Balasso nei panni di Sartana terrorizza la Pianura Padana

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Omicidi, truffe, raggiri, ricatti, razzismo, adultèri, amori saffici, corruzione, concussione, malagiustizia e persino i prodromi di una guerra civile, il tutto condensato in due ore.
No, non si tratta di una puntata standard di Barbara d’Urso, ma l’ultimo e molto più godibile lavoro teatrale di Natalino Balasso, La Cativissima epopea di Toni Sartana, che abbiamo seguito in quel di Monfalcone nell’ottimo allestimento del Teatro Comunale, che ha a sua volta “goduto” di un ottimo ed ilare pubblico. image (1)Sì, in questo caso il pubblico va citato perché ha risposto con autoironia e compresa partecipazione ad uno spettacolo messo su da un comico (Balasso ne è anche autore nonché regista), durante il quale si ride quando non si sghignazza, ma che in buona sostanza contiene un ritratto impietoso dell’operoso Nord-Est da una parte, e una critica assolutamente feroce al modus operandi della presente politica.

Diciamo quindi chiaramente che al di là del linguaggio triviale che chiama la risata facile, la commedia è provocatoria, complessa, ricca di spunti sociali e di costume, o malcostume. Balasso crea, sulla base del Jarry altrettanto discusso di Ubu Roi, un Toni Sartana sindaco di un paesino della pianura della Regione Serenissima, che ascende fino alla carica di Asesore ai Schei regionale, e poi punta a diventare dittatore assoluto della conquistanda limitrofa Regione Giulia.

Tutto questo, partendo dall’omicidio del più diretto concorrente, Iuppiter Benetti, istigato in origine dalla moglie novella Lady Macbeth (straordinaria Francesca Botti) sicuramente più cinica e cattiva di lui, le cui aspirazioni sono la mastoplastica additiva e lo sbiancamento dell’ano.

Va detto, la commedia non è tecnicamente comica nel senso pirandelliano del termine: linguaggio triviale, contaminazioni dialettali, caricature e riferimenti ne fanno più un vero e proprio capolavoro del grottesco. A partire da Toni Sartana, naturalmente: gli over –anta avranno senz’altro il nome in orecchio, “cattivo” per antonomasia del filone più deteriore degli spaghetti-western (quelli NON diretti da Leone, per intenderci), e infatti il cativisimo ha cinturone e pistola con fondina propriamente da far west, ma gessato stile gangster anni ’30 e scarpe bicolori, e alterna con leggiadra inconsapevolezza colpi di pistola, omicidi su commissione, ricatti e corruzione, incorruttibile nella propria violenza fine a se stessa.

balasso sartanaMa a differenza di quanto ci aveva abituato il professor Anatoli Balasz, Balasso non è da solo, in tutti i sensi: porta con sé sul palco 5 giovani attori veneti, a cui fa fregolianamente interpretare una quindicina almeno di personaggi. I ritmi sono altissimi, ma tutti reggono l’impatto sia con la comicità, sia con il ritratto sociale: Sartana si serve di sgherri (i “bravi” della situazione) guidati dal capo Ultras di Dominanza Rodigina (un bravissimo Andrea Pennacchi) il cui motto è “dominio territoriale, culturale e razziale”. E in un mondo dominato dai schei, non possono mancare i magnaschei, nere figure da coro greco con cilindro da finanziere, che fan tanto massoneria e governo occulto.

Fedeltà, amicizia, solidarietà e onestà sono parole sconosciute: tutti tradiscono tutti, e ovviamente la caduta finale è rovinosa. O forse non tanto, perché possiamo contare sulla laurea fasulla del giudice. E mentre a Satana scappa un Ruspa!” poco metaforico, si dipana sotto i nostri occhi uno scenario futuro ma non troppo, una vaga atmosfera nebbiopadana da Blade Runner dell’ex locomotiva d’Italia, l’operoso Nord-Est, in cui non c’è più spazio per i rapporti umani, in primis correttezza e pietà.

Il popolo della regione Serenissima, ha scelto: tra Essere e Avere è assai meglio Avere. Almeno per ora, perché Balasso ci fa sapere che La Cativissima è il primo quadro di una trilogia.

Aspettiamo ansiosi il seguito.

Vieri Peroncini per 9ArtCorsoComo9

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