Bonus di 500 euro per la Cultura: come sfruttarlo al meglio?

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Era il 24 novembre scorso, quando il nostro premier Matteo Renzi ha pronunciato quelle parole a proposito degli ormai ben noti cinquecento euro destinati ai maggiorenni, dichiarazione che ha sollevato istantanei rumori d’opinione. L’annuncio del nostro politico era inserito in un contesto relativo alla necessità di investire nella cultura come strumento per sconfiggere l’ignoranza, causa di molti mali (il riferimento era in specifico rapporto alla strage terroristica parigina).
Investire nella cultura”. Al di là delle questioni economiche e politiche della comunicazione renziana, il concetto in sé è senza ombra di dubbio ricco dei migliori slanci e propositi. Ma una domanda sorge istintiva: io, singolo individuo, come potrei sfruttare quei soldi per investire nella cultura?
Ecco perché ho provato a rispondermi mettendomi ipoteticamente in gioco nell’utilizzo di questi possibili cinquecento euro. È stato così che, con grande sorriso, mi sono immediatamente tornate in memoria alcune brevi pagine di un originale e simpatico libro letto tempo fa, in cui ritornava lo splendido progetto di “investire nella cultura”. Il libro è Più lontana della luna di Paola Mastracola.
Ecco il passo che ho ripreso in mano appositamente:

[…] noi tre contemplammo i fogli del contratto: avevamo comprato un’enciclopedia.
Trenta volumi, compresi gli aggiornamenti futuri.
Una rata mensile per diciotto anni esatti, un’enorme, gigantesca rata mensile che sembrò pararsi davanti a noi come una montagna. Diciotto anni. Feci un rapido conto. Alla fine, avrei avuto trentun anni. Chissà dov’ero a trentun anni, cosa facevo.
In quel periodo era normale, tutti compravano un’enciclopedia ai propri figli: era ritenuto un investimento, qualcosa che innalzava le sorti, illuminava il futuro.

Questo è quello a cui ho pensato sentendo parlare di investire nella cultura e nel proprio futuro. In breve sintesi, per capire meglio: Lidia – protagonista quindicenne del romanzo della Mastracola – e i suoi genitori si sono impegnati con rate consistenti nell’acquisto di un’enciclopedia proposta loro da un venditore porta a porta. Una tale situazione era frequente nel nostro recente passato italiano. Famiglie spesso con poche risorse economiche e molti figli stabilivano di affrontare sacrifici pur di assicurare ai loro fanciulli un’enciclopedia, senza magari avere neanche in casa una libreria o uno scaffale adeguati per ospitarla. Non era nemmeno sicuro l’utilizzo esaustivo dei volumi, ma il solo fatto di averli in casa “illuminava il futuro”. Questo era il modo per investire nella cultura, uno dei pochi allora considerati. Una speranza che fa sorridere nella sua semplicità e innocente logica.
Al giorno d’oggi l’enciclopedia in volumi preziosi ed elegantemente rilegati ha perso la propria magia, purtroppo, sostituita dal più agevole click online. La stessa sorte è toccata a buona parte dei prodotti culturali, e quindi investire in cultura vorrebbe dire muoversi in un’area senza effettive recinzioni, con un margine di scelta potenzialmente illimitato e disorientante.

Man Reading Book and Sitting on Bookshelf in Library --- Image by © Royalty-Free/CorbisMa se pensassi di sfruttare quell’ipotetico bonus per la mia cultura e il mio futuro, allora, farei in modo di spendere i soldi per un libro che mi aiuti a capire quali siano i miei desideri più legittimi e quale sia la famosa retta via da non smarrire, proprio come è capitato a Lidia. La stessa Lidia vede infatti la luce sui suoi prossimi passi da compiere dopo aver iniziato a leggere un volume di poesie del XIII secolo che narra le vicende e gli amori cavallereschi. Ha così inizio la sua avventura.

Cinquecento euro non sono minimamente accostabili al valore di un’enciclopedia, ma si può tentar di rimediare con una notevole quantità di libri. Quindi, con quei soldi in mano, mi dirigerei subito in libreria (visto che sembra contemplata come destinazione culturale nell’idea di Renzi). Qui cercherei qualcosa che esuli dai giorni nostri. Andrei nelle sezioni dei classici – italiani, francesi, russi, inglesi… – o dei romanzi di secoli addietro o ambientati in terre esotiche. Andrei, insomma, alla ricerca di altro, del diverso da ciò che si vive tutti i giorni e si conosce – come per Lidia –, nella speranza che mi faccia cambiare il modo di osservare il presente e che mi permetta l’oggettivo giudizio e il neutro sguardo sui fatti. Così probabilmente potrei trovare nelle parole scritte da altri o un abbozzo di mia strada o, almeno, una mia non-strada, andando a escluderla con giudizio critico.
Guardare avanti non significa vedere nitidamente cosa ci aspetta, e così anche parlare dello stesso “investimento nella cultura” ci porta a non sapere cosa otterremo. Ognuno investe nel settore culturale che più ama, ma l’importante è avere costantemente curiosità e desiderio di sapere e conoscere.

Sabrina Pessina per 9ArtCorsoComo9

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