Verlaine torna in Belgio con il suo revolver

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Verlaine
Paul Verlaine

Destinazione Mons (Belgio), dove fino al 24 gennaio 2016 è possibile visitare la mostra dedicata al poeta maledetto Paul Verlaine: Verlaine, cella 252.

Una stretta relazione lega lo scrittore francese del XIX secolo e il Belgio, da cui si può trarre una storia tetramente affascinante che riflette la mentalità del tempo e di quell’epoca di artisti dai comportamenti eccentrici.
I protagonisti della narrazione sarebbero, in questo caso, due poeti uomini, innamorati, un po’ folli – o, meglio, maledetti –, coltelli, pistole e assenzio. Gli ingredienti per un romanzo avvincente, direi, ci sono tutti. Ma, per nostra fortuna, il collezionista privato Bernard Bousmanne, in quanto curatore della mostra a Mons su Verlaine, ha steso la storia avvincente per tutti noi, e lo ha fatto regalandoci un viaggio attraverso oggetti e documenti unici per seguire il filo del discorso biografico del poeta di Metz.

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Arthur Rimbaud

L’esposizione ci permette di ripercorrere il periodo che Verlaine ha trascorso in Belgio, con la sua incarcerazione durata dal 1873 al 1875 per aver sparato – da ubriaco e durante una discussione – al polso dell’amante (Arthur Rimbaud, che ne esce lievemente ferito) nel corso di una delle loro frequenti liti in una camera d’albergo a Bruxelles, averlo poi perseguitato e, probabilmente, scontando la pena anche per la sua omosessualità. La violenza fisica era una costante del comportamento di Verlaine, per il quale l’uso di sottolineare l’energia di un litigio con un “volano coltelli” può essere usata e intesa in maniera perfettamente letterale.

Dieci anni separano Paul Verlaine e Arthur Rimbaud. Ragazzo prodigio, quest’ultimo invia alcuni suoi scritti poetici al rispettato ventisettenne Verlaine. L’avvenimento apre le porte alla loro tormentata e turbolenta relazione, che coinvolge non solo i due scrittori ma si ripercuote cupamente anche sulla moglie di Verlaine, Mathilde Mauté de Fleurville, e il loro figlio. Prima di incontrare Rimbaud, Verlaine era infatti sposato e aveva famiglia. È appunto questa situazione di sentimentale indecifrabilità – per se stesso, soprattutto – che pervade costantemente il poeta, sempre in bilico tra la famiglia già costruita e l’amore per un giovane ragazzo dallo charme irrinunciabile.

11394-LaFataVerdeLa perdita dell’orientamento emotivo e del raziocinio causa una lunga e concentrata serie di passi avanti e ripensamenti, cosa che lo porterà ad aumentare il bisogno di bere la dannata fata verde, la necessità di sfogare il suo tormento con la violenza – sia sulla moglie sia su Rimbaud – e affrontare, infine, la separazione voluta e avviata per via legale da Mathilde. A Verlaine resta solo Rimbaud, e quando il giovane gli comunica una sua prossima partenza e allontanamento da lui, Verlaine decide di sparargli due colpi con la nota rivoltella Lefaucheux calibro sette millimetri – giustamente in privilegiata considerazione e collocazione nella mostra a Mons. La ferita è lieve ma le continue minacce costringono Rimbaud a far intervenire la polizia: scatta l’arresto per Verlaine nella prigione di Petites-Carmens e una multa di duecento franchi.
L’ultimo incontro tra i due amanti avviene in carcere, tra rabbia e rancore.
Schiavo dell’amore, dell’inquietudine, della poesia, della violenza fisica e dell’assenzio, Verlaine resta un nome immortale nella letteratura francese e mondiale, perpetuato anche grazie a iniziative, come questa mostra, che consentono di immergersi nell’atmosfera Ottocentesca della sua “maledizione”.

https://www.youtube.com/watch?v=vRmkOzS8S2k

 

Sabrina Pessina per 9ArtCorsoComo9

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