Ecomondo e Scart: l’arte e la natura tornano in armonia

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Fino al 6 di novembre a Rimini si tiene Ecomondo: si tratta di una fiera improntata sulla Green Economy e sull’economia circolare, cioè quella che non produce rifiuti ma punta al riutilizzo dei prodotti stessi. Soluzioni sostenibili e gestione e valorizzazione del rifiuto anche nell’ambito dell’economia, seguendo anche i dettati del 7° programma generale di azione europea (il sito di Ecomondo).

Compresi nell’esposizione ci saranno anche le opere dei giovani artisti dell’Accademia di Belle Arti che collaborano con il progetto Scart (qui il progetto): è nato diciotto anni fa per trasformare le missioni di Waste Recycling in un progetto concreto che possa incidere positivamente sulla mentalità del recupero e del riuso.

Quindi, grazie ai ragazzi delle Accademie, verranno esposte delle opere frutto di materiale di riciclo: un pavone, un camaleonte, insetti e altri animali popoleranno lo spazio dell’esposizione. Opere d’arte costituite unicamente da oggetti di recupero.Ecomondo, Waste trasforma il riciclo in arte

Forse stiamo ritrovando una certa armonia tra arte e ambiente, cercando di produrre dei prodotti estetici eccellenti senza per forza creare degli ammassi di immondizia e chiamarli “opera”. Stupendoci poi se vengono messi nella differenziata.

Una volta l’ambiente a noi circostante era fonte di ispirazione, di studio e di rappresentazione: penso ai bozzetti preparatori di Leonardo Da Vinci, il quale cercare di conoscere il più possibile il paesaggio circostante per poi tradurlo in pittura. Niente è lasciato al caso: Da Vinci si interessò anche all’effetto creato dall’aria, rendendosi conto (senza avere le conoscenze che abbiamo noi oggi) di quanto l’atmosfera possa influire sulla luce e, di conseguenza, sulla resa del colore. La velatura leonardesca, che caratterizza la morbidezza degli sfondi delle sue opere, non è solo frutto di una decisione estetica o tecnica: è frutto di un’analisi.

Gli Impressionisti francesi fecero lo stesso: Monet studiò e ricreò 250 dipinti con il medesimo soggetto, la ninfea. I riflessi dell’acqua, le venature dei petali, i movimenti delle foglie, la diversa luce e la diversa visuale creano duecento tele tutte diverse, benché con lo stesso tema. L’interesse e la scrupolosità con cui questi artisti si approcciavano al mondo, ai suoi colori e alle sue sfumature crearono quadri straordinari: non era tanto il realismo che contava, non era ripetere perfettamente la realtà, ma mettere nei dipinti le emozioni che questa dava tramite le sue tinte e i suoi oggetti. E un lavoro del genere implica uno studio accurato e meticoloso della natura, delle sue meraviglie: una tela e un paesaggio erano l’unica cosa di cui avessero bisogno.

Lo stesso si dica per i nostri Macchiaioli, che studiarono addirittura i colori attraverso lenti offuscate, per studiare il colore e le impressioni diversi che può dare.

Provate a immaginare oggi dei pittori seduti di fronte ad un fiume per immortalarne la bellezza: quanti ne avete visti ultimamente?

Il rapporto arte e natura non è sempre stato, però, pacifico: basta pensare alla forza e alla violenza della mareggiata dipinta da Caspar David Friedrich nel suo Il viaggiatore sopra il mare di nebbia o i minuscoli viandanti dipinti da Jhon Constable in Flatford Mill, sormontati dell’enormità degli alberi secolari e del paesaggio che irrompe sulla scena lasciando poco spazio all’uomo.

Friedrich-Viandante_mare_nebbia
Il viaggiatore sopra il mare di nebbia

C’è poi William Turner con le sue macchie di colore che rilegano l’essere umano a dei puntini ne L’incendio della camera dei Lord: tutto è acqua, fumo, fuoco e luce. Ma ci sono macchioline minuscole, in un angolo, che nemmeno si notano a primo acchito.

Tutti loro però avevano studiato la natura: il rapporto sublime con l’ambiente indica certo la paura umana ma anche l’ammirazione e lo stupore di fronte alla potenza della natura.

Noi invece passiamo il tempo a tagliare alberi, mettere cemento e creare rifiuti che si smaltiscono solo in migliaia di anni: altro che ninfee e paesaggi sconfinati.

Ovviamente ci stiamo spostando su un’economia e su un’architettura ecosostenibile, anche perché altrimenti saremmo destinati all’estinzione a breve termine. Ma abbiamo ancora molta strada da fare.

Però, almeno l’arte, sembra essere tornata agli antichi splendori, unendo anche l’utile al dilettevole.

La prima figlia della bellezza umana, della bellezza divina è l’arte. In essa l’uomo divino ringiovanisce e si rinnova. Egli vuole sentire se stesso e perciò pone di fronte a sé la bellezza. Così l’uomo si diede i suoi dei, ché nel principio l’uomo e i suoi dei erano una sola cosa, poiché, ignota a se stessa, esisteva la bellezza eterna.

Friedrich Hölderlin

Marta Merigo per 9ArtCorsoComo9

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