Guercio Barbieri detto il Guercino e il suo Abele

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image1Si chiama Barbieri. Eppure nessuno lo conosce con questo nome. Alla storia è passato per il suo talento, ma con un nome dispregiato. Si parla di Guercino. In particolare del suo sguardo “storto” sulla realtà nato dall’influenza artistica di diverse correnti. Da Tiziano e Tintoretto alla scuola dei Carracci. Maestri, insieme ad altri, il cui insegnamento indiretto sull’artista viene, in modo approfondito, analizzato grazie ad un evento straordinario. Tra il 5 e il 13 dicembre, sarà infatti possibile ammirare un capolavoro appena attribuito al Barbieri. Presso le sale di palazzo Estense a Ferrara, dalle 9.30 alle 17.30, si vedrà il Caino e Abele che dopo l’erronea attribuzione al bolognese Guido Reni, è stato rivalutato come opera di Guercino. È proprio il tipico tocco sulla “macchia” , riaffermato dalle recenti radiografie, che ha permesso di convincere la critica.

image3L’opera rappresenta un Abele riverso a terra, il cui corpo riporta tutti i tratti significativi della pittura del maestro emiliano. Masse muscolari rigonfie in una perfetta composizione anatomica il cui realismo risulta di stampo carraccesco. Il tutto accompagnato però, dal drammatismo accentuato dall’uso coloristico della luce che spezza e modula i volumi rendendoli parte dell’atmosfera; caratteristica questa di classico stampo veneto.

Il quadro, appartenuto al collezionista William Holburne, è stato, in questa esposizione, preso ad esempio, di quella che è la pittura giovanile dell’artista, nella quale ancora sono marcati i riferimenti alle correnti presenti all’epoca della composizione.

Tutto fondato sul naturale, dal quale religiosamente copiava ogni cosa nella sua stessa rozzezza e semplicità; prendeva il lume assai d’alto per ottenere l’effetto d’una gran macchia ch’egli sapeva dolcemente accordare, e pareano le sue cose dipinte a chiaroscuro anziché no.

Questo dice di lui il Calvi che ne fa subito paragone con Caravaggio sebbene la sua “Prima maniera” sia di chiaro riferimento tanto manierista, quanto ai fratelli Carracci. Ombre, luci, chiaroscuro: queste le componenti determinati.
image2Pieno realismo che non si spaventa di fronte alla deformazione anche a scapito della bellezza. Il fine però, è una completa realizzazione dello studio sulla luce, nessuna componente plastica rientra nel suo studio. La macchia fine a sè stessa che ne determina lo stile. Questo e molto altro è stato osservato nei testi in catalogo scritti da Andrea Emiliani, Claudio Strinati, Gianni Venturi, Stefano Zanasi, Gloria De Liberali, Nicoletta Gandolfi e Micaela Lipparini.

Occasione unica e imperdibile per approfondire i primi movimenti di pennello che sarebbero poi andati a migliorarsi fino alla definitiva realizzazione delle grandi opere romane dell’artista, che lo porteranno alla realizzazione del suo stile ultimo, o “terza maniera” del classicismo barocco, corrente di cui tutti conosciamo essere parte.

Sara Cusaro 9ArtCorsoComo9

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