Dove a Milano il tempo si ferma: le Terrazze del Duomo

0 1.810

Vorrei parlarvi di un luogo di Milano circondato di storia, magia ed emozioni. C’è un posto al di sopra dei tetti, delle case e delle gallerie dei negozi dove il tempo si ferma e cammini sopra marmo di Candoglia che ha visto la Grande Guerra.
Le Terrazze del Duomo sono state la mia casa per sei mesi e durante questo tempo me ne sono presa cura, le ho coccolate, le ho protette dai turisti che sono abituati a fagocitare e sputare invece che godere di ciò che hanno intorno.

WmDev_635725087834574990Circondata da 135 guglie e da un totale di 3400 statue ho avuto la fortuna di emozionarmi per questa città: la domenica mattina, l’unico suono che echeggia fin lassù è lo stridio delle rotaie del tram mentre ogni giorno a pranzo e cena si è circondati da un soave profumo di cibo proveniente dalle vie circostanti (Luini I love you).

Da questo luogo si può comprendere perché la cattedrale non è per i milanesi solo il simbolo ma la vera anima della città: da quando venne posta la prima pietra nel 1386 la fabbrica rimase fedele ai principi originali dell’arte gotica, e così per ben sei secoli. La costruzione riuscì ad avanzare nel tempo grazie alle donazioni che tutta la popolazione continuò a elargire anche in periodi di carestia o pestilenza e per questo i milanesi la sentono così vicina.
Quella statua posta in cima sulla guglia maggiore che “domina Milano” dal 1774, quella Madonnina (che poi tanto piccola non è visto che misura 4,16 m) guarda, osserva, riferisce e protegge chi lavora per lei ma anche chi con un fugace sguardo alza gli occhi e incontra il suo viso.

Il visitatore che passeggia sulle terrazze può ammirare esempi di tutta la produzione scultorea lombarda ed europea dalla fine del Trecento fino ai giorni nostri: si possono osservare, affacciandosi dai parapetti (però non troppo, mi raccomando) bellissimi giganti e fantastici doccioni per lo più del Quattrocento, episodi e figure sapientemente inseriti negli ornatissimi bassorilievi Settecenteschi che adornano i passaggi nei contrafforti ai piedi degli archi rampanti, statuette di ogni misura ai lati e sulla sommità delle guglie.
Quando finalmente si arriva alla terrazza maggiore l’impressione che si ha è di poter ammirare Milano con uno sguardo: si vede Porta Nuova e il suo quartiere dei grattacieli, la Torre Velasca che a detta di molti risulta orribile ma a me piace così, lo Stadio San Siro e quando l’aria è limpida le Alpi che incorniciano lo skyline del capoluogo meneghino.

WP_20150905_002

Ma fermatevi un attimo su quella terrazza, guardatevi intorno e osservate bene, perché a colpo d’occhio non si notano, ma dopo pochi istanti vi renderete conto di esser circondati da margherite, pannocchie di mais, pigne, uccellini, scimmiette e persino dei pugili, alcuni più bianchi altri meno a seconda di quando gli ornatisti del cantiere hanno sostituito il pezzo.
Si perché dovete sapere che il Duomo di Milano è come un essere umano: come il nostro corpo dopo sette anni è materialmente rinnovato ma lo spirito rimane intatto, anche questa cattedrale si rigenera, cambia i pezzi, sostituisce i materiali ma la sua anima rimane intatta, da seicento anni pronta ad accogliere e perdonare, stupire e fare innamorare.
Ed io un po’ me ne sono innamorata, anche grazie ad una stramba comitiva di militari, che speriamo abbia imparato qualche parola d’inglese, e a dei colleghi divenuti per me una famiglia, venuti da ogni dove d’Italia per servire quella donna lassù, sperando ora di essere un pochino più nelle sue grazie.

Chiara Bonatti per 9ArtCorsoComo9

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.