Steven Spielberg, il primo fra gli ultimi grandi registi di Hollywood

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Dietro a molti dei film della mia infanzia c’è una sola persona: Steven Spielberg (Cincinnati, 18 dicembre 1946). Oggi, che il grande regista statunitense compie 69 anni, mi sembra un buona occasione per ripercorrere passo passo alcune delle pellicole che, al pari dei cartoni Disney, hanno plasmato la generazione nata fra gli anni Ottanta e Novanta.
Non parlo, però, solamente di Indiana Jones, Lo Squalo, E. T. o Jurassic Park. Parlo anche de Il colore viola, Schindler’s List e A.I. Intelligenza artificiale: perché Spielberg non ha solo parlato di sogni, crescita, infanzia, non ha soltanto giocato con i dinosauri e gli alieni come sognavano di fare molti ragazzini di quell’epoca, ma ha regalato al mondo anche pellicole importanti, tutt’altro che timorose di prendere d’assalto alcune delle tematiche più spinose della storia dell’umanità.

C’è, nella filmografia sterminata e variegata di Spielberg, un attento studio della crescita dell’uomo, che fa assomigliare i suoi molti lungometraggi a quei Bildungsroman che nella letteratura hanno raccontato la crescita e la maturazione del protagonista lungo il corso della sua vita.
Mi piace pensare che, nelle sue diverse fasi, Spielberg abbia fatto lo stesso, prendendo di volta in volta spunto dalla sua prolifica immaginazione per parlare di qualcosa con cui ciascuno di noi abbia potuto connettersi. È, questa, la cifra costante della produzione del regista, o almeno lo è stata nella prima parte della sua carriera. Poi, forse complice una maggiore esperienza, professionale e di vita vissuta, Spielberg si è approcciato a film di più ampio respiro, spesso storici, come l’immenso Lincoln del 2013 che fruttò a Daniel Day Lewis il suo terzo Oscar, o l’ultimissimo Il ponte delle spie, che tratta il tema della Guerra Fredda.

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Steven Spielberg e Drew Barrymore sul set di E.T.

Ma è sulle sue prime pellicole che voglio concentrarmi. Perché Indiana Jones, E.T., Jurassic Park sono diventati dei classici contro ogni previsione: qualcuno avrebbe scommesso anche un solo centesimo su un film basato su dei dinosauri impazziti o su uno strambo essere alieno che volava in bicicletta verso casa? No, eppure Spielberg ha sconvolto ogni aspettativa, impressionando Hollywood e tutto il mondo intero, arrivando a raccogliere le lodi di Federico Fellini, di François Truffaut, di Stanley Kubrik da cui ricevette in eredità la bellissima, struggente sceneggiatura di A.I – Intelligenza artificiale e che fuse insieme i talenti dell’uno e dell’altro, dando vita ad una favola in pieno stile spielberghiano ambientata nei mondi cari a Kubrik. Spielberg ha affermato di sognare per vivere e queste sue creature sono la testimonianza più pregnante del potere dell’immaginazione che, non è difficile crederlo, sia l’arma più micidiale che avesse per poter sfondare come poi ha effettivamente fatto.

Ma non ci sono solo sogni, nella sua filmografia. Alcuni suoi titolo sono dei forti richiami alla realtà, un invito a non dimenticare che la vita non è fatta solo di alieni, e dinosauri, e squali giganti, e non è nemmeno un’avventura senza fine come quella del buon Indi. La vita è fatta anche di tragedie senza fine, di errori ciclici e la natura umana, nello specifico, sa essere tanto buona e innocente, quanto cattiva e spietata. Spielberg ce lo ricorda raccontando il razzismo e la sottomissione femminile de Il colore viola e lo fa ancora di più con Schindler’s List, dove mostra l’orrore della Shoah e il coraggio di un uomo solo contro la furia di un impero malato, e in Salvate il soldato Ryan.

Spielberg ha significato tanto per tante persone, segnando con regolare cadenza le tappe della vita di chi ha avuto la fortuna di crescere mentre il suo talento esplodeva. All’età di quasi settantanni rimane tutt’oggi uno degli affabulatori più bravi di tutta Hollyood.

A volte mi nascondo dietro le mie pellicole di fantasia perché sono un rifugio molto comodo e piacevole.

 Giulio Scollo per 9ArtCorsoComo9

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