Il Museo del Bardo in trasferta al polo Museale di Aquileia

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bardo 01-U10602442891171exB-U10602456283571UwB-384x215@LaStampa-NAZIONALEPer gli amanti dell’arte, l’occasio è indubbiamente interessante: 8 importanti opere, veri e propri capolavori dell’arte delle provincie dell’Africa romana del I°-III° secolo d.C. appartenenti al Museo del Bardo di Tunisi saranno ospitate fino al 31 gennaio 2016 dal polo Museale di Aquileia, perla storico-culturale della Bassa Friulana che ha una affinità elettiva col Bardo (entrambi i musei datano 134 anni e conservano opere degli stessi periodi).

Ciò detto, spendiamo qualche parola descrittiva per dire che abbiamo un mosaico di Cerere e uno di lottatori nudi in presa, una stele funeraria, una raffigurazione di Giove, la testa statuaria dell’imperatore Lucio Vero e raffinate ceramiche della necropoli di Al- Aouja.

134616578-7bc00d40-6c47-4cda-a408-623a51b167b4Ma qui più che l’occasio, l’attenzione cade sulla causa latinamente intesa di questo prestito artistico: il Museo del Bardo infatti è stato oggetto di un attentato da parte dei terroristi dell’ISIS che causò 24 morti e 45 feriti, e conseguenti danni alle opera d’arte contenute nella struttura. L’operazione aquileiese quindi assume un valore tanto più pressante e contingente, e a sua volta inglobata – come primo capitolo – in un progetto dal titolo “Archeologia ferita”, intuizione dei responsabili della Fondazione Aquileia.

museo arch aquileiaVa detto, l’idea di fondo è di matrice opposta a quella che vede combattere gli attentati coi bombardamenti: già secoli addietro crocevia e fucina ante litteram di melting pot, oggi da Aquileia parte il messaggio della lotta al terrorismo iconoclasta a colpi di dialogo, tolleranza e cultura.

Va anche detto che l’iconoclastia non è una prerogativa dell’ISIS, ché anzi le conquiste territoriali belliche da sempre si accompagnano alle distruzioni dei simboli culturali dei territori conquistati con il piuttosto ovvio intento di cancellare la matrice identificativa delle popolazioni sottomesse, forse con l’eccezione di alcuni aspetti della Pax Romana, essendo per i romani praticamente impossibile per questioni di estensione dei domini assoggettare in tutti e per tutti i territori conquistati.

statua bardoIn ogni caso, oggi l’iconoclastia sotto i riflettori è quella arabo-califfo-musulmana, che ha preso la rincorsa forse nell’annus horribilis 2001 con la distruzione da parte dei Talebani in Afghanistan (allora al vertice della Hit Parade dei Stati Canaglia) dei Buddah di Bamiyan. Seguono oggi: Hatra, Mosul, Nimrud ed en passant la decapitazione di Khaled Asaad a Palmira.

Ma notiamo anche, per amore di completezza, che probabilmente l’ISIS sa molto bene il valore non soltanto culturale che l’Unesco certifica, bensì anche quello commerciale che il mercato sommerso dell’arte paga: cancellazione dell’identità culturale e autofinaziamento, le atrocità dell’ISIS hanno verosimilmente una partita doppia, tanto più doppia quanto più difficile da combattere.

 

Vieri Peroncini per 9ArtCorsoComo9

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