senza falsi pietismi.

Damiano Sessa per 9ArtCorsoComo9

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