Intervista a Mario Vespasiani in occasione di “Mara as Muse”

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In occasione della sua mostra personale, ArtSpecialDay ha incontrato Mario Vespasiani, artista 37enne di Ascoli Piceno. L’esposizione verrà inaugurata quest’oggi presso lo Studio Vespasiani – One Lab di Ascoli Piceno, e si intitolerà Mara as Muse – Storie di viaggiatori, orizzonti e tavole volanti.

Un’osservazione continua del mondo, maturata in 17 anni di attività artistica.
Le sensazioni, gli oggetti che rievocano significati, i materiali diversi per comunicare messaggi precisi.

Ecco cosa ci ha raccontato.


L’utilizzo tanto di supporti diversi quanto della tecnologia più avanzata, è una necessità emotiva o una scelta razionale?

vespasiani_marioA mio avviso ogni artista, per esprimere il proprio pensiero, dovrebbe maneggiare tutte le opportunità offerte dalla società e dal tempo in cui opera, poi non è detto che debba necessariamente usare le ultimissime invenzioni tecnologiche per dimostrarsi contemporaneo, anzi. Tuttavia la conoscenza insieme alla curiosità data dall’essere in ricerca, comportano senza dubbio un aumento di opportunità e di soluzioni. Tale consapevolezza permette di valutare per ciascuna idea non solo il come ma anche lo strumento migliore per realizzarla.
Nella sua incertezza il tempo che stiamo vivendo è straordinario, perché possiamo apprendere in un battito di ciglia notizie fondamentali ma magari a noi sconosciute, dialogare con persone culturalmente agli antipodi, cercando di cogliere ciò che ci accomuna e arricchisce senza passare per la via del sospetto o peggio dello scontro.
Dobbiamo renderci conto che l’accelerazione che il nostro mondo sta vivendo è anche di natura antropologica e dunque solo rimettendo al centro del nostro quotidiano l’individuo, il concetto di persona, possiamo iniziare a creare delle opere davvero in grado di parlare una lingua universale. Altrimenti, forti delle proprie tradizioni, ognuno cercherà di guardare l’altro solo per un desiderio di emulazione, di competizione o – come abbiamo visto – di distruzione e quantomai per un desiderio di affetto, di stima e di rispetto.
Allo stesso modo cerco di conoscere vari mezzi e adoperarne di inediti per realizzare opere che richiedono un’impronta, che è sempre la mia, ma che cresce in uno sguardo che come ogni passo, affonda e si alza in verticale.
Più che confrontare i miei, con i lavori di altri artisti che possono aver utilizzato le stesse tecniche, cerco di scandagliare le opportunità che quello strumento può dare alla mia immaginazione. Sono nati così progetti che nessuno si sarebbe aspettato e che spontaneamente conducono al successivo.

Mara as Muse è cortometraggio, videoclip, mostra e catalogo ma sembra essere la pittura la sua passione più grande. Ha mai pensato di sperimentare anche il campo della scultura?

opere-mario-vespasianiFino ad oggi, non ho impiegato la scultura, ma non la escludo in futuro. Tutto si deve manifestare con estrema naturalezza ed io devo essere solo pronto a direzionare il flusso, a cogliere l’inclinazione di un desiderio che è vivo, ma che matura con l’esperienza e con la visualizzazione concreta di quello che era solo un pensiero.
Ogni passo ne porta un altro. La mia vita può cambiare il progetto ma non il programma, in quanto come l’arte ha a che fare con una fedeltà di fondo in mezzo ad “innamoramenti” dovuti dalle circostanze. Progetto vuol dire capacità di imboccare le strade secondarie che si presentano, che in apparenza sembrano allontanarci dalla meta.
Osservando realmente ciò che mi circonda, sto imparando ad uscire con più frequenza dal confine che garantisce sicurezza e dal ruolo che assicura un rendimento, per trovare nella “saggezza della deviazione” non solo gli altri e tutta una serie di avvenimenti, ma anche me stesso.

La pittura è dunque una passione irrinunciabile, alcuni la chiamano malattia, altri tormento, per me è come una donna da sedurre (forse anche per questo l’analogia con Mara as Muse) e più ti avvicini, più la sveli, più ti piace. Ogni giorno è così ma quando pensi che sia finalmente tua, cambia veste e non ti rimane che il suo profumo tra le dita, con tutte le note di testa, di cuore e di fondo. La pittura necessita di uno sforzo e di una dedizione pari a quella che serve a mantenere unita una coppia.


Più volte si è confrontato con artisti del passato. Quale pittore ha avuto un’influenza più forte nelle sue scelte artistiche? Perché?

unnamedGli italiani non possono fare a meno di confrontarsi con la bellezza, con la sensazione di grandezza che pervade le nostre città, come i paesaggi e con il senso del sacro da cui il bello deriva. Anche se l’opinione pubblica è orientata a mostrare quasi esclusivamente lo scandalo, lo scempio ed il marcio che di certo non scarseggiano, io – forse perché senza Tv? – mi sono sempre sentito attratto dai valori che edificano, dalle storie che parlano della vita spesa in maniera tanto quotidiana quanto eroica, che si sacrifica ed eccelle senza darsi le arie, senza necessariamente farsi vedere. La mia è una ricerca radicata nella storia dell’arte e dunque nella cristianità, nel gesto creativo che in maniera libera si dona e risplende. Nonostante tutte le difficoltà che possa trovare un giovane artista italiano rispetto ad un collega straniero, io mi sento onorato di intraprendere questa marcia lungo una strada battuta dalle più grandi menti (e braccia) dell’umanità e dai cuori di una profondità insondabile, il cui battito, per chi sa ascoltare, rimbomba anche in questo momento. Ovviamente ci sono stati degli autori che ho trovato particolarmente vicini in certi momenti della mia ricerca e con i quali ho anche sentito l’esigenza di attuare dei dialoghi diretti, intitolati La quarta dimensione tra cui Mario Schifano, Osvaldo Licini, Lorenzo Lotto e Mario Giacomelli. Tuttavia come dicevo, il mio debito verso la storia dell’arte è analogo a quello che ho col presente e questo mi porta a non perdere la curiosità nello scoprire situazioni e autori, anche apparentemente poco considerati, ma che possono rivelarsi di assoluto interesse e attualità. Si tratta di spingersi oltre una soglia che non ignora o esclude definitivamente nemmeno ciò che potrebbe essere lontano dai miei gusti. A mio avviso questo è stato l’errore più grave compiuto dalla critica d’arte negli ultimi venti-trent’anni: discriminare e snobbare il pensiero diverso, creando di conseguenza il vuoto, uno stacco che dalla nostra generazione passa direttamente a quella dei nostri nonni. Per il resto la mia è essenzialmente una ricerca nel colore inteso come rivelazione, come strumento di conoscenza che illumina e vivifica i soggetti, che affonda le sue radici nel mistero e nel simbolo e che deriva dalla grande scuola veneta che ha in Giorgione il capostipite.

Quale ruolo hanno i quattro elementi naturali nella sua vita? Fonte d’ispirazione o campo di ricerca cromatico?

La mia ricerca è nella vita. Sono attento, o cerco di esserlo, a ciò che accade, così come C. S. Lewis parlava col suo humour dell’orrore e della negligenza delle cose ovvie, di quel dolce e scorrevole pendio delle piccole dimenticanze quotidiane e dei torti fatti con leggerezza, non è meno pericoloso delle colpe imperdonabili. Allora mi sforzo di essere più che un buon uomo un uomo giusto, più che un pittore un artista. Sono attratto dagli elementi naturali perché sono parte di me: mi sento essenzialmente un fuoco, un corso d’acqua montano e un mare calmo, un respiro a pieni polmoni e un pugno di una certa sabbia dorata. E tutto questo ritorna nelle opere, ma attraverso delle metafore, delle descrizioni essenziali e poetiche del presente. Non faccio il cronista, il foto-giornalista che riporta la freddezza dei fatti, provo a riflettere sulla caducità dell’esistenza, su ciò per cui valga la pena spendersi e dunque vivere. Le mie opere hanno così una doppia chiave di lettura, la prima immediata e sensoriale, la seconda profonda per coglierne la complessità (che non vuol dire complicatezza). L’arte di cui parlo è esattamente nel vivere, appartiene a chi la possiede e da questi trabocca in abbondanza. Il resto è decorazione, è etichetta.
La mostra personale Sic Luceat Lux tenutasi da agosto a novembre 2015, ha cercato di evidenziare come nei miei diciassette anni di lavoro, la componete cromatica fosse la chiave di accesso alla comprensione di un mondo che, in ogni soggetto raffigurato, trova il richiamo in una luce di un livello superiore, visibile quanto rivelativo.


Il bel volume
Mara as Muse attraverso la fotografia indaga la donna nella sua totalità, sotto l’aspetto espressivo e fisico. La donna è per lei al centro dell’universo o è uno “spazio emotivo” che, come un corpo celeste, brilla di luce propria a prescindere da tutto?

mariomara-life-marcheIl progetto Mara as Muse è arrivato al terzo volume e al secondo dedicato completamente all’indagine fotografica. Essendo attratto per curiosità da ciò che in me è uguale e contrario, la donna mi è parsa dal principio il primo argomento da sviscerare e fin dall’origine un enigma, l’esperienza più completa che un uomo possa decidere di compiere con le proprie forze. Non in termini sessuali, se mai in termini di sensualità complice, parlo dell’abisso che divide un maschio da una femmina della stessa specie, ma in orbita su pianeti diversi. Della scalata che unisce una luna mutevole, incantevole e fluida, con un sole vulcanico in perenne eruzione. Mara as Muse sta diventando l’esperienza conoscitiva più alta con la persona che ho a fianco, è quello che ciascuno dovrebbe fare nel riflettere sul volto altrui un amore incondizionato, uno stupore che si rinnova e che spinge a riceverlo di riflesso. Non mi interessa la bellezza fine a se stessa di Mara, quella sarebbe a tempo determinato e relativa, cerco la potenza che una donna tira fuori quando sa di essere amata, quando ogni suo sguardo raggiunge un approdo sicuro, lo incendia e poi esplode fino a quel centro dell’universo di cui parlavi. Per questo motivo scatto, per questo la dipingo, inseguo quell’attimo che diventa eterno, preghiera per aver avuto in dono un valore smisurato. Di recente parlando con un critico sul fatto di come Mara mai venga ritratta nuda, ho sottolineato come nel mondo contemporaneo non ci sia tutto questo bisogno di un corpo svestito in più, bensì di una emozione palpitante che sappia rispondere ad un’esigenza di comunione e di condivisione. Ci sono le modelle che si spogliano, le belle vere, le rifatte, quelle troppo giovani per aver combinato qualcosa, poi arriva un altro genere di donne, che definisco rilevanti e queste non hanno bisogno di spogliarsi. Mara as Muse oltre ad essere il titolo di un progetto fotografico è il nostro modo di stare al mondo, che si esprime con oggetti, immagini, relazioni e soprattutto con la nostra presenza, con la vitalità che ci appartiene, con la libertà che ci siamo guadagnati con cui cerchiamo di diffondere un’estetica indipendente, differente da qualsiasi altro riferimento più o meno famoso o costruito. Quello che resta, ciò che a noi sta a cuore è l’essere integri nella forma in cui l’arte riflette la vita. Una sfida difficile ed eroica. Su questo non si può ingannare e quando c’è, si capisce.

Ringraziamo Mario Vespasiani per il tempo che concessoci e vi invitiamo a ammirare la sua opera.

Felicia Guida per 9ArtCorsoComo9

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