Dostoevskij e la ricerca dell’uomo

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dost-e1344519276587L’11 novembre 1821 nasce Fëdor Michajlovič Dostoevskij e la Russia accoglie un altro Maestro del realismo che la letteratura mondiale loderà a gran voce.
La sua vita è un tragico romanzo, segnata da lutti familiari, crisi epilettiche che acuiscono il suo senso mistico e la passione sfrenata per il gioco. Ogni avvenimento significativo diventa spunto di ricerca poetica e così la tensione verso la giustizia, verità e umanità non prescinde l’esperienza terrena.
All’età di ventotto anni è condannato a morte per associazione sovversiva e la grazia viene annunciata solo pochi istanti prima che il plotone di esecuzione lo giustizi definitivamente. L’episodio viene rielaborato come un delitto per l’anima: la programmazione della morte, la preparazione spiritale e la lettura della sentenza sono torture disumane che mortificano più della morte stessa. Ledono la dignità umana.

Le letture dostoevskiane sono dolorose e interminabili. Protagonisti sono santoni e assassini, alcolizzati dalla mente lucida che frequentano stamberghe maleodoranti, prostitute-missionarie che conoscono le fragilità umane, contadini nuovi operai, sartine e studenti- insegnanti che non arrivano a fine mese. dostoevskijesecuzioneIl dramma cosmico degli umiliati e offesi non risparmia i deboli e gli innocenti e così le vittime sono anche ritardati mentali e soprattutto i bambini. La miseria morale non si ferma neppure di fronte alla purezza più lucente.

Oggetto d’indagine è sempre l’uomo e il suo bisogno di vivere, nonostante lo squallore fisico e morale, nonostante le ingiustizie condannino a vagare disorientati e malati in un mondo di offensori. L’uomo è costretto a scegliere sempre tra bene e male, tra il rassicurante abbraccio di un pensiero ateistico e la deprecabile fede in un Dio maledetto che non garantisce risposte. L’essere umano è condannato al raziocinio e alla sperimentazione pericolosa del libero arbitrio. Capisce di non essere solo materia deperibile ma non si spiega il mistero divino e le trame intellegibili. Come spiegare la malattia, l’imperiosità degli istinti omicidi e il male contro i bambini?

delitto-e-castigoEppure il bene si lascia cogliere nella purezza, nell’amore innocente e nella bellezza che salverà il mondo. Anche nella Pietroburgo ventre putrido brulicante di vermi l’uomo può sperare nella redenzione e smettere di morire.

Dostoevskij affronta i misteri insondabili della psiche anticipando le teorie freudiane di molti anni, raffigurando la nevrosi e la complessità di una società che con la sola ragione non perviene alla meta prefissata. Vive e scrive in un periodo in cui l’uomo è osservato come caso umano, finito e concluso nella sua fisionomia. Positivismo e naturalismo guardano obiettivamente ad una complessità che non può essere esaurita nella somma di eredità genetica e condizionamento sociale.
Per lo scrittore russo accostarsi all’uomo, come accostarsi a Dio, significa avvicinarsi ad una complessità che non permette sintesi unitaria, ad una nebulosa talmente fitta dove solo la fede tormentata può aiutare.

Arianna Nicora per 9ArtCorsoComo9

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