Callas, la leggenda raccontata da Paola Cortellesi e Dario Fo

0 1.328

Stasera Rai Uno porta in scena Callas: Paola Cortellesi e Dario Fo presentano al grande pubblico lo spettacolo scritto dal premio Nobel con la moglie Franca Rame, morta nel 2013. Si tratta dell’ultima opera da loro composta insieme.

franca-rame-e-dario-fo1-586x418
Dario Fo e Franca Rame

A interpretare la Divina doveva essere proprio Franca, ma la sua scomparsa ha ovviamente rallentato la produzione. Ed è così sbocciato la scintilla artistica e intellettuale fra Dario e Paola che, nella sua vita, ha sempre calcato i palcoscenici del teatro, non disdegnando mai il canto (in cui vanta una grande preparazione che spesso tende a non essere messa in rilievo).

Lo spettacolo verrà anche rimandato in onda il giorno dell’Epifania su Rai 5.

Dario Fo, la Callas, l’ha conosciuta davvero: aveva 20 anni, era alla Scala e faceva Brera. Era lì con i compagni a rinfrescare la sceneggiatura, tra impalcature e varie ed eventuali. E passò lei, passeggiando, come se stesse facendo un passeggiata: lui e gli altri, ovviamente, le intimarono di spostarsi da lì. Fu allora che arrivò il direttore e portò la cantante sul palco. Quando lei cominciò a cantare, loro rimasero estasiati. E furono cacciati dal direttore, visto che si erano messi a spiare le prove dalle quinte.

Maria-Callas
M. Callas

La Cortellesi, nello spettacolo, è ovviamente Maria Callas. Fo, invece, interpreta tre personaggi della vita della cantante: padre, il marito e l’amante. Non è tanto la carriera, brillante e più che nota, della diva quella che verrà messa in luce: saranno i momenti bui, la sua vita complicata, il pubblico che da lei pretendeva sempre così tanto, anche quando la vecchiaia ha reso più difficile per lei il suo lavoro.

Furono gli anni Cinquanta a renderla il mito che è oggi, la donna che tutti prendono di riferimento. Fu grazie a lei che, in Italia e nel mondo, si riscoprirono opere uscite di repertorio perché non c’erano più cantanti abbastanza brave da interpretarle: Il Pirata di Bellini o l’Anna Bolena di Donizetti furono solo alcune delle opere che riportò in auge. Una donna che come cavalli di battaglia poteva vantare Puccini e la sua Tosca, o Bellini e la Norma, la Traviata di Verdi e tantissime altre. Fu lei che riportò in auge la tragedia primo-ottocentesca, utilizzando una tecnica di canto che non veniva più usata da allora. Certo, la Callas vantava di un’estensione vocale ragguardevole: ma, per una cantante, non è tutto. Lei seppe anche recitare, interpretare in modo drammatico il suo repertorio, donando ad ogni sua performance una qualità ed una peculiarità che le rimarranno per sempre proprie.

Ma, come ogni grande personaggio della scena pubblica, anche lei subì i lati negativi dell’essere così famosa, così amata, così brava.

Tra il 1954 e il ’54 perse 36 kg, arrivando a pesare 54 kg: contro la solita caratterizzazione dei soprano, era diventata una donna esile e minuta. Molti hanno voluto vedere il suo cambiamento fisico come voluto, una ricerca spasmodica della perfezione estetica: si arrivò addirittura ad insinuare che avesse mangiato volontariamente delle uova di verme solitario. In realtà, fu probabilmente una dieta a base di carne e verdura a modificare il suo metabolismo al punto di farla dimagrire così tanto. Senza contare i ritmi estenuanti che la vedevano continuamente in giro per il mondo.

006-maria-callas-theredlist
M. Callas

A ciò si aggiunse un vero e proprio cambio di immagine, la trasformazione Callas: Maria si trasformò in un’imitazione di Audrey Hepburn, vista in Vacanze Romane. Nonostante non condividessero in nessun modo i tratti del viso, visto anche le origini smaccatamente greche della Callas, anche la cantante cominciò a usare chignon, frangette, abiti strettissimi in vita e foulard. Riga di eyeliner perfetta. Questo cambio fisico e estetico modificò anche le sue performance: elegante e frenetica, la Callas si muoveva sul palco con una teatralità ed una presenza scenica totalmente nuova.

Quella che la rese, con il tempo, la diva.

Nel 1957 conobbe Aristotele Onassis. E così il suo matrimonio andò verso un inesorabile naufragio. Come la sua vita.

La stampa iniziò a cercarla, a seguirla ovunque andasse, dopo il tradimento.

Intanto, però, la sua voce cominciò a non essere più quella di prima, probabilmente anche per lo stress subito negli anni. Lei rimaneva bravissima, e poche potevano raggiungere le sue vette: ma, quando sei la più brava, basta poco perché la critica ti stronchi. Ad ogni nota mancata, partivano i fischi dalla sala.

E così, lentamente, abbandonò le scene. Ma non certo con pacata rassegnazione.

Sono questi passaggi, oscuri e complicati, della fine della sua vita che la Cortellesi e Fo indagano nel loro spettacolo. Come vive una leggenda? E come tramonta, quando l’età e il fisico non reggono più allo stress esterno, che pretende sempre da te la perfezione?

È un piacere, e anche un onore, che un’opera del genere possa essere trasmessa questa sera sulla nostra rete nazionale.

Marta Merigo per 9ArtCorsoComo9

https://youtu.be/NuEmJZzuG9U?list=RDEMYgVoOhzojYYsZBlH3RjnSQ

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.