Woody Allen: un pendolo che oscilla tra Zelig e Match Point

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80 gli anni compiuti oggi, 45 i film da regista (ultimo The Irrational Man), 46 i film che ha interpretato, 50 gli anni di onorata carriera.
Per Woody Allen davvero si danno i numeri, se praticamente una volta all’anno c’è chi è disposto a finanziare i suoi film. E non ha alcuna intenzione di appendere il ciack al chiodo, ha dichiarato infatti “Farò film finché campo”. Oltre al Buon Compleanno gli si augura dunque longevità e salute per affrontare nuove sfide cinematografiche.

1° dicembre #2
Allen e Diane Keaton in “Io e Annie” – 1975

Prendere in esame l’intera filmografia di Allen è un’impresa alla portata di pochi (e di certo non faccio parte della ciurma) data l’incredibile produttività e complessità delle sue opere, quindi si cercherà di raccontare il genio attraverso le opere più conosciute e rappresentative. 

Ma prima, come ha fatto questo nevrotico ebreo newyorchese dal sottile senso dell’umorismo a diventare uno dei più celebri registi al mondo?

Correva l’anno 1960 quando Woody Allen, che già aveva avuto un piccolo assaggio del mondo dello spettacolo lavorando come autore televisivo, ma senza troppo entusiasmo (“Gli americani non gettano mai via i loro rifiuti. Li trasformano in show televisivi” così la pensava) inizia ufficialmente la sua carriera da stand up comedian in vari cabaret della Grande Mela, presentando quel personaggio – se davvero di personaggio si può parlare – che abbiamo conosciuto in buona parte dei suoi film: l’ebreo nevrotico, ossessivo compulsivo, in continua ricerca dell’amore o in alternativa di uno psicanalista che gli possa risolvere la vita.

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“Zelig” – 1983

Il suo umorismo tragico e intelligente al contempo, conquista il pubblico e così  il cabaret diviene un trampolino per realizzare le sue commedie più visionarie, tra cui Prendi i soldi e scappa e Zelig. Si tratta di pellicole assolutamente innovative e originali, che si concedono tanto momenti di puro nonsense quanto un sapiente e consapevole gioco del linguaggio cinematografico e documentaristico e introducendo le tematiche portanti della sua opera: il rapporto con le donne e la nevrosi.

L’amore viene raccontato in tutte le sue sfaccettature. Nel suo film capolavoro, Manhattan, l’amore è tanto per la sua amata città (si ricordi l’introduzione del film sulle note della Rapsodia in Blue) quanto quello confuso e complesso con i due stereotipi di donna attraente ricorrenti nella sua cinematografia: l’intellettuale, anche lei nevrotica e divertente, e la giovane e bella, dolce e ingenua. In una scena di Io e Annie del 1975 (giudicato il film più buffo in lingua inglese della storia del cinema), Woody Allen interroga i passanti sul segreto della felicità all’interno della coppia, per capire se esiste un qualche escamotage per assicurarsi una certa stabilità (o qualche trucchetto da usare sotto le coperte). E sempre in Io e Annie viene raccontato l’approccio alla sfera sessuale nella scena in cui mostra che già da bambino aveva l’impulso di baciare una compagna di classe.
Allen tratta con leggerezza e umorismo la sessualità, ponendosi sempre in gioco in prima persona, quasi mettendosi a nudo (mai fisicamente, forse per pudicizia), regalando film esilaranti come La dea dell’amore e Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso.

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Jonathan Rhys-Meyers in “Match Point” – 2005

Ma i tabù da superare non si limitano alla sfera sessuale e così il regista esorcizza la paura della morte a partire primi film fino ad arrivare al recente Scoop, in cui alcune scene sono ambientate in un pagano al di là in cui le anime si prendono la briga di svelare scottanti notizie ai giornalisti ancora in vita. Il tema della morte è presentato in maniera completamente diversa nelle opere che svelano la parte più tormentata e riflessiva di Woody Allen, come in Match Point e Sogni e Delitti. Entrambi ispirati alle opere di Dostoevskij (Delitto e Castigo e Fratelli Karamazov), raccontano la morte non come un fatto naturale di cui dobbiamo prendere atto (come accade negli altri film), ma come scelta individuale: quella di togliere la vita ad una persona per inseguire l’obiettivo di realizzazione personale. Match Point e Sogni e Delitti hanno un registro altamente drammatico pur mantenendo gli stilemi di Allen: i drammi che si nascondono tra le scintillanti trame della vita alto-borghese americana. È impietoso con i suoi personaggi, cinico e distaccato, un regista che quasi filosofeggia con la macchina da presa. E se di filosofia vogliamo parlare, si potrebbe dire che la natura del Woody Allen regista è come se fosse un pendolo che oscilla tra i suoi estremi opposti, Zelig e Match Point. Le sfumature intermedie sono i sogni nostalgici di mondi mai visti come in Midnight in Paris o lo scontro con la realtà per chi nella vita vera non ci ha mai vissuto come in Blue Jasmine.

Reazionario solo per ridere (citando Manhattan) ed egocentrico al limite dell’assurdo, Woody Allen è un personaggio che o si odia o si ama, ma certo è che in entrambi i casi gli si renderà merito dell’incredibile costanza nella produzione e coerenza stilistica. Perchè a 80 anni, dietro quegli spessi occhiali vintage, si nasconde lo stesso uomo del 1960, certo con qualche ruga e capello bianco in più, ma con lo stesso intelligente umorismo e la voglia di stupire ancora.

Federica Cunego per 9ArtCorsoComo9

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