“Munari politecnico” al Museo del Novecento

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copertinaLa città ha perso un’occasione importante per celebrare in modo degno uno dei suoi grandi maestri”: queste le parole cocenti di Marina Pugliese nell’introduzione del libro Munari politecnico. Fare dell’arte con qualunque mezzo, presentato il 24 novembre al Museo del Novecento. Museo che è proprio una delle case più importanti del genio di Bruno Munari (Milano, 24 ottobre 1907 – Milano, 30 settembre 1998): unico museo pubblico italiano ad avere nella propria collezione permanente due sale dedicate al maestro.

Giovanni Rubino – Silvia Botta – Marco Sammicheli

La mostra Munari politecnico, inaugurata nell’aprile 2014, nasce nel novembre 2013 quando Marco Sammicheli viene incaricato di realizzare il progetto, poi condiviso da Giovanni Rubino, di acquisizione dell’intero fondo Munari della Vodoz-Danese, fondazione piombata in un contesto di crisi. L’operazione estremamente delicata e complessa, soprattutto per motivi di denaro, è stata arenata sul fronte dell’acquisto parziale dalla negazione della Sovrintentenza, la quale aveva decretato l’unicità del nucleo e di conseguenza l’impossibilità di frazionarlo. Questo non ha però impedito che l’impegno confluisse, oltre che in una mostra (incentrata sull’essere, appunto, “politecnico” di Munari e su un focus fotografico inedito), in una Giornata Internazionale di Studi. Il 3 giugno 2014, infatti, una tavola rotonda di studiosi da tutto il mondo ha ricercato i punti comuni e non solo, dell’intensa attività artistica di Munari: una ricerca che ha ancora molti aspetti da indagare (Rubino ha usato la metafora di una rottura in una grande lastra di ghiaccio che permette ad altre navi di percorrere il mare), data la poliedricità dell’artista, ma da cui è scaturito il nucleo centrale del libro.

Il libro, che compensa efficacemente l’assenza di un catalogo inerente alla mostra, è diviso in quattro sezioni: una breve (ma non sbrigativa) introduzione, cinque letture a tema, una riflessione a latere della mostra e un abbecedario munariano. Il testo cerca di svincolarsi da una linearità per seguire i bracci di una spirale (altra metafora di Rubino) con al centro l’artista, e il suo sottotitolo, “Fare dell’arte con qualsiasi mezzo” è una frase citata dal libro Arte come mestiere dello stesso Munari.

quarta di copertina - Atto Belloli Ardessi - Munari nel suo studio (1988)
Atto Belloli Ardessi – Munari nel suo studio (1988)

Fare dell’arte e non fare l’arte perché l’evoluzione di scienza, coscienza e contenuti artistici compiuta dall’artista milanese polemizza verso l’idea dell’artista divo per assottigliare l’aura intrinseca dell’arte. Munari prima che nell’artista si riconosce nella figura dell’operatore visuale e ha saputo interpretare con leggerezza, ma non con facilità, diversi mestieri creativi: artista anti-specialista (cit. Sammicheli), studioso ironico (basti ricordare le sue Macchine inutili) con il culto del progetto, attento osservatore del panorama italiano ed internazionale, scivola tra le arti senza mai farsi incasellare.

Annalisa La Porta per 9ArtCorsoComo9

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