Arriva a Milano “L’Adorazione dei pastori” di Rubens

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L’Adorazione dei pastori – Peter Paul Rubens (1608)

Dal 3 dicembre Palazzo Marino a Milano ospita L’Adorazione dei pastori di Peter Paul Rubens, il pittore fiammingo tra i maggiori protagonisti della pittura europea del ‘600.

L’olio su tela che arriva a Milano in questi giorni appartiene alla collezione della Pinacoteca comunale di Fermo. Destinato alla chiesa di San Filippo Neri della città marchigiana, è un’opera creata tra marzo e maggio del 1608 dalle dimensioni notevoli, dipinta in piena libertà dal pittore. La critica è unanime nel considerarla un omaggio alla Notte di Correggio, allora custodita a Reggio Emilia, ma in Rubens è forte il riferimento alle novità caravaggesche.
I quattro angeli sono aggrovigliati e i loro corpi si librano concitati, partecipi di un evento così emozionante. Il Bambino è avvolto da una luce soprannaturale che non viene dall’alto ma che si irradia dal corpo ancora in fasce, mentre la Madonna è dolce e materna nel volto illuminato come per riflesso, guardando il figlio.
San Giuseppe è un chiaro riferimento al Caravaggio sia per la scelta cromatica sia per i tratti fortemente espressivi del Santo e dei tre pastori, stupiti e devoti alle spalle della Sacra Famiglia.

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Adorazione dei pastori – Correggio (1525-1530)

L’Adorazione dei pastori di Correggio risale invece al 1525-1530 ed è decisamente un’opera dominata da un forte equilibrio compositivo, animato da un atmosfera familiare, domestica. La luce, le espressioni e i gesti degli astanti sono cinquecenteschi, lontani dalle novità della tela di Rubens dove i colori sono brillanti e la pennellata densa e pastosa, caratteristiche distintive di tutte le opere del pittore che anticiperà le novità del Barocco, superando il Manierismo.

A Roma il pittore mentre dipingeva le pale per la chiesa di Santa Croce in Gerusalemme aveva, tra l’altro, ammirato le opere innovative di Caravaggio e a lungo studiato le Stanze Vaticane e la Cappella Sistina.

Nell’opera di Merisi San Matteo e l’angelo del 1600 della chiesa di San Luigi dei Francesi la figura del Santo, che grazie alla forza cromatica della tunica si stacca dal fondo scuro , fu un riferimento per Rubens che scelse di far emergere San Giuseppe, rispetto ai pastori nella penombra alle sue spalle, proprio attraverso il rosso vibrante delle vesti. La resa muscolosa del polpaccio destro e la monumentalità della figura, che con leggera torsione si rivolge al pastore curioso alle sue spalle, sono un rimando a Michelangelo e Raffaello, a testimoniare come lo studio degli artisti italiani sia stato per Rubens fondamentale.

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San Matteo e l’angelo – Caravaggio (1602)

Dopo “L’Adorazione dei pastori” tornerà ad Anversa e fonderà una grande bottega maturando il suo stile inconfondibile, senza dimenticare i grandi maestri “antichi e moderni”. Nel 1672 Giovan Pietro Bellori ne Le vite de’ pittori… scriverà benché egli stimasse sommamente Raffaello e l’antico, non però imitò mai l’uno o l’altro in parte alcuna […] li alterava tanto con la sua maniera che non lasciava di esse forma o vestigia per riconoscerle.

La tela, esposta a Palazzo Marino fino al 10 gennaio 2016, esprime il genio di Rubens nel percepire e riformulare, in piena autonomia, gli elementi stilistici peculiari delle opere studiate. Con quest’ultima opera italiana si conclude il periodo di formazione del pittore, per dare inizio alle grande stagione artistica che lo vedrà affermarsi in tutta Europa come uomo di cultura, pittore e diplomatico.

Felicia Guida per 9ArtCorsoComo9

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