J. Winckelmann: “Non basta dire che una cosa è bella…”

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L’arte, e soprattutto la pittura, è, come dice Simonide, una poesia muta” e svelarne la “grandezza”, attraverso lo studio della storia delle opere d’arte è  il fulcro di tutte gli studi e gli scritti di Johann Joachim Winckelmann (9 dicembre 1717 – 8 giugno 1768).

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Apollo del Belvedere

Nella Storia dell’arte dell’antichità pubblicata nel 1764, per la prima volta non la vita dei singoli artisti ma le opere e la loro armoniosa bellezza sono i pilastri su cui viene articolata la storia dell’arte, partendo dagli Egiziani sino ai Romani.
Winckelmann fu il primo a pensare questa disciplina considerando la produzione artistica in successione cronologica e quindi le opere come espressione di sentimenti ed emozioni, in un momento storico preciso, attraverso scelte stilistiche consapevoli per un fine prestabilito.

Nato il 9 dicembre 1717, si trasferì a Roma il 18 novembre 1755 diventando ben presto amico del  pittore Anton Raphael Mengs. Iniziò un lungo periodo di confronto e collaborazione con il cardinale Alessandro Albani che gli concesse un alloggio nel Palazzo della Cancelleria e proprio sulla ricca Collezione Albani, le Collezioni Vaticana  e Capitolina approfondì lo studio dell’arte antica con metodo e minuziosità.

I suoi sublimi pensieri presero forma in parole che, intrise di amore e poesia, hanno cambiato davvero il linguaggio e, di conseguenza, il corso della storia dell’arte.

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Ebe, Canova

Winckelmann, il padre del Neoclassicismo, fondò tutti i suoi studi sulla passione per l’arte greca, considerata il culmine della capacità dell’uomo di esprimere la perfezione assoluta della bellezza, come dell’acqua presa da una sorgente, che quanto meno è saporosa, vale a dire priva di ogni particella straniera, tanto più si stima salubre”. Eppure, descrivendo il Torso del Belvedere a Roma nel 1759 chiarì che  “Non basta dire che una cosa è bella: si deve anche sapere fino a che punto e perché essa sia bella, evidenziando come l’osservazione, la ricerca e la ricostruzione storica siano fondamentali per una conoscenza consapevole del passato. Per il grande archeologo e studioso  è l’Apollo del Belvedere l’esempio più alto del bello ideale, emblema delle due caratteristiche fondamentali dei capolavori greci: “Una nobile semplicità e una quieta grandezza, sia nella posizione che nell’espressione”.

L’ideale estetico di Winckelmann trovò espressione nelle opere dello scultore neoclassico Antonio Canova, basti ricordare due grandi capolavori: Ercole e Lica, considerata dallo stesso artista non esempio di imitazione o invenzione ma di “esecuzione sublime”, e Ebe che incede con grazia e leggerezza, dal volto imperturbabile,  eterea sembra librarsi tra cielo e terra l’ancella degli dei, simbolo di bellezza e giovinezza eterna.

Felicia Guida per 9ArtCorsoComo9

 

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