Pugliese, Fiore, Gusmaroli: artisti italiani non ancora capiti

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Matteo Pugliese

Tre artisti italiani viventi, tre personalità molto diverse tra loro dal talento eccezionale che, forti di una grande perizia tecnica, hanno saputo intraprendere percorsi artistici coraggiosi: Matteo Pugliese (1969), Enzo Fiore (1968) e Riccardo Gusmaroli (1963).
Non sono ancora apprezzati abbastanza dal grande pubblico eppure sono capaci di emozionare chiunque si trovi di fronte alle loro opere, attraverso un proprio codice espressivo specifico: sculture intrappolate nei muri, insetti e materiale organico senza vita fissati su tela, barchette di tela o aeroplani che si rincorrono su superfici colorate o carte geografiche. Danno rispettivamente forza alla materia, vita alla morte, colori e movimenti a oggetti ludici.

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Enzo Fiore

Stiamo ripensando l’arte che ci circonda, liberandola dalla patina cinquecentesca con Pugliese, il mondo vegetale senza vita abbandonato intorno a noi, indispensabile per delineare labbra, occhi o skyline di città metropolitane di Fiore, gli itinerari che la fantasia ridisegna con leggerezza svelandoci orizzonti nuovi nelle opere di Gusmaroli. Le loro opere sono fonte d’ispirazione non solo per giovanissimi artisti ma anche per designers affermati, animano le discussioni sull’esigenza di superare l’aspetto virtuale o performante dell’arte, ormai riproposto fino allo sfinimento.
Documentano una forma mentis di questa generazione, ormai matura, che ha trovato la propria dimensione nel marasma dell’arte contemporanea di oggi. Parla del talento tutto italiano di plasmare sapientemente l’ispirazione – alimentata dai capolavori del passato, dalla natura o dai ricordi personali – con meticolosità e genialità.

Le sculture di Matteo Pugliese sono, a prescindere dal materiale utilizzato, completamente soggiogate dalla forza dei sentimenti che, attraversando ogni singolo muscolo, emergono dalle superfici. Affiorano dal fondo trascinandoci nel loro movimento, un vortice emotivo che imprime questi corpi nella nostra mente perché ci rappresentano pienamente. Siamo noi intrappolati, infastiditi, sani nel corpo ma tesi nel presente perché protesi in un futuro incerto e sempre al di sotto delle nostre aspettative.

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Riccardo Gusmaroli

Enzo Fiore invece parla di noi e dei nostri miti, ci colpisce anche lui attraverso la bellezza dell’opera ma ci destabilizza immediatamente ad un passo da noi. Quegli insetti, la terra, la materia sporca e inerme ci sorprende, è macchia informe che diventa man mano come inchiostro su tela e ci rivela che nulla è perduto e che tutto dobbiamo recuperare. Ogni pezzo del nostro mondo può e deve avere un valore nuovo, ad ogni fine corrisponde un nuovo inizio, tanto nei ritratti quanto nei paesaggi rappresentati.

Riccardo Gusmaroli è l’artista che entra in punta di piedi nella nostra fantasia, lascia una lunga scia che in fondo ci riporta all’infanzia. Le sue opere sono voli pindarici, partono da un apparente semplice, minimale pensiero per giungere ad equilibri compositivi e cromatici non scontati.

La chiave di volta che rende questi artisti unici, specchio di una generazione e di quella che adesso inizia a far sentire la propria timida voce, è la ricerca di parole nuove che non vogliono creare sconforto, rabbia, domande, dubbi o ribellione. Stanno parlando dello sforzo di oggi di ognuno di uscire dalla propria gabbia mentale e per ritrovare la linfa vitale, ricostruire un nuovo mondo nel rispetto degli altri esseri viventi, con l’entusiasmo di chi non è ancora stanco di intraprendere nuovi viaggi senza una meta definita.

Felicia Guida per 9ArtCorsoComo9

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