Il pARTicolare. Giuseppe Tomasi di Lampedusa e “Il Gattopardo”

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Se vogliamo che tutto rimanga com’è,

bisogna che tutto cambi.

Giuseppe Tomasi di Lampedusa (23 dicembre 1896 – 23 luglio 1957)

Abiti, una musica, un valzer. Colori, capelli pettinati a chignon, pizzi e gonne.  Ventagli. Fiori, lampadari, luci. Un’opera d’arte, un dipinto immenso, variegato di personalità, di persone umane. Un film di specchi, bellezza, rivalsa e gioia di gioventù. Ma anche solitudine, incertezza e lontananza. Tutto questo, scoperto, alla fine, in un attimo eterno, su un divano.

Nell’opera d’arte delle persone, di fronte a un dipinto, sulle labbra di una donna, nella tenerezza del cuore di un uomo.

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L. Visconti, “Il Gattopardo” – Claudia Cardinale e Burt Lancaster nella scena del ballo

Il film di Luchino Visconti, Il Gattopardo (1963), tratto dall’omonimo romanzo del 1958 di Giuseppe di Tomasi da Lampedusa, mi ha sconvolto dalla prima volta che lo vidi. Per la sua indubitabile bellezza estetica, per il messaggio forte che emana ogni dialogo e ogni sguardo di tre meravigliosi attori: Alain Delon, Claudia Cardinale e più di tutti, Burt Lancaster. E per la bellezza e creazione attenta di ogni particolare. Per la Storia raccontata come opera d’arte.

Ma soprattutto per un pARTicolare.

Alla fine del film rimasi a guardare lo schermo per altri infiniti minuti, in silenzio.

Questo capitò perché Luchino VIsconti, in quelle bellezza estrema e sofisticata, aveva espresso  messaggi forti e storici, sconvolgenti. E  capitò soprattutto perché, per la prima volta, non capii davvero la storia d’amore raccontata. Angelica Sedara (Claudia Cardinale) è futura sposa del giovane Tancredi di Falconeri (Alain Delon). Ma vi è un istante del film, in cui su un divano, Angelica parla, abbraccia e dà un bacio al Principe Don Fabrizio di Salina, il maturo zio di Tancredi (Burt Lancaster).

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Burt Lancaster e Claudia Cardinale

Per tutto il film sono descritti baci, carezze fra i due giovani, ma l’Amore vero accade qui, su questo divano, In questo piccolo attimo, Tra Angelica e Don Fabrizio Salina. E vi è una tale confusione di sentimento che qui, in questo istante, si concentra il senso di tutto il film.

Il Principe è il protagonista, uomo che deve cedere il passo alla gioventù e al futuro. E la storia d’amore dei due giovani, è l’aspetto “micro”dell’enorme cambiamento che sta attraversando l’Italia: la sua Unità, e il passaggio da Monarchia, in Sicilia, alla “Repubblica di Mazzini”.  L’Amore, la gelosia tenera che Il Principe prova per Angelica, e per il nipote Tancredi,  frizzante, spregiudicato e ricco di aspettative come tutti i giovani, è la spiegazione “romantica” e romanzesca del macro-tema storico raccontato nella narrazione.

Su quel divano, Il Principe osserverà anche un dipinto di fronte a lui.  Proprio come capita al protagonista de L’Età dell’innocenza di Martin Scorsese (il regista dichiarò di essersi totalmente ispirato per il suo  film al capolavoro di Visconti): Newland Archer ritroverà se stesso, risentendosi ancora giovane dopo un amore perduto, di fronte a un dipinto di Rubens che rappresenta sensualità e vita, al Museo del Louvre. (Vedi: Il pARTicolare: Rubens ne L’età dell’innocenza di Martin Scorsese).

Qui, invece, il Principe di Salina, per l’accettazione e la coscienza di un amore trovato, si sentirà immensamente vecchio.

Lontano da quella spensieratezza, da quella fiducia nel futuro che lo circonda. Osservando un dipinto, che rappresenta la morte di un uomo. Ecco, qui l’amore è scrigno aperto di coscienza di solitudine. Su quel divano, in quel lunghissimo bacio. In quell’istante Il Principe di Salina si sentirà ancora vivo, ma in un corpo ormai vecchio. In un tempo che non è più il suo. Che non lo appartiene più. E come deve accettare sommessamente l’amore tra il nipote e la bella Angelica, accetterà il nuovo corso dell’Italia.

Una nuova epoca, in cui “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. E lui non si sente pronto a cambiare.

Il film termina con una passeggiata solitaria del Principe.

I miei occhi attaccati a quello schermo.

E una tenerezza immensa, oltre la bellezza, oltre l’opera d’arte.

Federica Maria Marrella per 9ArtCorsoComo9

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