E-motion Pictures – Caitlyn Jenner

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“ToglieteGLI la medaglia”, “È bella per avere 65 anni”, “Chi ha un corpo migliore? Caitlyn o Kim?”, “Sì ma con il trucco e le luci giuste chiunque può sembrare bello”. Benvenuta nel mondo femminile, Caitlyn Jenner, dove misoginia (con un twist di omofobia) è all’ordine del giorno.

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Caitlyn Jenner durante le riprese del reality

Quando ha cominciato a circolare la notizia che l’ex campione olimpionico Bruce Jenner si stesse sottoponendo a trattamenti farmacologici, estetici e medici per completare la transizione e diventare donna, Internet è esploso. Le speculazioni, e le opinioni non richieste, hanno causato un enorme buzz attorno alla figura di Jenner, già molto conosciuto in patria per i suoi successi sportivi e tornato alla ribalta quando, insieme alla moglie Kris e alle cinque figlie (2 naturali e 3 putative), è diventato uno dei protagonisti del reality Keeping up with the Kardashian, il noto programma di E! che segue le vicende della famiglia Kardashian, a partire dalla più famosa Kim (eletta dal Time come una delle donne più influenti del mondo) fino alle più piccole modelle in erba, le figlie biologiche di Bruce, Kyle e Kendall. Con un’esposizione mediatica già così forte, era naturale che la stampa – scandalistica e non – fiutasse l’odore del sangue e lo scoop facile, tant’è che in rete circolano parecchie foto di paparazzi che testimoniano la progressiva transizione di identità di Bruce in Caitlyn. Sono, questi, momenti che richiederebbero un rispetto rigoroso, e che tuttavia è stato disatteso da gran parte dei media statunitensi che hanno incentrato interi segmenti dei loro talk show sull’argomento, innescando dibattiti sterili e a volte bigotti, molto spesso pieni di un buonismo superficiale che, come testimoniano le citazioni in apertura d’articolo, non rendono giustizia né a Caitlyn, né all’intera comunità transessuale mondiale.

Sono molto pochi, infatti, i giornalisti che hanno scelto l’angolatura più intima per raccontare quella che, volenti o nolenti, sarebbe diventata la notizia più scottante dell’intero palinsesto americano. A Caitlyn Jenner va riconosciuto un enorme coraggio: lei per prima ha deciso di purificare la sua transizione da ogni pettegolezzo, affidando a una commovente intervista con Diane Sawyer la propria versione della storia, l’unica che è davvero degna di essere raccontata. Condividendo la propria esperienza, Caitlyn ha spostato i riflettori sul drammatico caso dei transessuali che spesso sono ignorati, ghettizzati, anche dalla comunità gay, oltre che perseguiti, mobbizati, uccisi, stuprati sull’onda di ignoranza e crudeltà tutt’altro che demistificate dagli organi di informazione. E poiché la consapevolezza è potere, il fatto che Caitlyn Jenner abbia pubblicamente annunciato di aver completato la sua transizione con una copertina di Vanity Fair (dopo che l’anno scorso Laverne Cox, attrice transessuale star della hit di Netflix Orange is the new black, ha ottenuto la copertina del Time come personaggio più influente dell’anno) è sintomo di come, lentamente, le cose stiano cambiando.

Quella che una volta era una comunità ostracizzata, lebbrosa, quasi, da tenere a distanza e ignorare, ora si sta ritagliando un posto importante nella percezione comune, oltre che nella narrativa televisiva e cinematografica a stelle e strisce. E questo è un grande passo avanti, ma c’è ancora tantissima strada da fare. Sono bastati pochi giorni da quando Bruce è diventata Caitlyn eppure tanto è bastato perché la si obbligasse ad una bidimensionalità svilente, tutta basata su apparenza e look, come se il body bianco à la Marylin Monroe indossato per la copertina di Vanity Fair l’avesse già obbligata ad aderire al ruolo della donna oggetto definito, per antonomasia, dalla società patriarcale.

Come Caitlyn deciderà di usare questo suo ritrovato potere, ora completamente slegato da quello altisonante della sua famiglia macina soldi e macina ascolti, potremo scoprirlo attraverso il reality appena approdato anche su MTV Italia, durante il quale Jenner ha specificatamente ammesso di voler esplorare la sua nuova identità, raccontando gioie e dolori di un percorso, fisico e mentale, indubbiamente difficile. Se supportato da una forte consapevolezza, e se sottratto dal voyeurismo fine a se stesso, questo nuovo show potrebbe davvero diventare il punto di partenza per una società un po’ più egualitaria e aperta.

Giulio Scollo per 9ArtCorsoComo9

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