Reagire alla violenza sulle donne: la mostra di Andi Kacziba

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L’ossessione per l’infinita giovinezza e bellezza si scontra con il tempo biologico. Sempre più donne sono così portate a vivere il dramma della mancata o negata maternità.

KAcziba-Andi-@Simone-AngalaroSono le parole che esprimono il pensiero di Andi Kacziba, artista ungherese che dal 10 al 20 dicembre 2015 sarà in mostra allo Studio Museo Francesco Messina di Milano, con un’esposizione dal titolo Vìola curata da Sabino Maria Frassà.

L’artista è una donna di origine ungherese nata nel 1974 che lavora e vive a Milano ormai da diciotto anni. Andi Kacziba ha iniziato la sua carriera lavorando come modella e fotografa, toccando profondamente e con mano la realtà della donna nella nostra società e osservando, con grande minuzia e attenzione, l’impatto che questa ha sul genere femminile. L’indagatore occhio da fotografa ha rilevato come l’ideale della bellezza moderna sia un concetto – spesso, e purtroppo, tradotto in pratica – che porta all’autodistruzione, al rinnegamento della propria natura. Un eterno conflitto tra mente e corpo, una lotta che i canoni del mondo moderno incentivano, spesso inconsciamente e involontariamente.

Andi Kacziba parla di “ossessione per l’infinita giovinezza e bellezza”, utumblr_ncpfhguaDF1ta8quao1_1280no scontro con il tempo biologico e l’ordinario corso della vita. Niente di più vero, oserei dire: chirurgia estetica, diete estreme, ossessione per attività fisica e integratori per raggiungere quella perfezione vana e sfuggevole. Fino a qui si potrebbe generalizzare indistintamente il discorso e farlo valere per uomini e donne, ma l’intenzione dell’artista ungherese abbraccia un disegno più delineato: la tematica della violenza in relazione alla femminilità. Una violenza fisica e psicologica. Il voler sottostare e il volersi piegare, sfidando anche  le leggi della biologia, per rispondere ai dettami della società sono violenze psicofisiche sulla propria persona. È una violenza che fa abbassare l’autostima e modificare il proprio essere fisico e mentale. L’obiettivo di questa mostra è mostrare al pubblico ciò che accade, facendolo attraverso l’arte, e comunicare un messaggio di demolizione della logica presente per puntare e mirare a un miglioramento globale e per tutti.

In consonanza con il suo intento e pensiero, nel 2012 Andi Kacziba ha fondato insieme al curatore della mostra che partirà a dicembre, Sabino Maria Frassà, il premio cramum.

Il premio promuove il dialogo tra generazioni d’artisti e valorizza le giovani eccellenze artistiche in Italia e nella Svizzera di lingua italiana. Il sito del cramum è un work in progress culturale.

premio-Cramum-foto-profilo_5699_31892L’arte ha un linguaggio che sa comunicare molto più efficacemente partendo dal fondo delle cose e portandole in superficie in maniera toccante e stimolante. Spesso gli artisti sono in grado di porci di fronte a questioni sensibili che meritano la giusta riflessione da parte nostra, per punzecchiare in noi lo spirito critico e un’eventuale reazione. Andi Kacziba vuole fare esattamente questo: la violenza sulle donne non è solo quella fisica dell’uomo bruto che deve affermare la propria virilità – o mancanza di virilità? – con la forza e la cattiveria traumatizzante. Se parliamo di violenza, coinvolgiamo anche la sfera psichica dell’essere umano. Una violenza che sa lasciare altrettanti lividi, tagli e cicatrici difficilmente guaribili. L’artista ungherese intende parlare della reazione e della sopravvivenza delle donne a questi tipi di violenza.

Mente sana in corpo sano”, si dice. Credo che Andi Kacziba direbbe piuttosto – con tutta la cautela per la tematica e sottolineando che si tratta di una mia semplice interpretazione del fatto – “corpo sano in mente sana”.

Sabrina Pessina per 9ArtCorsoComo9

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