Le “Affinità Elettive da De Chirico a Burri” in mostra a Roma

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A differenza dei collezionisti non frequento gli antiquari, non vado alle aste, non visito le mostre. Ho, sì, un mio museo immaginario formato dalle opere più amate e ammirate nel tempo. Esse sono per me tutte oggetto di uguale amore e degne della più devota contemplazione; abitano la mia mente come la mia casa
Luigi Magnani

2In seguito alla collaborazione recentemente avviata tra la Galleria d’Arte Moderna di Roma e la Fondazione Magnani Rocca, viene inaugurata da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, la mostra Affinità Elettive da De Chirico a Burri, in esposizione da oggi giovedì 17 dicembre 2015 al 13 marzo 2016.

Esposte al pubblico circa quaranta opere della collezione parmense, in dialogo con un numero analogo di capolavori della Galleria d’Arte Moderna, viene a crearsi un percorso di confronto tra il linguaggio artistico dei massimi esponenti dei filoni di metà Novecento e gli artisti che produssero un’arte affine.
Dal riconosciuto valore della Fondazione parmense nasce la volontà di presentare al pubblico l’immensa fortuna accumulata nel corso degli anni dall’illustre mecenate e musicologo Luigi Magnani.
6Grande estimatore d’arte, Magnani viene ugualmente riconosciuto come appassionato di musica, tanto da commissionare ai maggiori artisti dell’epoca opere che presentassero rimandi agli strumenti musicali: Natura morta con pianoforte di Renato Guttuso e Natura morta tra strumenti musicali di Giorgio Morandi.

La mostra segue tre percorsi suddivisi in altrettanti piani. Al primo, il filo conduttore è da ricondurre al linguaggio metafisico caratterizzato da atmosfere sospese, lunghe attese irrisolte, messaggi criptici e paesaggi lunari. L’opera scelta in rappresentanza della corrente metafisica è Enigma della partenza di Giorgio De Chirico al cui dialogo vengono poste opere come la Marina di Carlo Carrà. L’esposizione continua con artisti quali Felice Casorati, Filippo De Pisis, Ferruccio Ferrazzi e Pasquale Morino che, nonostante lavorassero in anni diversi, rispecchiano quell’arte visionaria dechirichiana. Continuando il percorso enigmatico dell’artista, la mostra ci immerge nelle nature morte di Giorgio Morandi che condivide la stessa vertigine fantastica di illusione e di rigore plastico e geometrico del pittore greco di nascita. L’obiettivo dell’artista è restituire dignità all’oggetto quotidiano, suscitando stupore nello spettatore attraverso la vero somiglianza.
4Se da una parte Morandi ricalca il modello introdotto dalle nature morte pre-cubiste di Cezanne, dall’altra artisti quali Roberto Melli e Francesco Trombadori, nonostante la diversità di temperamento, si riconoscono in basi culturali condivise e in altrettante esperienze di lavoro. A rappresentanza della seconda generazione del movimento futurista troviamo artisti quali Gino Severini e Benedetta K Marinetti. Quest’ultima ricalca il tema tipico del futurismo dato dal movimento e dalla velocità attraverso la scomposizione dell’immagine come in Velocità di motoscafo, invece Severini propone il tema della danza come in Dansause articulèe e rimanda all’arte musiva bizantina e romana in Composizione.

1Abbandonato il futurismo e le geometrie di Morandi, si arriva all’essenzialità della figura depurata da ogni ornamento di Giacomo Manzù. Le forme da lui adoperate si presentano irrigidite trasmettendo tensione emotiva anche grazie alla rappresentazione della Bambina sulla sedia ad occhi chiusi, nata dalla volontà di rivolgere la mente ad un pensiero interiore. Nella stessa sala troviamo due opere di Alberto Savinio, fratello di Giorgio De Chirico, e un’unica tela di Alberto Burri, il quale, introdotto nella scena artistica dallo stesso Magnani, si fa portavoce dell’arte “scandalosa” dell’Italia di metà Novecento: sacchi, plastica, yuta e altri materiali poveri diverranno strumenti che gli permetteranno di acquisire fama presso il grande pubblico.
A conclusione del percorso vi è una sezione dedicata alle acqueforti di Giorgio Morandi e i relativi rapporti epistolari tra Luigi Magnani e la sua cerchia di artisti. Grazie alle opere grafiche qui esposte, comprendiamo l’importanza della preparazione in vista dell’opera d’arte finale.

La mostra consente allo spettatore un approfondimento alternativo, stimolante e ricco di suggestioni grazie al confronto di opere prodotte dalla prima metà del Novecento fino ad arrivare alle ricerche informali di Burri.

Giulia Mattioni e Chiara Tondolo per 9ArtCorsoComo9

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