Oscar Wilde: dandy comico e martire tragico

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Ormai con l’unanime adesione all’universo dei social nework, tutti conosciamo la potenza delle frasi ad effetto. Quelle frasi così brevi e incisive da risultare indimenticabili, che si immergono repentinamente nel sentire comune.
Proprio recentemente abbiamo attraversato l’era del boom delle Inspirational Quotes, secondo The Guardian, quelle frasi motivazionali accompagnate da sfondo, che invadono Twitter e Facebook e spopolano anche in metropolitana, per strada, su tazze e magliette, le calamite da frigo.

Esempio di Inspirational Quote
Esempio di Inspirational Quote

Troppo spesso sono verità cosi belle per essere vere, da non essere praticate veramente da colui che le pubblica una volta che spento lo schermo, fa zapping nella vita di tutti i giorni. Ma esistono persone che dalle proprie citazioni plasmano uno stile di vita (o forse è il contrario),che insomma vivono una vita coerente a quella promessa dall’audacia delle parole.

Oggi 115 anni fa moriva Oscar Wilde. Nato il 16 ottobre del 1854, a Dublino, immortalò su carta l’amore smodato per il Bello “da sentire” e comunicava in modo perfetto proprio attraverso un aforisma, frase breve ed efficace, con un intero romanzo. Ma fece di più: indossò la potenza delle proprie parole giorno per giorno, fino alle conseguenze più impensabili per un artista destinato ad essere accolto in seno alla gloria letteraria, un dandy così sicuro del proprio talento che sbarcò negli Stati Uniti e sarebbe sbarcato ovunque nel mondo, credendo di dover dichiarare alla dogana solo il proprio genio.

HomosexualitywildeWilde iniziò come studente di classicità al Trinity College di Dublino e si legò alla poesia all’Università di Oxford. Insomma, certo non uno di quegli autori (che diciamocelo, ci stanno più simpatici) per cui l’arte germoglia nei meandri più angusti della disperazione, la precarietà economica, la disfatta sentimentale. Anzi al contrario, lui divenne celebre per gli aforismi brevi e incisivi con aspirazioni aristocratiche. Considerazioni, inutilmente scomode, poiché espresse unicamente a favore del Bello, cioè il meravigliosamente Inutile, specie per la “volgare borghesia” che allena solo il fiuto per il pratico,concetto che proprio gli scrittori decadenti rifuggivano.
Gli aforismi di Wilde, sono raccolti dal gran numero di opere differenti a cui si dedicò, in particolar modo, le commedie.

It is absurd to divide people into good and bad. People are either charming or tedious.
(È assurdo dividere la gente in buona o cattiva. La gente è affascinante o noiosa)

Life is simply a mauvais quart d’heure made up of exquisite moments.
(La vita è semplicemente un mauvais quart d’heure composto di attimi squisiti)

I can resist everything except temptation.
(Posso resistere a tutto tranne che alla tentazione)

Insomma, tanto effetto con poche parole, no?

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Dorian Gray

Ma scrisse un po’ di tutto: fiabe per bambini, commedie teatrali, poesie, romanzi. Molti pensano che per avere esempio di un’autentica storia decadente, in riferimento alla corrente letteraria, basti guardare Dorian Gray tratto dalla sua opera più famosa, Il ritratto di Dorian Gray, storia di un giovane che ossessionato dalla propria perfezione estetica si trasformerà, per questa pretesa da semidio,in un orribile mostro.
In realtà la vera caduta verso l’abisso è Wilde, film del 1997 incentrato sulla sua vita che descrive a grandi linee la vita dell’artista incensato e al massimo della carriera che amante del bon mot e della battuta brillante, del cibo raffinato e della bella compagnia, cadde nel baratro in cui viveva la gente povera e ignota, negli ultimi anni.

Fu proprio così, una vita ad opera d’arte, sceneggiata da quello stesso autore beffardo che da spirito eccentrico e dandy di rara eleganza (tanto da essere beffato dalla rivista umoristica Punch per vezzi e atteggiamenti) lo convertì in un recluso, accusato di sodomia. Accusa giustificata da prove, dacché tutti in patria sapevano della predilezione amorosa di Wilde per i giovani diafani studenti e proprio colui che amò di più tra tra questi, Alfred Douglas, lanciò la pietra dello scandalo.
Condannato a due anni di lavoro forzato, lui che non conosceva la fatica, morì a Parigi di meningite in miseria e solitudine. Con un ultimo cambio di fede verso il cattolicesimo, si spense Oscar Wilde, redimendosi in extremis con l’abbandono dell’amore per il Bello per il conforto divino.

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Sarah Bernhardt

Solo poco prima della morte arriva una netta contrapposizione, quasi profetica di sventura, della sua essenza artistica, con opere come Salomè, dramma sulla passione ossessiva, censurato in patria, ma rappresentato a Parigi nel 1896 dall’inarrivabile attrice Sarah Bernhardt, e ovviamente il De Profundis, amara confessione delle colpe passate, sotto forma di lettera e reale testamento, in cui Wilde rinnega le illusioni ormai sfiorite di avere una vita lucente come una commedia brillante e che Douglas, il magnifico biondo Efebo che sempre amò e per il quale morì, ne fosse solo uno dei principali personaggi.

Ma infine tutto ciò che si cesella sulle pagine della finzione assume nella realtà le tinte macabre della violenza dell’uomo sull’uomo. Dell’amore per un altro uomo.
Per il sommo dandy l’epifania che lo sconvolse in carcere lo trasformò in un santo con anima e carne dolorante. Solo in cella comprende che: “Il dolore è la suprema emozione di cui l’uomo è capace”. Interiorizzazione del dolore che avviene con la Ballata del carcere di Reading, considerato il suo capolavoro poetico, in cui descrive con lingua cadenzata la disperazione dei reclusi.
Proprio a Parigi scrisse lasciandoci in versi il suo cammino verso la dolce Signora:

E il lancinante rimorso e i sudori di sangue,
nessuno li conobbe al pari di me:
perché colui che vive più di una vita
deve morire anche più d’una morte.

L’ingiustizia più eclatante nei confronti di questo artista profondamente distante dalla morale del suo tempo, che davvero aveva vissuto più di una vita perché rappresentò in arte la totalità di una vita, si consumò anche anni dopo la morte. La sua fine associata al marchio pesante della morale. Della pesantezza da cui si era dissociato sempre.

Forse la dipendenza dalla superiorità assoluta dell’esperienza estetica può portare persino un artista acclamato ad una fine tragica. Ma una conclusione degna che accomuna gli scrittori più differenti è senza dubbio che la loro impronta tra le colonne della gloria letteraria sia stata posta aldilà del bene e del male.

Federica Marino per 9ArtCorsoComo9

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