Il talento di Vittorio De Sica

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Attore, regista, sceneggiatore, cantante, giocatore dʼazzardo, leggenda, vincitore di quattro premi Oscar, una Palma dʼoro a Cannes e un Orso dʼOro a Berlino, Vittorio De Sica  (Sora, 7 luglio 1901 – Neuilly-sur-Seine, 13 novembre 1974), a più di quarant’anni dalla sua scomparsa, resta il primo grande divo del cinema italiano.

vittorio_de_sica_40_anni_dalla_morte-18_de_sica_oscarMorì il 13 novembre del 1974, un giorno che dovrebbe essere consacrato a lutto nazionale, visto che tutta l’Italia si fermò a celebrare quell’uomo.
Esordì dietro la macchina da presa nel 1939 con Rose Scarlatte, ma il suo nome è legato in maniera indissolubile alla grande stagione del neorealismo italiano: con Sciuscià e Ladri di biciclette vinse due Oscar come miglior film straniero per entrambi, e la sua fama arrivò così a livello internazionale.
Dirige unʼaltra icona del cinema, Sophia Loren, in film come La Ciociara e Ieri, oggi e domani (1963) con cui vince un altro Oscar e Matrimonio all’italiana (1964). Infine la prova di maturità, sempre che ce ne fosse ancora bisogno, con il suo quarto Oscar per Il giardino dei Finzi Contini (1972), una pellicola sul dramma della deportazione ebraica durante la seconda guerra mondiale.

Ma il suo enorme successo resterà per sempre correlato alla stagione neorealista e all’incontro con un altro uomo che di cinema, almeno un poʼ, ne capiva: Cesare Zavattini. Uno dei connubi più prolifici e importanti del cinema italiano che attraversò il periodo d’oro del neorealismo, le commedie con la coppia Mastroianni e Loren, per arrivare fino all’ultimo film dell’autore laziale, Il viaggio (1974).

“Un rapporto creativo profondo e complesso, un po’ come Morricone e Leone, Nino Rota e Fellini, l’effetto d’insieme è sorprendente”

afferma in unʼintervista Gianluca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna, che nel 2013 a Roma organizzò la mostra monografica Tutti De Sica,.

“La battuta di Zavattini ‘Noi siamo come il cappuccino’ è storicamente vera”.

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Sul set de “La ciociara” con Sophia Loren – 1960

Ma De Sica non era solo neorealismo. Aveva la grande e rara dote di sapersi riscrivere, di carpire le esigenze del pubblico e della società, e di riuscire a raccontarle nel modo più superbo possibile. Nel 1962 gira La Ciociara e consacra Sofia Loren con un Oscar.
Slitta da attore a regista, sapendosi riproporre in tutte le situazioni gli vengono richieste. Era curioso e aperto a ogni genere di proposta gli veniva fatta.

Riusciva a far diventare importanti le cose piccole, a dare un senso profondo alle vicende più quotidiane.”

Il ricordo è di Carlo Lizzani, dedicato allʼamico lʼanno scorso, a quarant’anni dalla sua scomparsa.
Celebrato e apprezzato in tutto il mondo, per le sue doti registiche e attoriali, Orson Welles ha definito Sciuscià il film più bello del mondo.

Se per gli italiani il neorealismo è Rossellini, per gli americani è De Sica”.

Si dice il talento sia qualcosa di innato, che uno ha o non ha. Lui ne aveva tanto, era un artista a tutti gli effetti, quell’uomo che fu in grado di interpretare gli archetipi di un intera società, dallo squattrinato ed elegante Signor Max al maresciallo Carotenuto, in cui ognuno di noi può rispecchiarsi.

Alberto Selvatico per 9ArtCorsoComo9

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