Celebrità col pennello: i mille volti dell’“artista”

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DAVID BOWIE. Head of Mishima, 1977
David Bowie – Head of Mishima, 1977

Come tante persone normali anche tanti famosi si danno all’arte. Che è svago, consolazione, rifugio e anche balsamo (non per ricci perfetti ma per anime soddisfatte). Come meno persone normali, però, ci fanno anche dei soldi, spesso molti, e magari hanno anche l’onore (senza onere) di fregiarsi dell’etichetta di “artisti”.

Aveva l’intelligenza per scrivere, ma non era abbastanza per creare un’opera d’arte.
(Giampiero Neri nelle lettere, sul fratello Giuseppe Pontiggia)

In un mondo in cui sono più i non-artisti degli artisti, i non-creativi dei creativi – e però, inspiegabilmente, attendiamo ancora di essere salvati – non potevano mancare loro: i divi, che ora, oltre a esporsi sui tappeti rossi, espongono anche nei musei.

ED TEMPLETON
Ed Templeton

Sylvester Stallone è reduce da mostre al Museo russo di San Pietroburgo e al Musée d’art moderne et contemporain di Nizza, e i suoi quadri, sul mercato, possono arrivare a valere 100.000 dollari! Ed Templeton, leggenda dello skateboard, pare venga addirittura definito da alcuni il nuovo Basquiat. Pierce Brosnan, dal canto suo, parla dell’arte come una terapia, e confessa di aver superato momenti difficili grazie ad essa.

Insensibile a ogni gioia come a ogni sensazione piacevole, in uno di quegli stati di malessere in cui tutto ciò che in altri momenti si apprezza diventa insipido e indifferente […] Avevo bisogno che mi si facesse percepire che nella contemplazione tranquilla delle bellezze della natura esiste una felicità vera e continua. Wordsworth me l’ha insegnato.
(John Stuart Mill, Autobiografia, 1873)

La commistione fra le arti, e l’eclettismo degli artisti, non è di per sé una cosa nuova. A chi ancora, solitario, si aggira nella sezione di “Poesia” delle librerie, sarà capitato di imbattersi nelle poesie di Leonard Cohen (magari mentre ne sentiva le melodie nelle cuffie). Il collega Bob Dylan ha cominciato a dipingere nel 1966, riprendendosi da un incidente stradale, e nel 2010 ha esposto allo Statens Museum for Kunst di Copenhagen. Non che in Italia si sia da meno. Franco Battiato non è solo un cantautore e un regista, ma anche un apprezzato pittore. Abbiamo perfino un premio Nobel, Dario Fo, che ha mille volti: attore, autore, regista, scenografo, scrittore e pittore (nel 2012 a Milano Palazzo Reale ha ospitato la mostra Lazzi sberleffi dipinti). Un artista a tutto tondo e irrefrenabile. E poi, in ordine sparso e limitandoci a questo secolo: Pier Paolo Pasolini, scrittore, poeta, autore e regista cinematografico e teatrale, Carlo Levi, scrittore e pittore, Giovanni Testori, scrittore sperimentale, artista innovativo di Corrente e critico, Alberto Savinio, fratello del più noto Giorgio De Chirico, anch’egli geniale pittore e ardito scrittore… Ma in fondo, non era anche uno dei padri della nostra volgar lingua, messer Boccaccio, a “scarabocchiare” (divinamente) le sue novellette di figurine?

Lui sapeva apprezzare l’arte ed era anche sicuramente in grado d’imitarla con gusto, per cui pensò di avere i requisiti dell’artista.
(Lev Tolstoj, Anna Karenina, 1878)

BOB DYLAN. Favela Villa Broncos, 2010.
Bob Dylan – Favela Villa Broncos, 2010.

Ecco forse in questo elenco molto approssimativo, quello che più stupisce… è che si siano inseriti scrittori e intellettuali nel ristretto (mica tanto) e mistico cerchio delle celebrities! Questo per dimostrare, oltre al fatto che si può aspirare a modelli di prestanza intellettuale oltre che fisica, che l’arte rifugge per sua stessa natura gli spazi ristretti. La maggior parte degli artisti si è sfogata in tanti modi, piegando al proprio sentimento la materia: che fossero parole, melodie, pigmenti o la dura pietra. Un’arte tira l’altra, e quando questo non è mero sfoggio di eclettismo, diventa un modo per esprimersi a tutto tondo. Tutti dovrebbero essere educati alluso dei linguaggi artistici e potervisi abbandonare. Senza necessariamente per questo essere chiamati “artisti”. Tra hobby e espressione, tra tecnica e arte, c’è un abisso.

Ma, ecco, vorrei gridare a tutti – attraverso i colpi di martello che si alzano come una dolorosa musica da ogni parte dell’orizzonte –, vorrei gridare: lasciate che gli uomini tutti creino qualcosa con le loro mani, o la loro testa, in tutte le età, e soprattutto nella primissima; che imparino le misteriose leggi della struttura e composizione estetica – prima di ogni altra legge – se avete a cuore libertà su questa meteora rapidissima che è il vivere, nel quadro di tutto il non-vivere (ma il duro sopportare) che appare l’Universo. Introducete l’estetica e le sue leggi nell’ottuso e prigioniero vivere umano. Avrete introdotto libertà – sospensione del dolore –, eleganza, dolcezza.
(Anna Maria Ortese, Corpo Celeste, 1997)

Ilaria Porro per 9ArtCorsoComo9

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