Hic et Nunc – La libertà esposta al MAMbo

0 695

Hic et nunc è una locuzione latina che tradotta significa qui ed ora: questa espressione indica una necessità di azione che non ammette proroghe e deve obbligatoriamente attuarsi per saziare il proprio animo ribelle.

Questo vorrei divenisse lo spazio in cui ogni lettore può essere informato su ciò che accade intorno a lui ora nel mondo dell’arte e non solo, per ridurre le distanze e mostrare come le comunità artistiche che ci circondano siano continuamente aggiornate; non solo grandi mostre ma anche festival, piccole gallerie, azioni indipendenti degne di nota.

Dove inizia e finisce la mia libertà? Cosa mi è concesso o meno di fare e dire prima di rompere le regole della buon costume o quelle imposizioni sociali che stabilizzano il vivere comunitario? Questi come molte altre sono le domande che affronta la mostra Gradi di libertà. Una mostra di arte e scienza, un progetto pensato e attuato dalla Fondazione Golinelli in collaborazione con il MAMbo – Museo d’arte moderna di Bologna, visitabile fino al 22 di Novembre.Dr_-Lakra-Sin-título-Boceto-5-2009-courtesy-lartista-e-kurimanzutto-Città-del-Messico-480x270

L’esposizione analizza quei quesiti che fanno parte dell’essere umano dall’alba dei tempi, e hanno influenzato il corso della storia, sotto le diverse lenti della scienza e dell’arte: la prima attraverso i meccanismi di studio ha cercato nei secoli di illuminarci sui nostri comportamenti e decisioni. Alla visione analitica si oppone quella passionale e sentimentale dell’arte, mezzo di sfogo ed espressione delle relazioni umane dall’alba dei tempi che cerca di illuminare i segreti della mente.

La mostra si articola in sei sezioni, ognuna delle quali esplora e propone al visitatore il tema in maniera multiforme: e se il nostro cervello avesse già delle caratteristiche preimpostate che condizioneranno per sempre il nostro modo di vivere, comportarci, agire, piacere? Eppure esistono persone più libere di altre.

Tutto ciò viene posto sotto la mente vigile degli osservatori grazie ad un percorso di visita attraverso le opere di Halil Altindere, Vanessa Beecroft, Cao Fei, Igor Grubić, Susan Hiller, Tehching Hsieh, Dr. Lakra, Ryan McGinley, Pietro Ruffo, Bob and Roberta Smith, Ryan Trecartin, Nasan Tur.

Musica, installazioni, wall drawing site specific, performance, video indagano scienza, storia, antropologia e arte contemporanea, il senso della libertà come condizione negata, rivendicata, conquistata da popoli e uomini.

La mostra sarà anche un omaggio alla città di Bologna, in quanto eccezionalmente espone uno dei documenti più importanti dell’Archivio di Stato: il Liber Paradisus, contenente il testo di legge emesso nel 1257 dal Comune di Bologna con cui si proclamò l’abolizione della schiavitù e la liberazione dei servi della gleba.

Ciò che mi colpisce di questa mostra non è il come sia stata progettata o le straordinarie opere d’arte che vi sono esposte ma lo spirito di fondo della manifestazione stessa: abbiamo davvero ancora la necessità di ricordarci che siamo liberi e che siamo noi ad avere in mano il nostro destino?

Gradi di libertà
Gradi di libertà

Il tema è attualissimo e viene sfruttato, stirato e somministrato in svariate forme per qualsiasi campagna marketing e comunicazione che ritroviamo nel mondo che ci circonda.

Dove e come nasce la possibilità di essere liberi, o non esserlo, è meglio dire. Ci vantiamo di essere la popolazione del nuovo millennio e di avere una gran apertura mentale ma siamo schiavi degli stessi preconcetti che angustiavano le nostre nonne: donne e lavoro, sesso e libertà di approccio, naturalezza ed artificiosità.

Noi scegliamo chi vogliamo essere o gli impulsi esterni sono talmente radicati nel nostro DNA da non renderci conto che col passare del tempo diveniamo il risultato di una costruzione sociale?

Credo che queste siano domande che dovremmo portare con noi ogni qual volta ci aggiriamo nella metropolitana per correre al lavoro, o quando suoniamo il clacson della nostra macchina perche siamo in ritardo per prendere i figli a scuola.

Non so se si arriverà mai ad una società veramente globale e condivisa ma mostre come quella del MAMbo mi danno un po’ di speranza.

Chiara Bonatti per 9ArtCorsoComo9

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.