Lo Sport del Bellessere: la personale di Carole Feuerman

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grafiteL’idea di una mostra su Feuerbach, lo ammetto, mi aveva un po’ destabilizzato, una volta però scoperto l’equivoco dovuto ad una assonanza, l’idea di godermi invece una mostra su Carole Feuerman mi ha davvero intrigato, anche perché “collocata” all’interno di un progetto d’indubbio significato come quello di Maravee, Festival dell’Arte a tappe, giunto alla 14° edizione battezzata Maravee Therapy, che vede un impegno a grandi numeri: 7 mesi di durata complessiva, 5 location, 5 mostre di cui 2 personali di levatura internazionale, performance attoriali e di danza, 2 spettacoli teatrali, con la partecipazione di 15 artisti provenienti da Italia, Francia, Stati Uniti e Slovenia.

feuer 3Ambientata, con un riuscito quanto forse involontario contrasto tra borgo antico e arte ipermoderna, in quel di palazzo Elti a Gemona del Friuli (dal 20 Dicembre 2015 al 21 Febbraio 2016), diciamo allora che la ricerca artistica qui pone il corpo e la salute al centro dell’attenzione, tanto che il titolo della personale della Feuerman è Lo Sport del Bellessere: accento sulla cura ossessiva del corpo fino ad arrivare ad una fusione tra Arte/Bellezza e Salute/Bellezza (a ben pensarci, è un miracolo che mi abbiano anche solo fatto entrare), le opere della maggiore artista rappresentante dell’iperrealismo scultoreo sono estive, solari e sprizzano salute da tutti i pori. Sono nuotatrici o bagnanti, comunque donne in costume da bagno inserite in un “giardino” nelle sale del Museo, riprodotte con precisione maniaco-ossessiva fin nei più minuscoli pori e gocce d’acqua fino ad ottenere un effetto, appunto, iper-reale (soprattutto nelle opere in resina, peraltro spesso ottenute da calchi).

feuer 2D’altronde, spulciando nella biografia della 70enne artista statunitense, vediamo che in decenni di carriera le sue sculture, figlie derivate dell’iperrealismo pittorico degli anni ’70, sono finite all’Hermitage, al Metropolitan, nelle collezioni private di Hillary Cinton, di Bill Clinton (già, sono due diverse), e per par condicio del padre della perestrojka Gorbacev (et coetera, ovviamente). Nel panorama dell’arte moderna/contemporanea, l’iperrealistica Carole si ritaglia quindi un posto non solo tecnico ma anche tematico di tutto rilievo: se le serene, quasi estatiche, a tratti inquietanti donne di Feuerman non vi suscitano riflessioni sulla vita e sull’arte, andate a vedervi Jeff Koons o le opere monocromatiche in sale grosso di Bettina Werner, e poi ritornate all’iperrealismo.

feuermanAl contrario, nel nostro periodo fatto di sfondi verdi al cinema, di stampanti 3D, di perdurante ricorso alla chirurgia estetica, di alte definizioni e bassi contenuti, il lavoro di Feuerman è assolutamente iconico, e anche il collegamento con la salute/bellezza apre tutta una serie di riflessioni squisitamente concettuali e endemicamente individuali: specie le opere in cui i corpi della Feuerman “escono” a pezzi da un muro nel quale paiono imprigionati come Ian Solo nella grafite fanno nascere collegamenti tra iperrealismo ed il terrificante concetto di realtà aumentata.
Aumentata fino a dove? Fino a quando? Fino a perdere il contatto con la realtà diminuita, bassa?
Personalmente penso che “…la realtà è indicibilmente sordida, e mi fa rabbrividire” (Ronald Searle): iper-riprodurla va bene, ma è proprio necessario aumentarla? Agli artisti, veri, l’ardua sentenza.

Vieri Peroncini per 9ArtCorsoComo9

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