Henri Cartier-Bresson e gli altri. I grandi fotografi e l’Italia

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SEBASTIAO SALGADO, TRAPANI,1991
Sebastiao Salgado – Trapani, 1991

Non è facile per noi italiani dare una chiara ed identificativa immagine del nostro paese. Non è sempre semplice infatti riassumere con un battito di ciglia quella che è la propria casa senza sentire che si sta tralasciando qualcosa di immensamente importante e unico.

La mostra appena inaugurata a Milano a Palazzo della Ragione Henri Cartier-Bresson e gli altri. I grandi fotografi e l’Italia si propone di prendere le distanze dall’Italia e di presentare al pubblico come il Bel Paese è stato visto ed è visto tuttora da occhi stranieri, esposizione che fa da contraltare ottimale ad Italia Inside Out. I fotografi italiani, mostra ospitata nella stessa sede la primavera scorsa.
Come dichiarato dalla curatrice della rassegna Giovanna Calvenzi, il rischio era quello di presentare una tornita raccolta di cartoline di alta qualità. Tranne pochi casi questo problema è stato scongiurato e infatti la mostra si apre con gli scatti di un giovanissimo Henri Cartier-Bresson che ritraggono un’Italia di cui restano oramai poche tracce. Le immagini che ci restituisce questo grande fotografo rappresentano la floridità di un paese racchiusa tanto nella natura quanto nell’uomo. La consueta armonia compositiva di Cartier-Bresson si sposa con la sensualità del mondo naturale italiano in cui la figura umana ha un ruolo primario.

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Art Kane – Venice, 1969

In queste fotografie, anche quando è presente l’elemento urbano, rimane in primo piano una sorta di contadina ingenuità che Cartier-Bresson deve aver colto entrando in contatto con la società italiana degli anni ’30. Stessa dimensione rupestre e primigenia deve aver colpito Robert Capa nel 1943 quando, a seguito dell’esercito americano, è sbarcato in Sicilia. Sono scatti quelli di Capa che fanno sorridere tanta la loro purezza: un soldato americano con divisa ed elmetto che si accovaccia per parlare con un siciliano a suo confronto minuscolo e vestito con abiti di un tempo passato, una folla festante che si accalca attorno ai carri armati per riempirli di fiori e di frutta.

I grandi fotografi internazionali nell’Italia e negli italiani ricercano radici, atmosfere ed armonie. Meyerowitz a questo proposito fotografa la luce avvolgente e rassicurante della Toscana, Salgado la tradizione in via di estinzione delle tonnare siciliane ed Helmut Newton stupisce con un tributo ai luoghi romani realizzato durante un soggiorno di sole 72 ore.
Salgado in particolare sembra presentare al pubblico un film più che una serie di fotografie e infatti gli scatti sono di una tale intensità da sembrare vivi e parlanti: un chiaro scuro saggiamente dosato rende il giusto pathos della vicenda e quella dimensione quasi religiosa che caratterizza le usanze radicate nel tempo dei nostri avi.

Robert Capa
Robert Capa – Troina in Sicilia, 1942

Una sezione è infine dedicata alla riflessione sui cambiamenti che l’Italia sta subendo e di cui stiamo lentamente prendendo coscienza. Riguardo a questo, gli scatti di Art Kane dati dalla sovrapposizione di due diapositive risultano estremamente impressionanti per la loro carica apocalittica. Il fotografo vuole evocare nello spettatore attraverso immagini volutamente non realistiche la sensazione che proverebbe se Venezia sprofondasse nell’Adriatico: una fotografia di denuncia che fa riflettere sulla triste incuria che anche e soprattutto noi italiani riserviamo al nostro paese lasciando che bellezze tanto naturali quanto artistiche finiscano in rovina.
Mi riferisco all’abusivismo edilizio, a Pompei che crolla e alla scarsa o sbagliata valorizzazione di un patrimonio senza il quale nessun grande fotografo o turista qualunque avrebbe messo piede in Italia.

C’è però da dire che non sempre a grandi fotografi corrispondono grandi fotografie.

Steve McCurry ad esempio, pur dichiarando di percepire una particolare sinergia tra Venezia e le persone che vi abitano e che passeggiano per le sue vie, non riesce ad esprimere questo legame con le sue foto in altri casi fortemente coinvolgenti, immagini a mio parere eccessivamente patinate e sgargianti per dipingere la decadente bellezza di Venezia.
Discorso simile si può fare a proposito di William Klein, street photographer che generalmente si distingue per una fotografia sporcata da voluti errori tecnici, nel suo caso però fondamentali per dare carattere e potenza espressiva ai suoi scatti, che nelle opere in mostra nasconde un po’ il suo lato trasgressivo che ne fa l’opposto stilistico di Henri Cartier-Bresson.

Tra i grandi nomi della fotografia internazionale quindi non tutti sembrano essere riusciti a prendere il ritmo del Bel Paese e della sua gente.
In ogni caso questa rassegna merita la visita anche solo per gli stupendi scatti di Cartier-Bresson, Robert Capa e Sebastiao Salgado, fotografi mai deludenti che pur fedeli al proprio stile riescono ad ogni fotografia ad innovarsi e comunicare con i propri spettatori.

Elisa Pizzamiglio per 9ArtCorsoComo9

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