Arnolfo di Cambio e il presepe più antico della Storia

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8Alla domanda “dove si trova il presepe più antico del mondo?”, molti non sapranno rispondere. La soluzione vi sorprenderà: si trova in una delle quattro basiliche papali di Roma, unica ad aver conservato la struttura paleocristiana: stiamo parlando di Santa Maria Maggiore.

La costruzione del primo presepe inanimato fu commissionata all’artista di Colle di Val d’Elsa, Arnolfo di Cambio, tra il 1290-91. Il volere sopraggiunse da parte del papa Niccolò V, che aveva come obiettivo quello di celebrare il presepe ideato da San Francesco a Greccio. Custodito all’interno del museo di Santa Maria Maggiore, il presepe si presenta incompleto sia a causa della dispersione nel corso del Cinquecento delle figure della Vergine e del Bambino, sia per il trasferimento, avvenuto nel 1590 per volere di Sisto V, dalla Cappella del Sacramento alla cripta nella zona retrostante.

Da un’analisi ravvicinata delle sculture superstiti, possiamo notare come queste presentino almeno quattro punti di vista: da ciò si desume che fossero collocate o attorno alla Vergine o nella nicchia rettangolare, coinvolgendo ad effetto lo spettatore. Visionando l’opera non ci troveremmo di fronte statue a tutto tondo, bensì un’ elaborazione pittorica e plastica delle pareti murarie. Il tutto consta di quattro gruppi marmorei costituiti dalla figura della Vergine e del Bambino, San Giuseppe e i tre Magi, l’asino e il bue.
La figura di San Giuseppe compie un passo verso lo spettatore creando l’effetto tipico arnolfiano legato alla compartecipazione del pubblico alla scena: inoltre il soggetto presenta un aspetto rustico, tanto da ricordare le figure romaniche lombarde, a differenza degli altri personaggi che subiscono l’influenza del gotico d’Oltralpe. Dall’altra parte troviamo i due Magi ad altorilievo che fuoriescono dalla lastra rettangolare dipinta a girali frondosi.
Secondo recenti studi, le figure furono realizzate da parte di un collaboratore mentre il disegno viene riconosciuto come arnolfiano.
3 (1)Dalla disposizione dei personaggi comprendiamo che la scena avviene in una casa in muratura, munita di porta i cui due personaggi si accingono a varcare, sollevando un piede per scendere la soglia: il più giovane cortesemente cede il passo al più anziano o lo induce al cammino. Davanti alla neo statua della Madonna, troviamo la figura di un Magio inginocchiato caratterizzato dalla barba a mezz’aria. La disposizione di spalle della figura ci rimanda al soggetto caravaggesco del mendicante in La madonna dei pellegrini nella chiesa di Sant’Agostino a Roma. Dall’analisi del bue, che ci appare lavorato solo sul lato sinistro, possiamo dedurre l’attuazione del principio di visibilità, ossia vengono realizzate solo le parti visibili allo spettatore. Inoltre, si è constatato che le teste sovrastavano la mangiatoia. Per tale motivazione la Vergine arnolfiana doveva trovarsi sdraiata in posizione puerpera, con la testa a sinistra a lato della mangiatoia.

5Fonti diverse contraddistinguono il suo operato. Se da una parte riconosciamo la raffinatezza ed eleganza degli intagli, tanto da essere paragonata alla scultorea francese, dall’altra ritroviamo il realismo incorporato durante la sua formazione presso Nicola Pisano. Nonostante questi modelli, alcuni tratti sono riconosciuti come unici dello suo stile: la schieratura ritmica delle figure, la loro solennità, tanto da ricordare delle colonne, il modellato ampio e vigoroso insieme alla disposizione scenica.
Spesso viene ricordato come colui che fu in grado di rappresentare l’azione con una forte carica espressiva ma allo stesso tempo realistica. Per questa motivazione il suo operato viene spesso paragonato a quello di Giotto, interprete delle prime forme realistiche anche in campo religioso. Se con Giotto lo spazio diviene campo dell’azione umana, lo stesso abbiamo con Arnolfo di Cambio, il quale è stato spesso visto come colui che determinò l’evoluzione stilistica del giovane responsabile degli affreschi del cantiere di Assisi. Riprendendo il presepe di Greccio, Arnolfo realizza un apparato scultoreo unico, in grado di celebrare la Natività in tutta la sua sacralità, coniugando la bellezza stilistica e le ricerche realistiche avviate in quegli anni, gli stessi in cui si segna il passaggio dall’età medievale a quella moderna.

Chiara Tondolo per 9ArtCorsoComo9

1 Commento
  1. sante guido dice

    buongiorno, vorrei segnalere che c’è un errore nel vstro testo
    si paral di Niccolo V … quando in realtaà si tratta di NIccolo IV
    cordiali saluti
    Sante Guido

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