Mattia Melzi, 25 anni e di lavoro fa il mercante d’arte

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È un momento particolare per il sistema mondo. Il periodo attuale infatti, caratterizzato più che mai da scontri e da instabilità non risulta essere un bel posto per avere una passione forte che ti spinge a seguirla a scapito della pragmaticità di quello che la società ti suggerisce. Allora chi se non i giovani dovrebbero cercare di invertire questo trend? La domanda è retorica, la realtà italiana drammatica. I dati Instat sull’occupazione giovanile infatti sono impietosi: 43,7% su base annua. La storia che però voglio raccontare oggi invece è controcorrente e deve servire come dimostrazione. Stiamo parlando di Mattia Melzi, giovane ambizioso che lascia sì l’Italia per la prosperosa Londra, ma solo per un breve periodo. Classe 1990 studia presso il King’s College di Londra, inizia a fare esperienza da Sotheby’s per poi finire il suo percorso presso la galleria di Alon Zakaim. Già questo farebbe figura su ogni biglietto da visita, ma siamo solo all’inizio. Nel 2014 c’è il rientro in patria e la decisione di fondare Melzi Fine Art, una vera e propria società di investimenti e art advisory. Ecco quindi Mattia Melzi che incontro nello studio della sua galleria, arredato finemente e con un suo ritratto d’autore alla destra dell’imponente scrivania.

Si parla tanto di cervelli in fuga ma questo non è proprio il tuo caso, o almeno non del tutto. 

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Mattia Melzi

Quando vivevo a Londra non pensavo di tornare sinceramente, ma in realtà quando sono partito non pensavo neanche di finire nel mondo dell’arte. Nasco come musicista, chitarrista classico per la precisione e affascinato dal movimento romantico. Dal terzo anno di studio mi sono interessato alla pittura, agevolato anche dal fatto che in Inghilterra i musei sono gratis. Mi ritrovai quindi a passare tre giorni alla settimana, prima o dopo andare all’università, dentro alla National Gallery.

E qual è stato il passaggio fondamentale?

Una persona in corso con me, mi ha rivelato che una sua amica stava lasciando Sotheby’s e mi ha suggerito di mandare il curriculum. Così ho deciso che non mi sarebbe costato niente farlo e lo mandai. Il posto da stagista era guarda caso proprio nella sezione XIX secolo, culla del romanticismo e mia fonte d’ispirazione più grande. Inizia la mia gavetta: orari folli ovviamente non pagato, ma si sa agli inizi bisogna faticare. Passano 6 mesi e instauro un bellissimo rapporto con la direttrice e con una sorta di idealismo giovanile capisco che la strada che devo prendere non è quella delle case d’asta. Declino l’offerta di restare e fare carriera a fronte di un sorriso della stessa che felicemente mi instrada: “Lo sapevo, ti devo presentare Alom Zakaim.” 

Un bel passaggio: da una casa d’aste ad un art dealer.

Esatto. Dico sempre che mentre Sotheby’s mi ha dato la tecnica di come sapere fare stime, analizzare le condizioni e insomma tutto ciò
che riguarda il rigore britannico, Alon mi ha dato l’idea di cosa è il commercio veramente, di cosa è importante per un mercante di opere d’arte.

E dopo come per Sotheby’s immagino termini la tua esperienza per tua volontà?

Sì, dopo qualche tempo infatti arrivammo al un punto in cui Alon con una pacca sulla spalla mi battezza: “Sei pronto, vedo nei tuoi occhi la vera ambizione”.

E quindi?

Quindi avevo 23 anni, ero a Londra, avevo un master alle spalle e due esperienze estremamente performanti. Ma avendo declinato le varie offerte di lavoro non potevo più permettermi di stare a Londra senza un lavoro.

Da qui il rientro del cervello in fuga.

Mi ritrovo in Italia, una situazione familiare complicata e 700 euro sul conto corrente. Mi guardo allo specchio e penso che era giunta l’ora di provarci. E non so come.. non so esattamente cosa sia successo. Come effettivamente si possa diventare un mercante d’arte, ma una cosa la so. Avevo orgoglio, ambizione, ottimismo e sana arroganza. Quattro mesi di sofferenza e nessuna vendita. Poi con tutte le mie ultime forze rimaste mi sono aggrappato agli unici spiragli che mi venivano concessi. Tirare fuori l’ago da un pagliaio sarebbe stato più facile. Arriva così il primo piccolo successo, la prima persona convinta e la mia prima vendita.

Emersione
Emersione di Stefano Perrone

È così quindi che è iniziata. Ottimismo e tenacia. Cosa che nei giovani d’oggi è sempre più rara.

Decisamente. Ho conosciuto tanti ragazzi della mia età che vorrebbero fare il mio percorso. Io penso che il più grande problema oggi sia la pigrizia e la mancanza di entusiasmo. Perché servirà sempre un po’ di fortuna ma credo molto più fortemente che una cosa che ho fatto bene sia trasmettere il mio entusiasmo alle persone che avevo affianco. Quando tu riesci a trasmettere il tuo entusiasmo verso qualcosa che ami, inneschi un meccanismo di fiducia e rendi la persona che hai davanti entusiasta. Molto spesso inoltre da parte dei giovani manca proprio lo spirito di sacrificio se devo essere sincero. Oltre ad un momento storico e una situazione politica ovviamente non facile.

Mi dicevi appunto le difficoltà che tu stesso hai avuto nel trovare un assistente. 

Proprio così. Ho fatto tantissimi colloqui con persone che non erano disposte al minimo sacrificio. Cosa per me davvero inconcepibile perché io c’ero passato e se sei all’inizio di un percorso lavorativo e devi imparare non puoi avere troppe pretese. Altra cosa fondamentale poi secondo me è la sensibilità.

Sensibilità? Che strano sentirlo dire, non credi che purtroppo sia quasi andato in disuso questo termine?

Hai ragione, c’è sempre più attaccamento al denaro e si dimentica che noi siamo persone. E’ vero che per tante persone nel mondo dell’arte il non averne è stata una fortuna, ma io non sono fatto così. Essere poi cinici con l’opera di un artista che non c’è più, a fine di un buon profitto, può essere anche un ragionamento passabile. La sensibilità vera di cui parlo invece è quella di quando hai a che fare con un artista giovane, dove ci vuole un rapporto di fiducia come tra me e Stefano Perrone (autore del ritratto che raffigurato Mattia in ufficio e  che espone presso la Galleria ndr). Lì vedi il valore aggiunto, lì vedi l’umanità.

L’intervista non è finita qui, rimanete collegati per saperne di più su questo interessantissimo giovane talento. 

Sergio Zuppiroli per 9ArtCorsoComo9

 

1 Commento
  1. vincenzo dice

    sono un pittore e vorrei presentare le mie opere come posso fare?

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