Claude Monet: “Faccio quel che penso per esprimere quel che provo”

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Les Nymphéas

Il 14 novembre 1840 a Parigi nacque Claude Monet, il geniale pittore mai abbastanza celebrato.
I suoi inizi furono disegnativi e il primo a riconoscerne il talento fu l’artista normanno Eugène Boudin che lo invitò a dipingere insieme sulla costa quando Monet aveva circa diciassette anni.
Nel 1859 ammirò la pittura dei paesaggisti della Scuola di Barbizon al Salon di Parigi dove ritornerà, dopo la guerra in Algeria, legandosi con grande affetto ai colleghi Bazille, Renoir e Sisley. Con loro si ritirerà nella foresta di Fontainbleau per studiare all’aria aperta le scene, elaborandole definitivamente in studio.
Quasi trentenne Monet torna a Parigi, è un anno molto importante il ‘67 perché la città ospita l’Esposizione Universale, il Salon e, in polemica con la giuria conservatrice dell’istituzione, le personali di Courbet e Manet. L’anno successivo i giurati saranno molto più indulgenti e ammetteranno al Salon Manet, Courbet, Renoir, Degas e lo stesso Monet. Il pittore in questi anni lavora a opere molto diverse tra loro, oscillando tra la pittura di figura e quella di paesaggio.

Dipinge nello stesso anno Sulla riva di Bennecourt raffigurando la compagna Camille sulla riva della Senna. L’olio su tela è un’opera straordinaria per comprendere il cambiamento artistico di Monet: evidenzia l’attenzione alla resa speculare del paesaggio riflesso nel fiume. Comprendiamo il contesto solo attraverso la superficie acquatica perché il pittore volle celarlo, dietro l’albero in primo piano sulla destra.
La pennellata è rapida e spontanea, la tavolozza chiara e luminosa, gli oggetti reali e quelli riflessi hanno lo stesso peso nell’opera che anticipa gli sviluppi dell’ arte monettiana, sino a giungere ai capolavori dell’Oragerie. Seguiranno anni di sperimentazione pittorica e di confronto con gli artisti contemporanei grazie ai soggiorni sia nelle località marine francesi, dove dipinge en plein air, sia a Londra e in Olanda dove rimase ben sei mesi.

Claude-Monet-Poplars-Four-Trees-
Les Quatre Arbres, 1891

Tornato a Parigi, i tempi erano maturi per il grande cambiamento espressivo e gli artisti, che con lui avevano subito le vessazioni della critica ufficiale, si uniscono per esporre le loro opere senza alcun tipo di censura o filtro. Nell’ex studio del fotografo Nadar – al n. 35 di Boulevard des Capucines – si apre nel 1874 la prima mostra impressionista grazie alla tenacia di Pissarro, Monet, Renoir e Degas. Non un luogo concesso dallo Stato, per mediare contrasti e polemiche, come nel ’63 era stato il Salon des Refusés, ma un’esposizione organizzata in piena autonomia, con i soli contributi economici degli artisti in mostra. Saranno sette le mostre impressioniste e a ben quattro partecipò Monet che solo nel 1880, a quarant’anni, terrà a Parigi la sua prima mostra personale. I diciotto quadri esposti cambiano il corso della pittura di paesaggio e non solo, Monet non studia all’aria aperta e rielabora l’opera in studio ma sceglie di terminare le tele immerso nella natura.

I quattro alberi del 1891 è un quadro propriamente impressionista perché il pittore sulla tela dipinge la soggettiva visione del paesaggio, i colori sono sapientemente accostati, le pennellate sembrano dissolversi vaporosamente tanto nel cielo quanto nel fiume. Monet dipinge dalla barca e salda nel dipinto due punti di vista differenti, distinti dalla linea orizzontale della siepe che costeggia il fiume. Siamo nei pressi di Giverny, dove vivrà gli ultimi trent’anni di vita, e proprio nei Pioppi sono già evidenti quegli aspetti che renderanno vibranti le Ninfee proiettandole in un’atmosfera fuori dal tempo.

sulla riva
Au bord de l’eau, Bennecourt – 1868

Nella casa a Giverny, dove morirà il 6 dicembre 1926, si dedicherà completamente allo studio en plein air dello stagno, della vegetazione florida e soprattutto delle piante acquatiche.
Inizialmente, come nella tela Il bacino delle ninfee, armonia in verde del 1899 viene raffigurato anche tutto ciò che è intorno all’acqua e nell’opera si fondano in una visione equilibrata il ponte, i salici, e l’abbondante fioritura sospesa sulle acque.

Nel 1901 il pittore acquista un nuovo terreno e amplia il jardind’eau e dal 1904 tutto ciò che è fuori dall’acqua è fuori dalla tela. Il mondo può essere percepito solo a rovescio, riflesso nelle acque dello stagno, dissolto nella superficie variopinta dove le ninfee con sono fiori ma presenze dinamiche, viste secondo la prospettiva vissuta.
Nella tela Ninfee del 1906 le foglie palmate e i fiori in primo piano hanno una forma arrotondata come viste dall’alto mentre quelle in secondo piano sono scorciate, in prospettiva. Monet in un’unica opera rappresenta lo stagno visto in due momenti differenti, osservando la tela dall’angolo in basso a sinistra sino a quello in alto a destra , abbiamo la stessa visione che aveva Monet volgendo lo sguardo sul piccolo paradiso privato.
Tutto il mondo è lontano. Ciò che avvolge il pittore può esser solo intuito, guardando le acque dal colore evanescente, e le ninfee stesse col passare del tempo diventano macchie di colore astratte nell’atmosfera sognante dell’Orangerie.

Felicia Guida per 9ArtCorsoComo9

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