E Banksy ci disse: “Steve Jobs era figlio di un migrante siriano”

1 1.263

steve-jobs-banksyBanksy è ricomparso sulla scena internazionale e lo ha fatto in maniera provocatoria, come consuetudine. Questa volta l’artista ha deciso di far leva su una delle icone più pop ed idolatrate del mondo occidentale moderno, per sensibilizzare una volta in più sul tema dei profughi siriani e non.

L’ultimo lavoro dello street artist è comparso a Calais nel nord della Francia, sia nel centro cittadino che sui muri del campo profughi della città detto La Giungla, al quale Banksy aveva già donato parte di Dismaland, luogo simbolo della fuga siriana, dove migliaia di persone sono bloccate nell’attesa di riuscire a superare il Canale della Manica e ricominciare la propria vita in terra d’Albione.
Il graffito in questione, come spiega lo stesso artista sul suo sito, si intitola Steve Jobs era figlio di un migrante siriano: l’aspetto più interessante è che non è una mera provocazione, è la verità. Il padre naturale del fondatore di Apple infatti nacque a Homs, città della Siria oggi rasa al suolo dalla guerra in corso, ed arrivò negli Stati Uniti giovanissimo. Steve fu dato in adozione appena nato ad una coppia di armeni-americani, un altro popolo quello degli Armeni, anch’esso costretto in passato alla fuga ed all’esilio.
Jobs è rappresentato nel graffito con il suo look tipico, ma con una sacca in spalla e un vecchio computer in mano, in fuga.

Sempre a Calais, è comparso un altro murales sempre di Banksy che invece si rifà al quadro neoclassico La zattera della Medusa di Theodore Gericault: riprendendo l’opera esposta al Louvre, l’artista ha però dipinto un barcone di disperati che solcano il Mediterraneo, in bilico tra la vita e la morte. Non siamo tutti sulla stessa barca ha scritto l’artista inglese accanto al graffito.

1035x692-bank2Il fine di queste due opere apparse proprio a Calais è quello di raccontare la situazione all’interno dei campi profughi, tenendo sempre alto l’interesse per queste persone disgraziate: Banksy ci vuole ricordare questi esseri umani in attesa dei documenti per passare il confine, abbandonate al loro destino dopo aver sopportato atroci sofferenze, viaggi rischiosi e perdite umane, senza dimenticare il fatto di essere stati costretti ad abbandonare la propria terra.

L’artista inglese senza volto, ha voluto per l’occasione diffondere un comunicato stampa nel quale spiega il perché di questa azione e il suo significato:

Siamo soliti pensare che l’immigrazione sia un peso economico per il paese ma Steve Jobs era figlio di un migrante siriano. Apple paga più di sette miliardi di tasse all’anno ed esiste solo perché l’America ha accolto un giovane uomo arrivato da Homs.

Un po’ come una delle tante frasi che circolano sui social, spesso smielate alle quali non diamo troppo peso: «E se la cura per il cancro fosse nella mente di chi non può studiare?»

Già. Le cosiddette risorse umane sono ovunque, basta dar loro gli strumenti per migliorarsi, acculturarsi e quindi esprimersi e Banksy, ancora una volta, con il solo potere delle immagini e di pochissime parole, ha saputo veicolare questo messaggio al quale è impossibile rimanere indifferenti.

Carlotta Tosoni per 9ArtCorsoComo9

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.