Caschi blu della cultura per salvaguardare il patrimonio dell’umanità

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Abbiamo di fronte sfide importanti che richiedono risposte adeguate.

Con una frase genericamente insignificante da manuale, a ottobre il primo ministro Matteo Renzi annunciava l’istituzione dei cosiddetti caschi blu della cultura. Si tratta di un’iniziativa tutta italiana, discussa già a inizio agosto alla Conferenza internazionale dei ministri della cultura tenuta a Expo, e approvata a metà ottobre dall’Unesco.

6863502-3x2-940x627L’Italia ha lanciato questa proposta perché se il patrimonio culturale è patrimonio dell’umanità, come ci ricorda proprio l’Unesco – e quindi non soltanto della Nazione che ne è giuridicamente proprietaria – bisogna che la comunità internazionale si mobiliti per salvare quel patrimonio. Prevedere dentro le missioni internazionali delle Nazioni Unite una parte dedicata alla protezione del patrimonio culturale è un passo che la comunità internazionale deve fare subito.
(Dario Franceschini ai microfoni del Tg1, nell’edizione del 6 novembre 2015)

Così il ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini annunciava, pochi giorni fa, il suo entusiasmo alle telecamere. Nello specifico la risoluzione, firmata da 53 Paesi e appoggiata dai membri permanenti del Consiglio di sicurezza, progetta un reparto dei caschi blu che si dedichi specificamente alla tutela del patrimonio artistico. Questo con l’importante supporto del nucleo dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale.

L’addestramento è finalizzato a condividere quelle che sono le nostre metodologie. L’Italia è l’unico Paese al mondo ad avere un reparto speciale di un organismo di polizia dedicato al settore culturale, disponiamo della più grande banca dati al mondo di eventi con relative fotografie di beni culturali trafugati o interessati da fenomeni di reato. Tutte queste esperienze sono uniche a livello internazionale e noi siamo pronti a condividerle con gli altri Paesi del mondo per proteggerne l’identità.
(Queste le parole di Carmine Elefante, Comandante del nucleo di Napoli).

L’obiettivo è quello di formare le forze di polizia estere, di consigliare i governi locali, e soprattutto di operare concretamente per la salvaguardia del patrimonio artistico e culturale. Cosa voglia dire in concreto questo, e in che modo ci si prefigga di superare quegli ostacoli che limitano l’operatività e le capacità delle missioni dei caschi blu” (come dice Matteo Renzi), non si sa bene. Rimane giustamente nella
nebulosa dell’indeterminato propria delle “risoluzioni internazionali”
. Così, mentre Dario Franceschini acclama il “successo internazionale del nostro Paese” e il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni esalta l’Italia, “in prima linea per la cultura” (a casa degli altri), noi rimaniamo ad aspettare, poco eccitati, ma molto speranzosi. Come afferma la presidentessa della Commissione Cultura della Camera, Flavia Piccoli Nardelli, una cosa sola non si può fare:

Non si può continuare ad assistere alla distruzione del patrimonio culturale senza alcun intervento della comunità internazionale.

Ambassador Yuri Fedotov, UN deputy secretary general and director general of the agency for the fight against illicit drugs and international crime (UNODC)
Dario Franceschini e Yuri Fedotov

Su questo hanno ragione gli entusiasti delle promesse magnifiche e delle aspettative deluse: la tutela al patrimonio può essere “il […] contributo specifico” dell’Italia “alla lotta al fondamentalismo e al terrorismo internazionale(così il deputato Pd Roberto Rampi). Perché la cultura – non ci stancheremo mai di ripeterlo – è la nostra storia, è la nostra identità; è ciò che ci distingue dalle bestie. E potremmo anche vivere per sempre, ma senza di essa saremmo sempre e solo dei Nessuno. I terroristi, troppo bacati per riuscire a capirlo, tuttavia lo intuiscono, e nella loro distruzione folle – come tutte le distruzioni – che è gusto per il sapore brullo del Nulla, distruggono la nostra Storia, la nostra Memoria, per trascinarci nel nulla, dove galleggiano loro. Ma noi abbiamo abbandonato lo stato ferino da troppo poco per non riuscire a ricordarci che non vogliamo ritornarvi.

Ilaria Porro per 9ArtCorsoComo9

Tg1 con intervista a Franceschini

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