“Come ne venimmo fuori”: il nuovo spettacolo di Sabina Guzzanti

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Dopo il lungo percorso del film La Trattativa, progetto incentrato sul rapporto Stato-mafia, Sabina Guzzanti torna in teatro con Come ne venimmo fuori, monologo satirico che si preannuncia esilarante e che sarà sulle scene il 13 novembre al Creberg di Bergamo.
guzzanti2Ecco come la Guzzanti ha preannunciato sulla Repubblica il suo ritorno al teatro:

Debutterò il 22 ottobre a Cascina con la mia nuova tournée, Come ne venimmo fuori, a cui ho lavorato per parecchio tempo ma che ho sempre dovuto rimandare. Sarà uno spettacolo naturalmente di satira politica, con una particolare attenzione centrata sulla critica a questo sistema economico neoliberalista, e sulla ricostruzione storica di come questo pensiero si sviluppa, si corregge e si afferma. (La Repubblica 06/08/15)

Questo spettacolo vuole approfondire le ricerche sul sistema economico post-capitalista o neoliberista, argomento su cui l’autrice sta lavorando già da qualche tempo: l’intento di Sabina Guzzanti è quello di affrontare questioni complesse e stimolare riflessioni importanti attraverso la comicità e la satira, mettendo il pubblico nella condizione di divertirsi e capire qualcosa in più.
Proprio questa era la concezione della commedia degli antichi greci: attraverso la finzione stimolare la crescita del pubblico, analizzare in un mondo ideale i problemi e suggerire una via, oppure criticare lo status quo. In questo senso la pièce è costituita da una galleria di personaggi contemporanei, consentendo agli spettatori di farsi delle risate salutari e liberatorie.

Ecco la trama: ci troviamo nel futuro, finalmente armonico e civile, dove il denaro è tornato ad essere semplicemente un mezzo. Una donna, SabnaQƒ2, sale sul palco tremolante, emozionata per l’incarico che le è stato affidato: tocca a lei quest’anno pronunciare il discorso celebrativo sulla fine del periodo storico più buio che l’umanità abbia mai fronteggiato il periodo che va dal 1990 al 2041, noto a tutti come il secolo di merda.

guzzanti3Le celebrazioni della fine del secolo di merda, si svolgono ogni anno perché non si perda la memoria di quanto accadde in quegli anni terribili e si scongiuri il pericolo che la storia possa ripetersi. Il fatto è che dopo tanto tempo, nessuno ha più voglia di arrovellarsi a capire le ragioni che avevano spinto gli uomini e le donne dell’epoca a cadere tanto in basso: frustrazione, ignoranza, miseria, compensate da ore e ore trascorse a litigare su Facebook e a guardare programmi demenziali, incapaci di reagire alle innumerevoli angherie a cui venivano continuamente sottoposti. In questo futuro felice, si è diffusa l’idea che gli esseri umani vissuti nel secolo di merda fossero semplicemente degli emeriti imbecilli e che studiarli sia una perdita di tempo.

Per confutare questa spiegazione sbrigativa, SabnaQƒ2 ha invece preparato una ricerca accurata: ha esaminato la televisione dell’epoca, i suoi leader, le convinzioni economiche e politiche, i passaggi storici nodali: in questo modo strizza l’occhio al presente, sottolineando ciò che vede come storture nella nostra società, come profetizzando un futuro disastroso se si prosegue sulla stessa linea, ma anche una luce finale in fondo al tunnel, che indica come cambiare sia possibile.

Chiara Buratti per 9ArtCorsoComo9

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