La Radical Art dei Superstudio al PAC di Milano

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big_372321_1734_giulia_superstudio1Una griglia senza fine si stende su città e paesaggio: è l’utopia architettonica di uno spazio neutro che mette in discussione i canoni del razionalismo così come oggetti e vincoli della società dei consumi.

Si sviluppa durante gli anni della contestazione la vicenda dei Superstudio, il collettivo fiorentino che tra gli anni ’60 e ’70 rivoluzionò il modo di concepire gli spazi architettonici ma soprattutto il rapporto tra arte e architettura.
Il modo migliore per entrare in contatto con le loro idee è quello di visitare la mostra al Pac di Milano che documenta l’attività degli architetti appartenenti al gruppo. Si parla di radicalità proprio in relazione ad una nuova visione “assoluta” del concetto stesso di architettura concepito da Adolfo Natalini, Cristiano Toraldo di Francia, Gian Piero Frassinelli, Roberto e Alessandro Magris ed infine il grandissimo Alessandro Poli.

A colpire l’attenzione durante il percorso della mostra è il famoso Monumento Continuo, icona assoluta di Superstudio e opere tra le più note dei cinque architetti fiorentini che nel ’66 sottoscrissero il Manifesto della SuperArchitettura. Questo come le loro opere si pongono come obiettivo lo sviluppo di mondi, scenari e immaginari alternativi del vivere e dell’abitare. L’importanza della monumentalità verrà sottolineata attraverso questo progetto realizzato nel 1969. Nel progetto di Monumento Continuo, Superstudio si interroga con un’immagine che rappresenta l’utopia “negativa” del progetto e che si staglia sullo sfondo delle casette, sovrastandole come un infinito grattacielo disteso.
L’immagine finale della sequenza riproduce una vista aerea del M.C. che attraversa la penisola di Manhattan, lasciando un vuoto “archeologico” dal quale spuntano come rovine un fascio di grattacieli attorno al mitico Empire State, a testimonianza di come la città del moderno fosse ancora luogo di contraddizioni.

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L’allestimento della mostra ricostruisce i progetti più importanti di Superstudio, riunendo i pezzi di design più iconici, le installazioni e i film e costruendo un dialogo con 19 opere realizzate da altrettanti artisti contemporanei che dalla ricerca del collettivo fiorentino hanno tratto materia per il proprio lavoro. Curata da Andreas Angelidakis, Vittorio Pizzigoni e Valter Scelsi, la mostra ripropone i progetti più importanti di Superstudio, riunendo i pezzi di design più iconici, le installazioni e i film, costruendo, come parte del modello di urbanizzazione totale proposto dal collettivo, un dialogo con le opere di 21 artisti contemporanei che dalla ricerca del collettivo fiorentino hanno tratto materia per il proprio lavoro: Danai Anesiadou, Alexandra Bachzetsis, Ila Beka and Louise Lemoine , Pablo Bronstein, Stefano Graziani, Petrit Halilaj and Alvaro Urbano, Jim Isermann, Daniel Keller and Ella Plevin, Plessas, Riccardo Previdi, RO/LU, Priscilla Tea, Patrick Tuttofuoco, Kostis Velonis, Pae White.

L’importanza del gruppo è soprattutto legata capacità dei suoi membri di dimostrarsi rappresentanti di una grande avanguardia italiana. Sarà possibile visitare la mostra sino al 6 gennaio 2016.

Flavia Annechini per 9ArtCorsoComo9

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