E-Motion Pictures – Bella e perduta

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Con Bella e perduta il regista Pietro Marcello firma la sua personale lettera d’amore all’Italia.
Il documentario, presentato in anteprima al festival di Torino dello scorso mese, racconta il lungo viaggio di un Pulcinella nella sua terra natia, la Campania, per esaudire l’ultimo desiderio del vecchio pastore Tommaso, morto la notte di Natale dopo aver trascorso una vita a spendersi, umanamente ed economicamente, per curare la reggia borbonica di Carditello. Il desiderio esalato in punto di morte da Tommaso dà vita a una sorta di divinità dell’oltretomba, che ascolta i morti e si muove fra i vivi, e che in questo documentario napoletano dal taglio fiabesco, ma ferocemente realista, non poteva che prendere le sembianze dell’antica maschera di queste zone, Pulcinella. A quest’ultima è affidato il compito di salvare il bufalo Sarchiapone che, in quanto maschio, è destinato al macello.

Taken and processed with Cameramatic app.
Pietro Marcello

Attraverso gli occhi della maschera, ci è permesso di errare, per poco meno di un’ora e mezza, in questa terra degli antipodi. L’atmosfera fortemente lirica e favolosa del documentario non attenua e non toglie nulla alla forte denuncia sociale che esso contiene, né vanifica il realismo di ciò di cui Pulcinella è testimone. Fermarsi al fatto che il protagonista è uno spirito, un fantasma vestito da pagliaccio triste e che il fulcro narrativo della vicenda è il salvataggio di un bufalo sarebbe peccare di superficialità. Perché se c’è una cosa che il grande cinema fa è proprio quello di trovare un pretesto e allargare sapientemente il punto di vista, fino a farla diventare qualcosa di universale.
Queste opere, ora che lo scandalo della Terra dei Fuochi sembra essere stato rimosso dalla coscienza collettiva e dai mass-media, oltre che dall’agenda politica di governo e parlamento, sono quanto mai necessarie per non far relegare queste situazioni a trafiletti di poche righe dei giornali locali.

Perché il senso di Bella e perduta è riassunto già nel suo titolo: la Campania che Marcello ci racconta, con l’aiuto di Elio Germano che ha prestato tanto il suo forte attivismo sociale quanto la sua voce al bufalo Sarchiapone, è un luogo davvero magico, dai paesaggi mozzafiato, dal retaggio storico fortissimo, radicato nel territorio, da una cultura spesso dimenticata o, peggio, irrisa. Ma è anche un luogo lasciato a se stesso, marcio in molti punti, depredato da camorra, inquinato da rifiuti tossici, tutto nell’incuria e nell’assenza di uno Stato intervenuto, forse consapevolmente, troppo tardi.
1437048677131_0570x0376_1437048701717Il documentario è, dunque, un lento oscillare fra un polo e un altro, muovendosi sull’asse delle dicotomie conclamate e quelle a volte meno conosciute o meno pubblicizzate – le manifestazioni anti-camorra, i comitati ambientalisti che lottano per la bonifica della Terra dei Fuochi – in un lento rollare della camera che accarezza prima i declivi immaginifici del Vesuvio e poi punta l’obbiettivo sui terreni devastati dagli scarichi abusivi.

Bella e perduta è un documentario estremamente importante. Non solo per la sua straordinaria valenza artistica, non solo perché presenta una commistione originale e riuscitissima di realismo e fantastico, ma anche, e fondamentalmente, perché racconta un pezzo di Italia spesso dimenticato, vittima di pregiudizi antichi e di stereotipi scarsamente aderenti alla realtà.

Bella e perduta è insieme un documentario di rivolta e di struggente malinconia, ovvero, la quintessenza di un piccolo capolavoro cinematografico.

Giulio Scollo per 9ArtCorsoComo9

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