Il piacere della lettura in mostra: “Leggere, leggere, leggere!”

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Innegabile che per la creazione del divismo a portata di mano  della democrazia, la tecnologia rappresenti un aiutante degno di nota. Se solo non si limitasse alla passiva celebrazione di un personaggio più che di un movimento o un ideale.
Portogallo_2008_Ferdinando-Scianna-1000x600Pur servendosi di umili mezzi, carta e segnalibro, è stato il libro il vero elevatore sociale delle classi svantaggiate, attraverso la maglia sociale dei due secoli alle nostre spalle.
Il rudimentale trisavolo cartaceo dell’odierno touch screen, favorì ad esempio la reale emancipazione delle donne, a partire dal XIX secolo. Una rivoluzione culturale che fece brillare l’altra metà di cielo, che diede voce alle grandi donne italiane che innovarono con il loro impegno politico, scientifico e letterario, il sapere e la cultura dell’intera umanità.

Certo, provo ad immaginare una Levi Montalcini e una Margherita Hack limitate al ruolo di filatrici, Nilde Jotti o Sonia Gandhi dedite solo al bucato o magari Alda Merini o Elsa Morante come procreatrici, ma senza i parti dell’arte. Veramente sarebbe la perdita di metà cielo.
Grazie alla mutevolezza storica, la consapevolezza di una coscienza femminile di classe mosse i suoi passi a partire da un movimento ideologico, perchè la lotta dei pensieri sempre precede quella delle mani. Non ci sarebbe stata nessuna emancipazione senza informazione e conoscenza.

Cartesio ce lo ripete da secoli: Cogito ergo sum. Cosa ci permette di imparare a pensare meglio della lettura? Uno sconvolgimento così discreto che non arriva accompagnato dal clangore di armi o dalla polvere da sparo ma si dirama nelle stanze silenziose di un palazzo come alla luce di una lampadina in una periferia notturna. Il tam-tam sociale e culturale oltre le fasce aristocratiche fu la rivoluzione della lettura come passatempo.

macchiaioli01Sfuggevole rappresentare vividamente l’effetto della lettura sulla coscienza umana, se anche le sempre più laboriose scienze antropologiche ne studiano il funzionamento: per analizzarla nel vivo, si sa, ricorriamo a vecchie anime del sapere: storia, filologia, sociologia, archeologia. E per immortalarne le sembianze? Intervengono due efficaci arti rappresentative: fotografia e pittura.

Alla Pinacoteca cantonale Giovanni Züst di Rancate (Mendrisio), appena fuori dal confine italiano, una grande esposizione dal nome Leggere, leggere, leggere! definisce visivamente l’evento rappresentato dalla rivoluzione della lettura con oltre oltre 80 tele accompagnate da sculture superbe. Una mostra che iniziata domenica 18 ottobre, si concluderà il 24 gennaio 2016 e lungo la quale quell’inchino catartico di un femminile collo di cigno verso la pagina, quel momento di stasi che ha condizionato i momenti cardine di generazioni viene descritto vividamente sulle tele.
Le opere che il curatore Matteo Bianchi ha selezionato per la mostra sono state attentamente individuate sia in collezioni museali che private. L’esposizione propone opere di artisti ticinesi come Preda e Monteverde e le solenni sculture di Vincenzo Vela e Luigi Vassalli. Tra gli italiani, troviamo opere importanti di Induno, Cabianca e Corinna Modigliani comprendendo anche un macchiaiolo nostrano, come Zandomeneghi, fino ad allargare l’analisi del fenomeno della lettura popolare su tutto il territorio svizzero.

A livello temporale, si raccontano le origini della vera e propria democratizzazione del fertile passatempo, subito dopo la stagione dei Lumi, si avvertì infatti imperante la necessità di informazioni e storie alla portata di tutti. Il lungo secolo di battaglie e di trattati, di Unità e sviluppo industriale definito Ottocento, viene ricreato visivamente, in questo caso tra Ticino e italia, due territori cugini per luogo e cultura.
Ma il fulcro della mostra è la Svizzera e uno dei suoi principali artisti: la mostra innalza un altare della memoria a Alber Anker, celebre pittore elvetico, la cui visione positiva e idealista sulla capacità di catturare la realtà con il colore lo portò a scrivere: “Uno deve plasmare un ideale nell’immaginazione di qualcuno, e deve rendere l’ideale accessibile a tutti”.

Roma_1997_Ferdinando-Scianna-402x600Quello che viene visto recandosi al nuovo spazio, sono frammenti di neonate città e nuove figure sociali, l’entrata in scena delle atmosfere umili della società italiana post-unitaria. Un realismo nato dal rapporto mutevole ed espressivo di luce e colore che dona visibilità alle doti espressive dell’arte ottocentesca.
I contesti storici cambiano e i tempi di concentrazione sulla parola scritta si accorciano, diventano esperienze en passant, quindi come non allacciare un ponte alla contemporaneità, con la sezione di scatti fotografici presenti alla mostra e scaturiti dal genio rappresentativo del siciliano Ferdinando Scianna, che scrive: “Per me fotografo, o almeno per il tipo di fotografia che amo e che cerco di praticare, la realtà è quindi un infinito libro da leggere e rileggere”.
Come un lancio lungo una galleria di specchi, il dipingere la lettura della realtà attraverso qualcuno che legga.

Se un nuovo secolo porta nuove possibilità, quella rivoluzione culturale alla quale mancava ancora il requisito di adattabile confortevolezza, per noi è immersa completamente nel progresso tecnologico. Nella grandeuse patinata e versatile di tablet e ebook.

Perduta la concretezza materiale di un insieme di pagine, è il concetto di libro ad attraversare una trasformazione e la sua centralità nella costruzione della cultura contemporanea sta per smaterializzarsi.

Non più l’immortalità di un pensiero si eredita dalla carta ma risiede nella limitata estensione di uno schermo. Il contenitore che un tempo sembrava imprescindibile dal contenuto e che sempre variava insieme alla storia, sembra sull’orlo dell’estinzione.

In realtà, multiforme e al passo con i tempi, è confluito in canali differenti, diverso nell’aspetto ma rinnovabile nella sostanza.
Per fortuna, diciamocelo, sono le storie a comporre la trama delle nostre identità non i mezzi attraverso i quali le conosciamo. I libri hanno una stoffa mortale, in quanto carta sfogliata da alberi. La linfa comunicativa e letteraria invece scivola inesorabile dalle pagine ai cavi ethernet, comunque destinata ad essere interpretata e tramandata, comunque parte integrante della conoscenza universale.

Federica Marino per 9ArtCorsoComo9

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