Di serie tv, Supercar e Mamma ho perso l’aereo: il futuro dell’intrattenimento

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Gli ultimi giorno dell’anno, si sa, sono giorni di bilanci.

Come ha fatto per esempio Google, anche Wikipedia ci illustra le ricerche che sono andate per la maggiore nei vari paesi.

In Italia, le prime sei posizioni sono occupate per la maggior parte dal nuovo fenomeno degli ultimi anni (aiutato anche dal proliferare di siti di streaming on-line o da piattaforme come Netflix): le serie tv.

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La lista italiana

La paura del terrorismo islamico arriva solo seconda all’ansia di sapere se mai Il Trono di Spade riuscirà a trovare una conclusione. Le prime tre posizioni sono occupate da serie televisive e, in totale, sono ben sette su dieci le ricerche di una qualche serie.

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La lista francese

Ma non si tratta di un fenomeno totalmente italiano: i francesi (più patriottici di noi, dato che Francia è al primo posto delle ricerche), al secondo posto della loro lista hanno anche loro Il Trono di Spade, e al settimo The Walking Dead. In Gran Bretagna solo una serie entra nelle dieci posizioni, che è nuovamente la serie sul noto trono nato dalla penna di George R. R. Martin, la quale nuovamente si ripresenta al terzo posto in Germania. Ai tedeschi piace anche The Walking Dead, che si aggiudica il sesto posto, e The Big Bang Theory, il fanalino di coda che si piazza decimo.

Gli amici spagnoli invece non ricercano le serie tv più famose, ma si abbandonano al mondo delle soap-opera e delle serie televisive con cui, ahimè, oggi ammorbano anche le nostre televisioni con improbabili lunghissime storie di personaggi malamente doppiati.

Ma cos’è che spinge gli italiani – e i nostri cugini europei – a ricercare così tanto le serie? Cos’è che ci spinge nella spasmodica ricerca di anticipazioni (o spoilers che dir si voglia), qual è il fattore che scatena in noi l’incontenibile frenesia che ci fa guardare un cofanetto intero (e quindi un’intera stagione) in una giornata, o in una nottata sola?

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La lista inglese

Badate bene: le serie sono sempre esistite.

Tra gli anni ’80 e ’90 sono nate diverse pietre miliari che, volenti o nolenti, ci siamo guardati fino al loro finale: c’era X-Files, o Twin Peaks, che hanno dato una nuova luce a un genere come il fantascientifico o l’horror. Sarà un caso (oppure no) ma sono proprio queste due serie che sono tornate alla luce negli ultimi tempi: Wayward Pines, che si accinge alla seconda stagione, e il ritorno in grande stile di X-Files su FOX. Entrambe serie già concluse, che avevano fatto quadrare il cerchio, sono state riproposte in grande stile. Forse per riappropriarsi di quella fetta di pubblico che non è così tanto avvezza a ricercare on line le serie che, in Italia, arrivano sempre con amplissimi ritardi e con doppiaggi alle volte discutibili?

Le serie tv hanno anche allevato generazioni di teenager che, oggi, ancora credono di poter vivere in riva al fiume e vedere il proprio migliore amico arrivare in barca a remi. Ci hanno consegnato adolescenti con vite estreme e ricche di traumi, tra genitori spacciatori e amiche morte affogate, che hanno reso la vita di tutti i giorni estremamente noiosa. Erano i teen-drama, pensati per un pubblico più giovane, ma che lentamente è cresciuto con i propri beniamini. C’erano Lorelai e Rory, con il più improbabile rapporto madre-figlia (e probabilmente irraggiungibile), oppure scuole di ballerini e cantanti, senza parlare di Lizzie Mc Guire e i disastri della vita al liceo.

Per gli amanti di magia e simili, avevamo il potere del trio di Streghe o Buffy e le sue bizzare relazioni con i vampiri.

Già da allora prolificano le serie ambientate negli ospedali: prima che Grey’s Anatomy levasse la possibilità di parlare più di dottori e amori in maniera normale, prima che Dottor House rendesse il lupus una diagnosi comune, c’erano E.R. e Scrubs, che narravano in maniera molto diversa la vita di medici e infermieri alle prese con le vite degli altri e le proprie da salvare.

The X-Files
The X-Files

Tutte queste pietre miliari, insieme e a serie come i Robinson, Otto sotto un tetto o Willy il Principe di Bel Air, che hanno dato una nuova rilevanza nella società americana alle comunità afroamericane (e ai loro attori), la nostra visione dipendeva dai palinsesti delle televisioni. Le quali raramente decidevano di passare le repliche in maniera ordinata: quante volte in estate su Italia 1 decidete di riguardare Dawson’s Creek e, senza motivo, lo interrompono per passare altro?

Una volta, però, non avevamo Internet: ci si adeguava. Solo anni dopo abbiamo rimesso ordine, cercando di capire effettivamente la serie dei fatti quale ordine avesse in origine prima che Mediaset decidesse di confondere tutto.

Lentamente, questo mondo è stato abbandonato per passare allo streaming, rendendo quasi superfluo il ridoppiaggio e la trasmissione delle serie visto la facile reperibilità di puntate sottotitolate on line.

Netflix, ormai, è il futuro delle serie tv: è come lo streaming ma ad un prezzo contenuto, che non obbliga lo spettatore a pagare abbonamenti alla pay tv. Alle volte indubitabilmente troppo alti, soprattutto per i giovani che possono trovare ciò che cercano on line (ma subendosi problemi come il buffering o puntate a cui mancano dei pezzi).

Ma nessuno si dimentica mai le proprie origini, ed è così che grandi classici del passato tornano sui nostri schermi.

Oltre a Twin Peaks e a X Files che citavamo prima, ultimamente sono stati due i grandi classici di cui si è parlato: Supercar, serie in cui un David Hasselhoff molto giovane e aitante parlava con una macchina, e Mamma ho perso l’aereo.maxresdefault-4

Lo so, quest’ultimo non è una serie: ma è destinato a diventarlo. Per Supercar, invece, il destino è l’esatto contrario: da serie a film. Knight Rider Heroes è il film atteso addirittura dal 2002 e che ridarà vita in un lungometraggio alle avventure di Kitt e del suo guidatore. Ormai non più così giovane e aitante.

Per  Macaulay Culkin, invece, il ritorno sulle scene è contrario a quello di Hasselhoff: dal film alla serie, in cui il povero Kevin dovrà fare i conti, nel presente, con l’abbandono subito negli anni ’80 da parte dei suoi genitori (che lo lasciano in balia di due ladri a cui fa subire le pene dell’inferno). Dryvrs sarà la serie che ci dirà come è cresciuto il bambino che ogni Natale si ripresenta sui nostri schermi (e forse darà del nuovo lustro all’attore che, da grande, è stato conosciuto più per reati e cocaina che per le sue capacità attoriali).

Insomma, una cosa è certa: non si esce vivi dagli anni Ottanta (e Novanta).

Marta Merigo per 9ArtCorsoComo9

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