Piccola riflessione sull’Astrattismo – Piero Dorazio

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Pensando all’arte astratta viene subito in mente Kandinskij, ad alcuni forse Mondrian con i suoi reticoli geometricamente perfetti. A pochi verrà affettivamente da riflettere sul lascito dell’astrattismo e sulle sperimentazioni che da questo si sono auto generate. Questo perché da inizio ‘900 in poi si sono avvicendate una grande quantità di correnti artistiche, tutte con nomi e soprattutto con presupposti nuovi che hanno fatto passare in secondo piano l’elemento più evidente, ossia la scelta dell’astrattismo come mezzo espressivo.

CopertinaDopo la pubblicazione del saggio Lo spirituale nell’arte nel 1912 si è definitivamente concretizzata in Occidente la possibilità di creare opere non figurative e capaci di trasmettere sensazioni solamente attraverso l’andamento delle linee e l’intensità e la contrapposizione dei colori.

L’arte contemporanea ha assorbito in svariati modi il messaggio del saggio di Kandinskij dando vita a opere non figurative con una potenza espressiva nuova. Dall’impressionismo in poi l’arte si è aperta al mondo del sentimento iniziando a concepire una produzione apparentemente priva di soggetto e simbolismo volta solamente alla stimolazione dell’animo dell’osservatore. La svolta astrattista è stata quindi inevitabile, essendo infatti per definizione un’emozione intangibile così ha cercato di diventare l’arte.
Diversi artisti hanno affrontato l’argomento: da Klein con i suoi monocromi, a Pollock che alla potenza del colore ha aggiunto quella della gestualità.

Piero Dorazio, astrattista italiano di maggiore fama, è stato un artista che attraverso l’attento studio delle opere pittoriche e letterarie di Kandinskij e un bagaglio personale fatto di collaborazioni internazionali di grande prestigio ha prodotto opere innovative da un punto di vista coloristico e strutturale.

A dieci anni dalla sua scomparsa la galleria milanese Lorenzelli gli dedica una personale, in mostra fino al 31 dicembre di quest’anno, incentrata sulla parte meno conosciuta della sua produzione. La prima fase artistica di Dorazio è stata quella dei reticoli monocromatici: si tratta di tele che vanno dalle piccole alla grandi dimensioni sulle quali pennellate di un singolo colore si intrecciano creando un’opera dinamica grazie alle diverse intensità date dalla sovrapposizione dei diversi strati pittorici. I critici consacrarono questa prima produzione mettendo in ombra quelle che furono le successive sperimentazioni, meno fortunate da un punto di vista collezionistico anche se di innegabile importanza nel panorama artistico italiano e non.

FullSizeRender_2_48621Dal 1965, Dorazio iniziò a sperimentare  sull’accostamento di più colori e sull’effetto che essi davano in base alla variazione dell’andamento della pennellata e della flessuosità o meno del complesso dell’opera. Per assurdo il lavoro finale risulta meno vivo e naturale di quelli precedentemente raggiunti con i monocromi; è più evidente lo studio alla base delle tele e quindi più presente la meccanicità del progetto.
Probabilmente è ascrivibile a questo fattore il minore successo di critica di questa produzione meno conosciuta di Dorazio, ma va comunque considerato come la figura di questo artista fosse in netta controtendenza rispetto alle coeve correnti e come la sua personalità rimanga essenzialmente isolata in un panorama artistico che vedeva come primarie le opere nate dagli impulsi e dalle emozioni fugaci.

Il rischio dell’arte astratta è quella di cadere nel decorativismo e Dorazio si avvicina molto coraggiosamente a questo labile confine: sta poi alla sensibilità di ognuno decidere da che lato di questo margine collocarlo.

Elisa Pizzamiglio per 9ArtCorsoComo9

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