#1B1W: La Rabbia e l’Orgoglio

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3870277-SCAVULLO-BIGIl motivo per cui questa settimana parlo proprio di un suo libro, forse il più simbolico per il nostro periodo storico, penso sia ben chiaro. Con gli attentati di Parigi e la rabbia e la paura scatenatasi nella nostra Europa, molti di noi hanno riesumato scritti e citazioni (male o bene interpretati) di una delle giornaliste e scrittrici più grandi dei nostri tempi, Oriana Fallaci.
Sono stata fin da bambina attratta da questa figura di donna forte, indipendente, ambiziosa e coraggiosa, sicuramente senza troppo chiedermi della sua posizione politica, etica ed ideologica (ero davvero una bambina). Con il passare degli anni mi sono avvicinata ulteriormente a lei, iniziando a leggere i suoi libri e articoli di giornale, che trovavo collezionati da mio padre in mezzo ai ripiani della nostra libreria al piano inferiore di casa. Mi domandavo se la fermezza di questa donna che percepivo dagli scritti potesse derivare da un’infanzia difficile, da una vita difficile e, man mano che conoscevo la sua storia, pensavo che di difficoltà ne avesse incontrate tante, l’Oriana, ma che il suo modo di affrontarle non fosse solo coraggioso: forse, in qualche modo, la sua inflessibilità nascondeva una reale paura del cambiamento. Ma la sua intelligenza non è mai stata messa da me in discussione, anzi. Più mi allontanavo dalle sue idee, abbracciandone di diametralmente opposte talvolta, più mi sentivo vicina alla sua persona e più stimavo la sua forza d’animo e la passione che trasmetteva ad ogni sua parola.

Ma veniamo al dunque. Di che cosa parla La Rabbia e l’Orgoglio? Va subito detto che questo libro, che più che un libro andrebbe definito uno scritto polemico, un pamphlet, viene messo nero su bianco nei giorni immediatamente successivi all’attentato alle Torri Gemelle dell’11 Settembre 2001.
È qualcosa da sottolineare, poiché restituisce alle parole di Oriana la giusta e plausibile frustrazione, impotenza e rabbia provata da tutto il mondo in quel preciso momento. Frustrazione, impotenza e rabbia probabilmente riemerse con grande forza in questo preciso momento, novembre 2015.
La tesi de La Rabbia e l’Orgoglio è la seguente: stiamo subendo una guerra di religione da parte del mondo mussulmano, alla quale dobbiamo necessariamente mettere fine ribellandoci e tentando con tutte le forze di allontanare il cosiddetto e inesistente “Islam moderato”. Ma siamo proprio sicuri che di guerra di religione si tratti? E non muoviamoci dietro alla convinzione che le opinioni della grande giornalista derivassero da razzismo, ideologie fasciste o da ignoranza (chi siamo poi noi per dare dell’ignorante a lei?). Ciò che muoveva Oriana Fallaci era un profondo risentimento e una più che profonda delusione nei confronti dell’agire del mondo Occidentale, dell’Europa, ma soprattutto dell’Italia. Ed è proprio dalla sua Italia che l’autrice si era auto-esiliata a New York, stanca dell’approssimazione delle politiche, della corruzione dell’etica e dell’uccisione degli alti ideali.
Un’Italia persa, furba e opportunista, debole, anti-patriottica e guasta.
Nel “j’accuse” datato 2001, la Fallaci (a sostegno della propria tesi) ripercorre anche la questione della condizione delle donne in Medio Oriente, ricorda alcune delle sue più importanti interviste e non si risparmia dal criticare in maniera aspra, ma sempre argomentata, la religione del Corano e i
suoi seguaci. Parole di fuoco, talvolta esagerate, che esortano alla guerra e alla -passatemi il termine-insurrezione. Guerre e insurrezioni che hanno poi preso vita negli anni immediatamente successivi agli attentati dell’11 Settembre, con risultati catastrofici e, proprio alla luce di ciò, possiamo dire inutili.
La-rabbia-e-l'orgoglio-straPensavo infatti ad un parallelismo: come Bin Laden – e ora l’Isis – esortava i mussulmani a schierarsi contro l’Occidente in nome di Allah e della legittimità del Corano, Bush ha esortato l’Occidente a schierarsi contro l’Islam indistintamente, contro il Medio Oriente indistintamente. Non è dunque un’unica e indifferente generalizzazione?
E la domanda allora mi sorge spontanea, prendendo in prestito le parole di colui che l’Oriana l’aveva criticata aspramente pochi giorni dopo l’uscita dell’articolo La Rabbia e l’Orgoglio, Tiziano Terzani: perché noi occidentali “ci illudiamo di poter usare un dose, magari intelligente, di violenza per mettere fine alla violenza altrui”? Che cosa ci rende sicuri che l’unico modo per combattere questi terribili atti di terrorismo sia compierne a nostra volta di altri e altri ancora?

Quello rispolverato e da tanti preso ad esempio nei giorni scorsi, è lo scritto irrequieto e arrabbiato di una delle più grandi giornaliste dei nostri tempi. Di quella che io considero la più grande giornalista dei nostri tempi. Ma sentirne così sbadatamente sbandierato il pensiero, per lo più da coloro che l’Oriana l’hanno sempre snobbata o mai conosciuta, mi ha inquietata e mi ha fatto domandare: non abbiamo imparato nulla dagli ultimi 15 anni di storia?

Giulia Caligiuri per 9ArtCorsoComo9

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