“Steve Jobs”, il film. Sarà l’ennesima celebrazione?

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Non riusciamo proprio in alcun modo a liberarci del complesso della mummia. E il mercato culturale si nutre con gioia di questo nostro piccolo vizio. Si tratti di un coccodrillo scritto prematuramente per la morte di un personaggio famoso e che col tempo diventa il pezzo più rifinito e dettagliato della carriera diJobs2 un giornalista, si tratti dei numerosi convegni e celebrazioni in onore dell’ultimo cantante defunto o del milionesimo biopic cinematografico realizzato per raccontare in poche ore la vita di un eroe della modernità. La morte è un mercato sicuro (sì, è una evidente banalità questa, ma vorrete darmi torto?)

Steve Jobs naturalmente non poteva evitare questo trattamento. Anzi, a dirla tutta è probabile che lui per primo abbia fatto di tutto perché gli venisse riservata una celebrazione in grande stile, capace di consegnarlo al futuro come una delle icone principali del nostro tempo. Bastano due esempi: la biografia firmata Walter Isaacson e pronta ad uscire sugli scaffali delle librerie in contemporanea alla sua dipartita e il primo film sulla sua vita, Jobs, messo in cantiere a un mese dalla sua morte e approdato nelle sale nel 2013.

Un piccolo passo falso questo: in breve venne tacciato di eccessiva mitizzazione e di superficialità, Aston Kutcher liquidato come pessimo Steve Jobs. Ecco allora che la macchina della celebrazione si è subita rimessa in moto e finalmente i seguaci del guru informatico hanno ottenuto un nuovo dono. È uscito oggi il film Steve Jobs (non riesco a trattenermi: complimenti per l’originalità del titolo), secondo biopic sul creatore di Apple diretto da Danny Boyle e con un Micheal Fassbender che dalle prime immagini rilasciate fa ben sperare in una prova degna di attenzione. Altri attori presenti nel cast sono Kate Winslet e Seth Rogen.

Dal trailer si deduce una buona capacità di presa. I diversi voice over (tra cui spicca la frase “I Sorkinmusicisti suonano gli strumenti, io suono l’orchestra”) si accumulano in un crescendo condiviso con la musica, poco ci viene mostrato del protagonista quasi fossimo invitati a conoscerlo davvero recandoci in sala a vedere il film. Capire cosa si cela dietro a un mito, a una icona. La prima immagine non a caso viene riservata alla sua silhouette che contempla tacita i preparativi di un palcoscenico, quasi fosse lui stesso il regista della messinscena che andremo a vedere.

Una riflessione che viene suggerita anche dalla presenza alla sceneggiatura del grande Aaron Sorkin, già autore di un altro ritratto disincantato e intelligente di un guru del mondo mediatico come Zuckerberg per The social Network. Sorkin è probabilmente la scelta giusta per non scadere nuovamente nella mitologia e nella mitizzazione fine a se stessa, bensì per riportare a galla -nei limiti delle possibilità concesse dalle logiche narrative degli studios- più sfumature su Steve Jobs e sull’impero che lo circondava. Senza per forza che vengano sacrificati gli aspetti meno trasparenti su un uomo che, oltre a genio della tecnologia e del mondo mediatico, è anche stato un abile demiurgo.

Francesco Zucchetti per 9ArtCorsoComo9

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