Della serie: ci piace scoprire nuovi artisti. Roberto Gramostini, classe 1988, originario di Gallarate, provincia di Varese, fotografo.
Visto il suo lavoro molto interessante e il suo spiccato talento, abbiamo deciso di incontrarlo e fargli alcune domande per conoscerlo meglio.

Parlaci di te: chi sei e come ti sei avvicinato al mondo della fotografia?

Dal 2008 lavoro come grafico pubblicitario e fotografo. Mi sono avvicinato per la prima volta al mondo della fotografia all’età di 16 anni, durante le scuole superiori, senza però esserne fortemente interessato.
L’interesse è maturato successivamente, verso i 20 anni, quando ho iniziato a dedicarmi alla fotografia digitale comprando la mia prima macchina, che però ho accantonato dopo poco, per dedicarmi quasi esclusivamente alle pellicole 35mm e alla fotografia analogica. Inizialmente mi servivo di una vecchissima Canon Canonet gi‡ al tempo semi guasta, ma che è stata in grado di regalarmi le prime necessarie emozioni che mi sono servite per continuare fino ad oggi.

Dietro ogni tua foto c’è una storia da raccontare. Questo si percepisce soprattutto dalle serie Unknows, Hard Bomber, ma anche dai vari ritratti. Vuoi spiegarci a parole cosa c’è dietro, che cosa volevi dirci?

Sono contento che esprimano questo messaggio! Mi piace molto poterne lasciare una libera e soggettiva interpretazione, preferisco sempre non vincolare troppo il pensiero o l’idea di uno spettatore nel guardarle. In genere, comunque, non tutte le serie fotografiche che creo hanno un preciso fine o racchiudono un particolare significato: cerco sempre molto di concentrarmi sul singolo scatto, fotografando le cose che si distinguono per me, a volte le cose che reputo più importanti, altre volte situazioni che possono sembrare di ordinaria routine.
Ad esempio, nella raccolta intitolata Unknows sono contenuti esclusivamente ritratti di persone che mi è capitato di incrociare durante tutti i miei diversi spostamenti e di cui nessuno conosce il volto, io per primo. Questo proprio per separare il giudizio estetico che un volto può creare in una foto.

Qual è la tua foto preferita mai scattata?

Non sono sicuro di averne una preferita. Posso dirti che vado pazzo per gli scatti di Todd Hido e di Torbjorn Rodland.

Che cosa ti spinge verso la pellicola più che il digitale?

Mi diverte molto il non poter vedere immediatamente i miei scatti e dover ponderare ogni singola foto, per cercare di evitare sprechi eccessivi (dati i costi che oggi hanno le pellicole e lo sviluppo). Un altro motivo per cui penso non abbandonerò mai la mia analogica è per lo sporco risultato che le foto riescono a regalarti, la grana evidente e il non ritocco di nessuna foto al computer.
Tutto questo interesse verso l’analogico non toglie però il rispetto che ho verso la fotografia digitale, che comunque mi piace molto e utilizzo per ragioni di lavoro.

Che cosa ne pensi della situazione della fotografia italiana? Le istituzioni che cosa fanno per i giovani fotografi?

A questa domanda non saprei davvero cosa rispondere. Posso solo dire che io ho sempre fatto tutto da puro autodidatta e non mi sono mai curato molto di ciò che facessero le Istituzioni per i giovani fotografi.

Tra i nuovi fotografi emergenti, italiani e non, chi consiglieresti di tenere d’occhio?

Mi piacciono molto e trovo davvero molto bravi e interessanti Victor Salgado dal Cile (http://vsalgado.com/), Michael Schmidt (www.mesfoto.com) e  Rogier Houwen (http://www.rogierhouwen.com/). Ce ne sarebbero anche molti altri, ma diventerebbe una lista infinita!

Per concludere, chi è l’artista che sogni di incontrare?

Sicuramente Todd Hido!

True people: Una serie di fotografie scattate su pellicole nell’estate del 2015: le esperienze e le persone che ho incontrato lungo il mio viaggio in Indonesia.

 

Unknows è un progetto iniziato nel 2010 e tutt’ora in corso. Con questa serie, ho cercato di sottolineare l’individualità di una persone sconosciuta, separata dall’influenza estetica che l’identità di un volto può generare. L’intento è di far si che lo spettatore, coinvolto nel contesto, riesca a dare un volto personale alla fotografia.

 

Hardbomber: contiene una serie di ritratti di un amico che non ha mai smesso di dedicare impegno e costanza ai graffiti, “Quit” aka “Bixer” – FUXIA / B&H / AY Crews.

Per saperne di più, visitate il sito di Roberto Gramostini

Giulia Caligiuri per 9ArtCorsoComo9

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By on dicembre 27th, 2015 in Articoli Recenti, Interviews, Visual & Performing ARTs

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