“Alaska”, la terra promessa?

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In questo periodo nelle sale si può trovare il terzo film di Claudio Cupellini Alaska, dopo Lezioni di Cioccolato, Una vita tranquilla e la serie televisiva Gomorra.
alaska_filmGermanoR439Quelli che “di cinema sì che ne sanno” affermano che si può capire molto del film già dalla grafica del titolo. Successivamente alla presentazione del protagonista, un Elio Germano dal fascino underground, viene fin subito svelato il significato del curioso titolo, Alaska, presentato sotto forma di una scritta azzurra al neon su pannello nero.

La storia dunque non avrà ambientazione transoceanica né verrà mai menzionata direttamente il nordico stato degli Usa, ma si riferirà invece all’insegna di un locale notturno tipicamente metropolitano. Lo sfarfallio, il flicckeraggio dell’insegna che fatica a stare accesa, immersa nel buio di quello sfondo nero rimanda ad un’atmosfera quasi da noir. Alaska non solo è un buon titolo per un film italiano che proprio non vuole essere il solito film italiano, ma è anche una metafora della parabola del protagonista: in quel locale, Alaska, Fausto vedrà la sua possibilità di emancipazione, di scalata sociale. Nei metri quadri di quel locale vede la terra promessa, il sogno di una svolta nella sua vita, la possibilità di essere un uomo degno della donna di successo che gli sta a fianco. Ma appunto, la luce traballa e fatica a stare accesa, come faticano a rimanere vivi i sogni e le ambizioni del protagonista.

Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di mettere a fuoco di cosa tratta il film. Un cameriere italiano e un’aspirante modella, Nadine (Astrid Berges-Frisbey) si incontrano sul tetto di un hotel a Parigi. I due sono perfetti sconosciuti l’uno per l’altro ma il loro incontro cambierà le sorti della vita di entrambi: Fausto finirà in prigione, mentre lei verrà inaspettatamente assunta come modella a Milano. Il vero punto di svolta nella storia è quando Fausto esce di prigione e ad attenderlo c’è la bellissima Nadine. Quello che poteva essere un fortuito incontro si rivela un legame indissolubile tra i due, che chiaramente porterà avanti la trama del film. Una volta che lo spettatore accetta la poco plausibile presenza della super modella all’uscita dal carcere dello spiantato galeotto (che davvero ha poco l’odore di vita vera, ma l’aroma artificiale della finzione cinematografica), sarà preparato ad accogliere gli innumerevoli (e improbabili) colpi di scena che si susseguiranno nello svolgimento del film.
È appunto cinema, finzione drammaturgicamente pensata, e quindi viene accettata, soprattutto se questo andamento traccia degli spigoli così acuti da costringere lo spettatore a riflettere su quanto visto. Perché a questi personaggi capitano delle sventure così tremende? Si tratta della dea bendata che più bendata di così non si può, o forse non sono cose che capitano ma che in qualche modo ti vai a cercare quando vuoi tutto dalla vita, l’amore e la realizzazione personale? È possibile seguire le proprie ambizioni e preservare i rapporti umani al contempo? Si può essere davvero felici in due quando si seguono obiettivi individuali?

alaska-700x430Ecco, probabilmente questi interrogativi non sarebbero sorti se gli eventi messi in scena non fossero stati così esageratamente gonfiati.

Non è una tecnica del cinema questa, ma una modalità narrativa consolidata nel tempo che fonda le sue radici nella tragedia, e per questo va assolutamente fatto onore al merito di scelte così estreme, anche se il film presenta alcuni limiti. Quella che dovrebbe essere la coprotagonista, Nadine, è in realtà un personaggio secondario, di cui non si sa nulla del suo passato e delle sue relazioni, ma soprattutto, a differenza di Fausto, non è messa di fronte a delle effettive scelte: la sua scelta, l’unica e ingiustificata dalla trama, è quella di presentarsi davanti alla prigione e rivelare a Fausto che lo ha pensato ogni giorno. Lei sceglie di accogliere un ex galeotto nella sua vita, di amarlo e di provare a costruire un futuro insieme, e a parte un momento di cedimento, la ragazza porta avanti per tutta la trama questa posizione, senza sviluppare una vera e propria parabola di formazione.

Parlando della scritta al neon avevo fatto riferimento al genere noir.

Mi rendo conto che molto facilmente si può parlare di genere drammatico e andamento melodrammatico per definire questo film, ma essendo un prodotto che flirta con situazioni violente, legate al mondo della criminalità o tragicomiche, mi sento di sottolineare un interessante gioco con appunto il noir e la commedia. Per il protagonista l’incontro con la bella Nadine è come quello di una femme fatale, una donna fatale che ha un ascendente tale da stravolgergli completamente l’esistenza. Dall’altra parte appunto si trovano sottili pennellate umoristiche che servono a sorreggere le azioni esasperate dei personaggi e a sottolineare alcune tratti caratteriali (ad esempio la scena in cui un carcerato è costretto a scusarsi con Fausto per avere usato una foto della modella Nadine per lenire la solitudine, o quando Fausto va a chiedere ingenuamente ad un mafioso di riavere indietro i suoi soldi). E sempre nel filone tragi-comico va inserito il personaggio forse più riuscito della storia, Sandro (Valerio Binasco), un personaggio grottesco nella sua ostentata e costruita superficialità, capace di racchiudere il conflitto umano rappresentato in questo film.

Federica Cunego per 9ArtCorsoComo9

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